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Lisa e la tesi di laurea sul Grand Hotel di Sanpellegrino: “Ecco cosa vedo nel suo futuro”

Uno studio con la quale la 25enne di Bonate Sopra si è recentemente laureata in Economia del Turismo all'Università degli Studi di Milano-Bicocca

Una tesi sulla riqualificazione del Grand Hotel, simbolo di San Pellegrino Terme. È quella che venerdì 13 aprile ha presentato in Villa Speranza la dott.ssa Lisa Egman, 25 anni, di Bonate Sopra, con la quale si è recentemente laureata in Economia del Turismo all’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Alla luce dei suoi studi, le abbiamo chiesto quale potrebbe essere un futuro per lo storico edificio liberty della cittadina termale.

Perché ha scelto il Grand Hotel come argomento della sua tesi?

L’idea è nata un po’ per caso. Mi ha sempre affascinato la presenza di un edificio così maestoso abbandonato, non utilizzato. Inoltre, sono sempre stata interessata ai casi di rivalutazione turistica e in Università ho avuto un professore molto preparato nel campo. Dovendo quindi individuare un relatore ed un caso reale, la scelta è stata quasi automatica. Dallo studio della storia della destinazione e dell’edificio sono passata ad un’analisi dal punto di vista economico. A conclusione della tesi ho proposto un progetto di rivalutazione basato sullo studio di domanda e offerta, in questo momento purtroppo utopico, ma che ha alla base diversi progetti concreti.

Quali possono essere secondo la sua tesi le possibili destinazioni d’uso?

Ovviamente utilizzare la struttura solo ai fini dell’accoglienza turistica credo sia un po’ esagerato: ci sono segnali di ripresa del turismo, ma non tali da riaprire una struttura così grande finalizzata solo all’accoglienza. Ci possono però essere diverse alternative per l’utilizzo degli spazi, a partire da ristoranti piuttosto che luoghi di aggregazione, non solo per i turisti, ma anche per gli abitanti di San Pellegrino. Anche sotto l’aspetto artistico, restando fedeli ai parametri posti dalla Sovrintendenza, potrebbe essere motivo di recupero importante: solo l’edificio in sé ha un valore immenso, perché rimane uno dei simboli dell’arte liberty.

E come potrebbe avvenire una rivalutazione dell’edificio?

Potrebbe ospitare una biblioteca, piuttosto che una galleria d’arte, così come spazi per eventi, come un centro congressi. Le funzioni delle parti interne non andrebbero totalmente ripensate rispetto a quelle originarie: una parte potrebbe essere ancora utilizzata ai fini di accoglienza, anche solo rispetto alla vicinanza con le terme. Il Grand Hotel ha però una struttura degli inizi del Novecento: una parte andrebbe rivista sotto parametri più moderni, mentre un’altra parte potrebbe essere mantenuta nella sua struttura originaria, con funzione anche storica: credo comunque che l’offerta debba essere differenziata, in modo da incontrare diversi tipi di domanda turistica.

Qual è il target turistico che ha analizzato nel suo studio?

La maggior parte dei turisti che vengono in Val Brembana sono i cosiddetti ‘turisti di prossimità’, che vivono nelle zone limitrofe, quindi per la maggior parte si spostano nell’arco di una giornata. Prima il Grand Hotel era legato ad un turismo termale, molto diverso rispetto a quello odierno: il turismo termale era molto più in voga rispetto al turismo balneare sulle coste, oggi predominante. I cicli di terme curative sono ancora efficaci, ma non sono più così sentiti come all’epoca: in ogni caso, per questo tipo di cure, una struttura recettiva è necessaria. Nel caso diventasse una struttura di questo tipo, sicuramente il target degli ospiti sarebbe elevato, ‘di lusso’, così come le terme stesse. Già nel suo periodo d’oro aveva degli alti standard di qualità per l’epoca, che dovrebbero essere riproposti: al giorno d’ggi, ci sono molti standard di qualità piuttosto che ambientali a cui rispondere.

Da dove parte il suo studio?

Da un’analisi della storia del turismo in Valle Brembana e di com’è ora. Rispetto alla struttura del Grand Hotel e alla sua storia, propongo una prospettiva per il presente e per il futuro. Le idee progettuali ci sono, ma tutto dipende dai finanziamenti: per il momento si sta ristrutturando il piano terra dell’edificio.

tesi Grand Hotel

“Lavori scritti da giovani, seguiti da docenti preparati in materia, possono offrire nuovi punti di vista per soluzioni che non vengono considerate – commenta il sindaco Vittorio Milesi -. Il fatto che San Pellegrino Terme sia oggetto di diverse tesi di laurea, in ogni caso, ci inorgoglisce e ci aiuta a vedere come le opere che si stanno portando avanti siano considerate favorevolmente”.

In merito ai lavori in corso: “Il problema principale rimane trovare le ulteriori risorse necessarie per il completamento del recupero – osserva il sindaco -. Questo secondo lotto, finanziato dal Governo, è importante ma non esaurisce la problematica del pieno recupero del Grand Hotel. Ci sono tre milioni che la Regione mette a disposizione per un lotto successivo, ma mancano comunque risorse importanti. L’idea resta quella di trovare soggetti privati che potrebbero acquistare la struttura e finanziarne la ristrutturazione, per poi avere la gestione per un periodo definito”.

La ricerca dei finanziamenti continua, anche grazie alla Regione che ha inserito il Grand Hotel all’interno del portale “attrACT”, creato per promuovere le opportunità di investimento lombarde, ed anche grazie ad un progetto simile dell’Agenzia del Demanio. Inoltre, un’attenzione in più verso la struttura potrebbe arrivare dal rinnovamento dello stabilimento della Sanpellegrino: “Un progetto di questa portata può portare benefici, in termini di visibilità, anche per le altre opere presenti nella nostra cittadina – conclude Milesi -. Ci stiamo comunque impegnando nella ricerca di un percorso fattibile che ci aiuti a completare il restauro: finito l’intervento in corso, potremmo riaprire il piano terra, con le cucine. L’obiettivo resta quello di sistemare la struttura nella sua totalità, per renderla completamente utilizzabile: darlo in gestione allo stato attuale, infatti, porterebbe a delle difficoltà per il completamento dei lavori”.

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