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Annuncia la laurea, ma non è vero, e si toglie la vita: “C’è una Giada in ognuno di noi”

È un fatto che ha scosso chiunque abbia letto la notizia, ma, in particolare noi studenti universitari, perché, diciamolo, c'è una Giada in ognuno di noi

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Giada. Si chiamava così la ragazza che nel giorno della sua laurea ha deciso di togliersi la vita lanciandosi dal tetto dell’Università di Napoli. Ma in realtà, quello non era il giorno dedicato alla sua discussione di laurea. Non aveva finito gli esami e il suo nome non compariva tra gli studenti che avrebbero discusso la tesi e in seguito coronati d’alloro. Non aveva raggiunto l’obiettivo che si era prefissata: sostenere tutti gli esami in tempo per la sessione primaverile. Ma non era riuscita a dirlo alla famiglia, agli amici, alla mamma e al papà che, come tutti i genitori, avevano investito molto nel percorso di studi in Scienze Naturali della figlia.

È un fatto che ha scosso chiunque abbia letto la notizia, ma, in particolare noi studenti universitari, perché, diciamolo, c’è una Giada in ognuno di noi.

L’ansia di non superare gli esami, di rimanere indietro, di far pagare una retta in più ai propri genitori perché non riusciamo ad essere promossi a quel (maledetto) esame, la competizione che c’è tra compagni di corso perché “devo essere io il più bravo”, l’ostinata volontà di raggiungere la perfezione perché “questo mondo è già una giungla, come faccio a diventare qualcuno se non riesco nemmeno a prendere 30 in un esame?”. Sono tutti pensieri che sicuramente appartenevano a Giada e che, in parte, appartengono a tutti noi. Quella sensazione costante di essere mediocri, di star deludendo qualcuno, di star facendo tutta questa fatica per il niente perché tanto sai che in questo paese non troverai mai lavoro e i bravi  non vengono premiati. La segreteria, i ritardi, i professori che non dimostrano un briciolo di umanità nonostante tu ti sia presentato a quell’appello già 5 volte e sei demotivato e stanco da morire….

Giada aveva dentro tutto questo, ma era riuscita a nasconderlo anche alle persone a lei più care e vicine. La ricordano tutti come una ragazza solare, sorridente e sempre allegra, ma, dentro di lei, regnava l’inferno. Un pensiero, quello di avere mentito, che è diventato orrore, un orrore troppo grande, impossibile da affrontare, e che alla fine l’ha travolta.

Sono profondamente colpita dalla storia di Giada e da quando è stata pubblicata la tragica notizia mi continuo a chiedere come abbia fatto a reggere tutto: chiamare i familiari dal Molise per invitarli al giorno della sua laurea, vedere tutti i suoi cari con rose e sorrisi radiosi, svegliarsi, prepararsi, vestirsi con l’intento di andare verso uno dei giorni più belli ed importanti della sua vita, sapendo, dentro di sé, che quel giorno era solo nelle sue fantasie.

Mentre scrivo queste righe mi dico che dovrei dire qualcosa per concludere non in modo banale un articolo che, probabilmente, non è nemmeno mio compito scrivere. E penso ai genitori di Giada che adesso saranno esposti in quelle mediocri trasmissioni televisive,  attaccati per essere stati genitori troppo insistenti con lei e averle fatto troppa pressione per raggiungere il prima possibile il suo traguardo.  Potrebbe essere vero?  Non sta a me né a nessuno giudicare. E penso solo al fatto che da ieri, da quando Giada ha deciso di togliersi la vita, anche loro hanno smesso di vivere.

C’è una Giada in ognuno di noi e per nessuno è facile superare indenni questi anni, anche se dovrebbero essere i più belli della nostra vita. Se una persona tiene veramente e crede fortemente nel percorso che sta intraprendendo non può semplicemente “fregarsene” di un brutto voto, di una sconfitta o di ritardare la laurea. Ma quando si arriva al punto in cui la nostra incapacità di prendere la vita con leggerezza (di fregarsene, appunto) diventa un’ ossessione, purtroppo mortale? Mi chiedo quando  Giada ha raggiunto quel punto, forse senza veramente rendersene conto. Avrei voluto, come tutti, essere con lei.

Credo e spero che, dopo aver letto la storia di Giada, tutti, e non solo gli studenti, si siano concessi cinque minuti di pausa per riflettere sulle proprie priorità. Perché forse è proprio questo il problema, quello di volere raggiungere a tutti i costi un risultato, che forse non vale tutta questa fatica. Tutta la nostra vita.

Ma ora tocca anche a voi, cari genitori e professori. Insegnateci ad apprezzarci per quello che siamo, per quello che riusciamo a dare, per quello che siamo in grado di dare. Insegnateci che va bene essere diversi, volere cose differenti, avere sogni che non comprendono una laurea, che noi siamo molto di più di un “Signorina, venga al prossimo appello.” Insegnateci che una vita vale molto di più di un diploma, di una laurea, o dei vostri sogni non realizzati.

Ma soprattutto, non siate come Ponzio Pilato.

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Commenti

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  1. Scritto da Gloria

    Ciao a tutti, io mi sono laureata ieri ma proprio come Giada in certi momenti del mio percorso dove diversi esami non riuscivo a passarlo, dove lo stress era alle stelle e la paura di non farcela a laurearmi nella sessione di primavera ed essere l’ennesima delusione per i miei genitori mi ha portato quasi alla depressione.
    Come dice l’articolo in ognuno di noi c’è una Giada ed è proprio vero.
    A tutti gli studenti: ognuno fa quel che può e ognuno di noi da il massimo per raggiungere i suoi obiettivi, non preoccupatevi del tempo che ci avete impiegato tanto alla fine nessuno si ricorderà chi siete e cosa avete fatto. La vita è una e non bisogna buttarla via solo per qualche voto basso o qualche difficoltà incontrata perché non sarà quel 18 a rendervi una persona migliore o peggiore.