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Perché i giovani devono leggere Dostoevskij

Probabilmente vi chiederete perché mai dovreste dedicare parte del vostro prezioso tempo libero leggendo un autore così lontano da voi e così impegnativo

Continua la nostra collaborazione con i giornalini scolastici, per dare spazio ai giovani e futuri giornalisti che iniziano ad affacciarsi al mondo del giornalismo tra le mura della scuola. Oggi presentiamo un articolo pubblicato su “Cassandra”, il giornalino del Liceo Classico Paolo Sarpi.

«Dostoevskij è morto» «Protesto! Dostoevskij è immortale!»”

M. A. Bulgakov, Il Maestro e Margherita

Considerato uno dei più grandi autori della letteratura dell’Ottocento, F. M. Dostoevskij (1821-1881) gode ormai di una grande fama. Tuttavia la personalità del grande scrittore russo e la ragione della sua immortalità sono purtroppo poco note. Probabilmente vi chiederete perché mai dovreste dedicare parte del vostro prezioso tempo libero leggendo un autore così lontano da voi e così impegnativo, anziché dedicarvi alle vostre solite rilassanti distrazioni.

Cosa ha di speciale, dopotutto, Dostoevskij?

Innanzitutto può vantare – se così si può dire – un’esperienza di vita davvero particolare: essere sopravvissuto a una condanna a morte. Nel 1849 venne infatti processato con altri compagni per la partecipazione a un circolo sovversivo socialista, ma il momento prima di morire, dopo aver assistito a tutta la messa in scena della sentenza, fu graziato dallo zar e mandato in Siberia ai lavori forzati. A proposito di questo dramma scriverà nell’Idiota parole di scottante attualità: “L’assassinio legale è incomparabilmente più orrendo dell’assassinio brigantesco. [Nel primo] c’è una condanna, e appunto nella certezza che non vi sfuggirai sta tutto l’orrore del tuo tormento. No, non è lecito agire così con un uomo!”. Tuttavia in Siberia accadde un altro fatto che influenzò fortemente lo scrittore; Dostoevskij infatti incontrò le mogli dei decabristi, le quali gli regalarono il Vangelo, libro che segnò per lui una vera e propria conversione.

Ciononostante Dostoevskij fu sempre tormentato da una grande angoscia interiore, tanto da affermare in una sua lettera: “Io sono figlio del mio secolo, figlio della miscredenza e del dubbio, e non solo fino ad oggi, ma tale resterò (lo so con certezza) fino alla tomba”. Proprio da questo lacerante dissidio deriva il suo atteggiamento aperto e problematico nei confronti delle grandi questioni della morale, di Dio e del libero arbitrio. In un certo senso Dostoevskij anticipò e risolse la filosofia nietzschiana all’interno di numerosi suoi romanzi: Raskol’nikov di Delitto e castigo, Kirillov dei Demoni e Ivan dei fratelli Karamazov sono esempi di superuomo, che all’insegna dell’assioma “Se Dio non esiste, allora tutto è possibile” preannunciano il senso di crisi e di mancanza di valori tipica dell’uomo moderno.

Dostoevskij tuttavia non giudica dall’alto e non impone una sua verità in modo incontrovertibile, ma analizza umanamente gli aspetti anche più oscuri della psiche umana e partecipa con compassione ai tormenti dei suoi personaggi. Egli desidera infatti lanciare un messaggio universale perché non vengano mai meno i grandi ideali, poiché “se non esistesse più la vita spirituale, e cioè l’ideale della Bellezza, l’uomo cadrebbe in preda all’angoscia, morirebbe, impazzirebbe”.

Tuttavia l’aspetto più importante, ma forse meno noto, è che Dostoevskij desiderava intensamente che questo suo messaggio fosse accolto e compreso dai giovani, così pieni di “semplicità, purezza di mente e di cuore e sincera serietà”. Ed effettivamente numerosi furono i ragazzi e le ragazze che, senza nemmeno conoscerlo, gli scrissero lettere, andarono a casa sua e lo invitarono a scuola semplicemente per chiedergli consigli sulle loro scelte e sul loro futuro. Dostoevskij, sinceramente commosso da tanto affetto, così scriveva negli ultimi anni della sua vita: “Ma ho voluto veramente io convincere qualcuno? È stato uno scherzo. Ma l’uomo è debole: forse, speriamolo, leggerà le mie parole qualcuno fra gli adolescenti…”.

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