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Giada e il suo gesto estremo: ma i docenti universitari sono lontani dagli studenti

Abbiamo voluto raccogliere la dichiarazione di Patrizia Graziani, dirigente dell'Ufficio Scolastico Provinciale, in seguito alla vicenda di Giada, studentessa che si è tolta la vita il giorno della sua laurea

“I tempi sono cambiati e i ragazzi manifestano molte delle loro fragilità in un percorso che dovrebbe essere felice. I professori delle superiori sono forse più abituati alle fragilità degli studenti: i docenti dell’università, invece, forse non se ne accorgono e non riescono ad intercettare il malessere che nasce e che vive dentro l’animo di un giovane che non ha il coraggio di raccontare ai genitori del suo percorso per timore o vergogna verso sé stessi.”

Patrizia Graziani, dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale, è molto colpita dalla storia che ha scosso l’opinione pubblica e ci tiene a lanciare un messaggio riguardo la storia di Giada, giovane studentessa che ha deciso di togliersi la vita il giorno della sua (presunta) laurea. Tra articoli di cordoglio da parte dei coetanei, riflessioni di professori e dichiarazioni di psicologi, si continua a parlare di lei. Della sua vergogna, della paura di affrontare la realtà, del triste epilogo di una giovane vita e, ancora, delle responsabilità dei genitori verso i figli e del ruolo dell’istituzione universitaria. Sono molteplici gli spunti di riflessione e le domande da porsi davanti ad episodi del genere, quando una ragazza decide di lanciarsi dal tetto della propria Università a Napoli perché il suo nome non compariva nella lista dei laureandi.

patrizia graziani

“Non ho i dati relativi all’Università di Bergamo, ma sono situazioni di malessere abbastanza diffuse anche qui da noi – continua la dottoressa Graziani – Ormai, lo dicono anche studi scientifici ed universitari, l’adolescenza si è protratta molto oltre i 19 anni: adesso si è adolescenti fino ai 24! E con l’adolescenza continuano ad esistere fragilità che non ci si può aspettare che spariscano solo per età anagrafica. Bisogna guidare e accompagnare i nostri studenti fino a quando ne hanno bisogno, senza trascurare il loro malessere, senza dimenticarsi che davanti a noi c’è una persona, non un numero. E, purtroppo, molto spesso nell’ambiente universitario c’è poca attenzione alla persona e più verso il numero di matricola.” 

“In conclusione c’è anche da analizzare il rapporto tra genitori e figli che, molto spesso, non dà molta attenzione alle esigenze del figlio. Ma perché avere timore di raccontare la proprie paure ai genitori? Non capisco. Il confronto con i genitori, anche il rimprovero per un brutto voto o una bocciatura, deve essere un momento di crescita, formativo che metta di fronte alle proprie responsabilità. Io lo dico sempre ai miei ragazzi: scegliete sempre e comunque prima la vita e ricordatevi che la famiglia, nonostante le difficoltà, rappresenta sempre un porto sicuro e bisogna ripartire da lì. Perdonando, prima di tutto, sé stessi.”

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