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Gori resta sindaco, Lega e FdI: “È come Renzi, Bergamo non è premio di consolazione”

I commenti degli antagonisti dopo la decisione di optare per la carica di sindaco e lasciare il Consiglio regionale. Violi (M5S): “I bergamaschi meritano di più”. Parole di sostegno da Scandella (Pd): “Il gruppo perde un uomo valido”

Com’era prevedibile, seguono le prime reazioni all’annuncio di Giorgio Gori di restare alla guida di Palazzo Frizzoni e lasciare il Consiglio regionale: “Ho preso la mia decisione – ha comunicato durante una riunione della minoranza di centrosinistra  -. Continuerò a fare il sindaco di Bergamo. Scelgo di stare dove penso di poter essere più utile”.

A stretto giro sono arrivati le prime frecciate di Lega e Fratelli d’Italia: “Non c’erano dubbi a riguardo, era chiaro che non avrebbe mai fatto l’opposizione – sostiene Roberto Calderoli, vice presidente leghista del Senato -. Lo sapevamo tutti, ma per rispetto di Bergamo e dei bergamaschi avrebbe dovuto annunciare questa scelta, che appariva scontata, subito dopo il voto del 4 marzo”. Poi, un’altra stoccata: “Dopo questo ‘tira e molla’ confidiamo abbia il buon senso di non ricandidarsi, altrimenti bisserà la batosta elettorale buscata un mese fa nella corsa per la Regione”.

“Per la serie se perdo non gioco più, ecco la versione lombarda di Renzi che dopo la disfatta elettorale annuncia che non resterà a fare opposizione in consiglio regionale, preferendo la più rappresentativa ‘poltrona’ di sindaco di Bergamo – le parole del deputato della Lega Nord e segretario della Lega Lombarda Paolo Grimoldi -. Poltrona che nel caso fantascientifico di vittoria in Regione avrebbe mollato in un secondo, ma che adesso gli fa comodo”.

Dal fronte del Carroccio attacca anche il capogruppo al Pirellone, Roberto Anelli:“Speriamo che con le sue dimissioni dal Consiglio Regionale i cittadini di Bergamo possano tornare a contare sulla presenza del sindaco nella loro città, visto che per mesi è stato impegnato a tempo pieno nella sua campagna elettorale. In ogni caso la scelta sembra dettata non tanto dall’amore per la città di Bergamo, quanto dalla sonora sconfitta subita alle elezioni regionali”.

Non risparmia critiche nemmeno Andrea Tremaglia, consigliere comunale di Fratelli d’Italia: “Dopo essere stato respinto con perdite sia dagli elettori lombardi che dal suo stesso partito regionale, il sindaco ha deciso di ‘tornare’ a Bergamo. Meglio tardi che mai. Lo aspettiamo volentieri alle elezioni dell’anno prossimo. Starà a lui spiegare, se gli riesce, che Bergamo non è per lui un ‘premio di consolazione'”.

“Prima ha tradito i bergamaschi candidandosi in regione, e ora che è consigliere regionale i lombardi che lo hanno votato – aggiunge il consigliere regionale del M5S Lombardia, Dario Violi -. La rappresentanza politica è una cosa seria, il Movimento ha una regola precisa per questo, chi già sta svolgendo un mandato non può candidarsi per fare altro. L’opportunista Gori ha fatto carta straccia del mandato ricevuto dagli elettori, ha sedotto e abbandonato Bergamo e, dopo aver perso le elezioni e essere stato messo in minoranza dal PD, se ne torna come se nulla fosse alla poltrona di sindaco. Bergamo e i lombardi meritano di più”.

Parole di sostegno arrivano invece dal consigliere regionale del Pd, Jacopo Scandella: “A Giorgio voglio prima di tutto dire grazie per il modo in cui ha condotto la campagna elettorale, con una dedizione e una competenza impressionanti. Mi spiace che il gruppo del PD perda un uomo così valido, ma da bergamasco sono contento che possa continuare il buon lavoro che ha portato a Bergamo con la sua squadra. Gori rimane un esempio di buona amministrazione, un riferimento per il Pd lombardo e per tutta la rete dei Sindaci di centrosinistra”.