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Giovani bergamaschi e la fede: dopo la Cresima, “ciao ciao” Chiesa

La mini-inchiesta realizzata dalla nostra Greta in collaborazione con la parrocchia del suo paese, Pagazzano, alla scoperta della sfera religiosa dei propri coetanei

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“Cosa pensi della Chiesa e del Papa? E, soprattutto, cosa ti aspetti dalla tua parrocchia?”

Forse alcuni lettori diranno che sono domande difficili per rispondervi nel tempo concesso tra una riga e l’altra di un articolo e, soprattutto, per farlo con spudorata sincerità; probabilmente altri, invece, le avranno semplicemente lette senza esitazioni, passando direttamente a quest’altra frase. Se però a tutti quanti dicessi che abbiamo provato a rivolgere gli stessi quesiti ai ventenni? E se aggiungessi che, insieme alle mie amiche, sono entrate in un bar, una domenica sera in orario aperitivo, con l’obiettivo di intervistare i giovani tra i 20 e i 30 anni? E che poi abbiamo proposto gli stessi interrogativi ai nostri coetanei colleghi di lavoro e amici? Cosa direste?

Sicuramente ognuno di voi si sarà fatto una breve e simultanea idea di quali possano essere i risultati della nostra “indagine”, un proprio immaginario basato su concetti precostituiti, la propria esperienza e ciò di cui gli è giunta voce. Sono certamente pensieri plausibili, ma voglio darvi un consiglio: se non rientrate nell’età degli intervistati, abbandonateli e cercate di mettervi nei panni di coloro che abbiamo incontrato; se siete nella fascia, leggendo le risposte, provate a dare le vostre con molta schiettezza.

L’inchiesta è nata da un progetto della Diocesi di Bergamo che, in quest’anno pastorale, propone di avvicinarsi ai giovani, interrogandoli sulla religiosità. Abbiamo deciso di andare anche noi sul campo come parrocchia di Pagazzano, per tentare di conoscere più a fondo la nostra realtà, con poche domande stimolanti che potessero accendere un confronto.

Scelti casualmente gli intervistati, per rompere il ghiaccio abbiamo chiesto quale parere avessero del Papa e della Chiesa, intesa come grande istituzione. Un po’ sbalorditi dal quesito, alcuni hanno scelto di non continuare e si sono allontanati senza spiegazioni, altri hanno proseguito. L’idea preminente sul Santo Padre è abbastanza neutrale, ovvero non vi è un particolare giudizio in proposito, se non che sia una figura autorevole per la cristianità. Alcuni si sono espressi in modo positivo rispetto a papa Francesco eletto, secondo molti, con l’obiettivo di cambiare il volto della Chiesa; una nota di amaro: “rivoluzionario rispetto al passato, ma poiché siamo in Italia, patria della religione, grandi progressi non verranno fatti!” C’è chi, invece, dichiara di non potersi esprimere in merito perché, pur conservando la fede, è ormai disilluso dagli organi ecclesiastici, “i primi ladri che possano esistere”, “farabutti intenti a spacciare false verità.” Tutti, però, concordano sul fatto che la Chiesa dovrebbe cambiare per tornare ad essere simbolo di carità, distaccandosi maggiormente dall’interesse per il denaro, evidente, ad esempio, nella richiesta delle offerte per le celebrazioni speciali.

Sondato il terreno, abbiamo scavato più in profondità: “Cosa ti aspetti dalla chiesa del tuo paese?” Accanto ai non praticanti senza aspettative e a chi ripete che non può accettare “una religione che impone la sofferenza in questa vita per essere felice nella prossima”, alcuni dimostrano un maggiore interesse per la propria realtà cittadina dissotterrando dai ricordi la propria esperienza da bambini. Infatti, nonostante una piccola minoranza che ha proseguito le attività in oratorio e il catechismo fino ai 15-16 anni, quasi tutti gli intervistati hanno interrotto la propria educazione cristiana alle medie con la cresima. Riesumano, perciò, l’incanto di un passato perfetto in cui la domenica pomeriggio, dopo dottrina, il campetto si riempiva di ragazzini e l’affetto per un prete passato “il cui modo di seguire i ragazzi faceva la differenza.” La concezione prevalente è, quindi, che anche la piccola chiesa di paese debba cambiare, soprattutto nel modo in cui attira e cresce i più piccoli. “Ma come?” “Bella domanda…” ci è stato risposto, insieme alla confessione di aver sperimentato, anche all’interno di un’associazione non religiosa, l’effettiva difficoltà di organizzare iniziative che siano accolte positivamente da bambini e genitori.

C’è stato anche chi, però, non si è lasciato neppure scalfire dalle nostre domande e nemmeno ha ricordato un’infanzia cristiana poiché dichiara di essere ateo e che perfino il proprio battesimo “è stato comprato per fare un piacere alla nonna super cristiana”. Pur arrivando a ipotizzare di sbattezzarsi per “non avere addosso una cosa in cui non crede” e per un discorso di coerenza nei confronti di chi veramente ha fede, dichiara di non aver avuto esperienze negative in ambito religioso, non avendolo frequentato. Il suo discorso si basa su evidenze storiche e riflessioni in merito alla Bibbia, maturate nel corso degli anni con tentativi di avvicinamento al cristianesimo. Parla della Chiesa come “una congrega intenta a spacciare false verità per avere un sacco di soldi” che, se è cambiata nel corso dei secoli, è stato solo per sopravvivere e per continuare a dominare le coscienze all’interno della società civile e non per una profonda maturazione interna.

Questo è ciò che abbiamo raccolto: cari lettori, siete stupiti da tanta schiettezza? Spero proprio di sì, perché questa è la chiave per l’innovazione e la maturazione che viene richiesta, la verità di cui, probabilmente, si parla già da anni.

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