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Bossetti scrive ai giudici: “Sono disperato, senza i miei figli la mia vita non ha senso”

Il presunto omicida di Yara Gambirasio: "Sono una persona ferita, umiliata di fronte alla sua famiglia"

Massimo Bossetti scrive ai giudici in vista del processo di Cassazione fissato per il prossimo 12 ottobre. La lettera del presunto omicida di Yara Gambirasio, condannato in primo e secondo grado, è arrivata alla trasmissione “Iceberg Lombardia” di Telelombardia. La versione integrale della lettera di tre lunghe pagine in cui Massimo Bossetti si rivolge direttamente ai giudici della Cassazione verrà trasmessa giovedì 5 aprile nel corso della puntata di Iceberg a partire dalle 20.30 (Telelombardia, canale 10 digitale terrestre).

“Signori giudici,
chi vi scrive è Massimo Bossetti. Una persona oggi ferita, umiliata di fronte alla sua famiglia, ai suoi figli, di fronte al mondo intero, calpestandola e spogliandola da ogni suo diritto, da ogni suo rispetto.

Come uomo vengo a voi per condividere questa mia condizione di “uomo” a cui è stato tolto tanto, se ormai non tutto. Tolta ogni dignità, dignità di figlio con una mamma che ormai non ha più lacrime, una famiglia che ne ha viste e vissute tante, stravolta, rovinata.

Ogni volta che ho un colloquio con i miei cuccioli, figli porto per giorni il fardello della disperazione, con mia moglie che dal cuore mi dà coraggio ma dai suoi occhi traspare la tanta, immensa sofferenza.

Posso dire che tengo aperto il mio cuore alla speranza per i miei cari e per la mia innocenza ed è anche questo che ad ogni notte, ad ogni mattina osservando questo mondo da una finestra sempre più agli occhi miei sbarrata, cerco sempre la speranza di un momento migliore, di un giorno migliore ma le mie sofferenze, le umiliazioni, i bocconi amari che ha volte ho dovuto e continuo a trangugiare, non riescono a scivolare dal mio corpo, sono ormai troppo impressi nel mio corpo.

Quello che a tutti voi chiedo: com’è possibile per un uomo difendersi se non gli viene mai data nessuna possibilità nel potersi difendere anche solo un’onesta, sacrosanta, benedetta perizia su un dna più volte da me implorata, supplicata fino quasi a doverla chiedere in ginocchio? Io voglio tornare a sperare in questa nostra giustizia italiana, dove pone al centro il giudizio all’uomo e non i propri o grandi interessi.

Cari signori giudici questo è lo sfogo, l’urlo disperato di un “uomo” che mai ha smesso nel lottare e con forza vi grida, con coraggio nel far luce illuminando quanto ancora è avvolto nell’oscurità in una sola parola: verità. Per favore date la gioia della speranza ad un “uomo” perché ad oggi la mia vita non è più vita!”

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