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Atalanta, champagne senza il botto e le stelle Gomez e Icardi stanno a guardare fotogallery

La banda Gasp per un tempo mette paura all'Inter. Ma per l'Europa servono i gol del Papu e di Barrow

Una lezione di gran calcio. Però, se ti manca il colpo del ko, poi rischi anche di perdere: e allora tanto vale accontentarsi del punto, non è la vittoria che avresti voluto, ma è pur sempre un punto da non buttare.

Frena l’Atalanta, frena l’Inter. Finisce senza reti il derby dei nerazzurri e alla fine tutti dicono che è giusto così. Va bene, però se pensiamo alla bellezza del calcio, abbiamo tutti negli occhi il primo tempo scintillante della banda Gasp: uno spettacolo, Gomez e compagni mettono le tende nella metà campo interista e da lì non si schiodano, aggressivi, precisi e veloci nei passaggi, arrembanti da non lasciar respirare gli avversari. Precisi un po’ meno nelle conclusioni, unico neo della prima parte di un incontro in cui la squadra più forte è, si dimostra l’Atalanta e l’Inter è costretta a subire e non sa che pesce pigliare.

Manca il riscontro della rete, la classica ciliegina, perché Gomez non è quello dello scorso anno, quando ogni volta che toccava palla faceva gol e perché il pur bravo Barrow, che vede e sente la porta come pochi, alla prima da titolare trova sulla sua strada un certo Handanovic, uno dei migliori portieri del mondo.

Petagna (squalificato) e Ilicic (infortunato) sono costretti a seguire la partita in tribuna, disponibili nell’intervallo ai selfie con i tifosi, ma il loro posto non sarebbe quello, ovvio. Soprattutto se affronti una grande come l’Inter, che ha 11 punti in più e insegue la Champions League: “Undici punti? Non sono tantissimi se si va a vedere, il campionato italiano è molto equilibrato, succede che anche un Benevento tenga testa alla Juve. Insomma, i valori sono molto più vicini di quel che non dicano i numeri”, fa notare Gasperini.

D’accordo, comunque ripetiamo: l’Atalanta fa la parte che dovrebbe fare l’Inter, gioca da grande e solo perché non ha un goleador non passa e deve accontentarsi, nel secondo tempo, di evitare danni peggiori, lasciando fuori il giovane Barrow e mettendo Cornelius. Perché? Gasperini fa capire che Musa era spremuto, che la squadra “aveva abbassato il baricentro, aveva meno brillantezza. E comunque Cornelius non l’ho trovato al bar”.

Ecco, volendo guardare i numeri, il danese ha segnato tanto quanto Eder, che è entrato nel finale, cioè tre reti. Ma la differenza vera tra le due squadre si chiama Icardi, che di gol ne ha fatti 24 contro i 10 di Ilicic (assente) o gli 8 di Cristante, che però ogni tanto ha il diritto di tirare il fiato. Gomez ne ha segnati 5, lontano dai 16 totali dell’anno scorso, ma Gasperini lo difende: “Il Papu ha fatto un’ottima partita, quest’anno è così, fa più fatica a concretizzare. Ma la sua prestazione è stata fantastica come quella di tutta la squadra”.

Comprensibile, che Gasperini non critichi Gomez, che del resto sul piano della quantità c’è e risponde presente, certo è meno efficace su quello della qualità. Ma su di lui si deve contare in questo finale, se l’Atalanta vuole superare le prossime sfide, da Benevento al Torino in casa e più avanti arriverà il Milan. Solo con il Genoa, cioè fra tre partite, potrebbe rientrare Ilicic e quindi bisogna contare su chi c’è, magari sull’esplosione di Barrow, promosso anche dal Gasp: “Molto bene, ha tecnica, più sta vicino alla porta e più è pericoloso…”.

Berne il rientro di Caldara, della bravura di Masiello è ormai inutile sorprendersi, così come di quella dell’onnipresente Freuler. Non incantano gli esterni: Gosens ha sofferto e ballato mica male con Rafinha, Hateboer è velocissimo, ma i piedi sono imprevedibili, non sai mai dove tirano…

Comunque, fino all’ultimo giochiamoci questa Europa. Le sorprese non finiscono mai…

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