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La riflessione

Cari giovani, lapidate il silenzio!

Padre Flor Maria Rigoni, 74 anni, è un missionario bergamasco che svolge la sua attività pastorale in Messico. In occasione della Pasqua ci ha mandato questa riflessione rivolta ai giovani.

Il messaggio di Papa Francesco nella domenica della Palme mi è arrivato come tomba scoperchiata in questa frontiera, che divide il Messico dal Guatemala e forse il mondo in due parti.

Come mai prima d’oggi ho sentito questo papa uno dei nostri… da quando nel ’68 anch’io ho sognato, da quando l’America latina sfida l’arroganza della teologia europea e ci parla di liberazione, di poveri e rompe il silenzio sulle tante dittature del Sud di questo continente americano.

Ma la mia esultanza nasce come sfida al silenzio in cui sono entrati i giovani. I chats non fanno rumore, non escono sulla strada, rimangono invisibili, dietro un nome fittizio, che forse solo una delle fidanzate conosce. Lo ho sentiti urlare negli stadi, pronunciare bestemmie gratuite, armarsi di pali e bastioni in alcune manifestazioni per la scuola.
No, giovani, non è questo il messaggio che san Giovanni diceva ai giovani del suo tempo: “giovani, scrivo a voi perché siete forti e avete vinto il maligno”.
Come accenna papa Francesco, no lasciate che gridino le pietre dei cimiteri. Il percorso della domenica delle Palme passavo sopra il cimitero che era al fondovalle tra Betfage e Gerusalemme.

Guardiamoci intorno. Siamo circondati da grida e minacce che finiranno nei grandi cimiteri della storia di guerre e scontri frontali. Stiamo perdendo la gioia di vivere, ci accomodiamo ai nuovi ciarlatani tecnologici che ci accarezzano e ci mordono silenziosi, dopo averci sottratto ogni intimità. Guardate il caso di Facebook.

Dobbiamo tornare alla strada, imponendo il nostro segno di contraddizione. Martin Luther King ha cominciato con i giovani il suo sogno. Gli studenti americani sono sfilati per tutte le città chiedendo uno stop alle armi e sfidando la più grande lobby degli Stati Uniti, la Rifle Association, capace in passato di mettere in ridicolo gli stessi presidenti.
Gridiamo contro il governo, dimenticandoci che noi siamo i costruttori di una civiltà distinta, di una democrazia che si tolga finalmente la maschera, di una economia dove la persona sia il centro di ogni investimento o decisione. Abbiamo paura di essere diversi, di correre quando tutti stanno seduti, di parlare per non perdere il posto di lavoro o l’amicizia del gruppo, che spesso è un branco dove impera la legge del bullo più forte.

Cristo entra a Gerusalemme all’ombra del Calvario, ma per un giorno cavalca il puledro di un’asina. La grandezza non viene dagli Oscar, dalle medaglie e nemmeno dalla televisione o da quanti individui ho nella mia lista di twitter. Passano cinque giorni, prima che gli apostoli e quella gran folla trasformi gli osanna in crucifiggilo, cominciando con i suoi apostoli che fuggirono in ritirata scompigliata.

Possiamo lapidare il silenzio da soli, con una sola parola, con un gesto, con una carezza per esempio quando tutti colpiscono, con un imporre una soglia proibita, perché oltre sarebbe violare una dignità, rompere un impegno, uccidere un valore.

Zigmunt Bauman, che ci ha lasciato alcuni mesi fa, ci parlava di una società liquida, dove non abbiamo identità, siamo senza personalità. Ci adattiamo alla forma del recipiente, entrandoci senza resistenza, sudditi della moda o dell’ultima pazzia nella compra di un calciatore.
Sono anziano, voi giustamente mi chiamereste vecchio e mi ci sta bene. Forse c’è un’unica cosa che ci divide: io so ancora inventare i motivi del mio canto.
Padre Flor Maria Rigoni, c.s.

Padre Flor è bergamasco, ha 74 anni, è stato ordinato sacerdote e missionario nel 1969 per la Congregazione dei Padri Missionari di Scalabrini. Il carisma scalabriniano è quello di aiutare, accompagnare e difendere tutte le persone che per qualsiasi motivo sono costrette ad abbandonare la propria patria: migranti, deportati e rifugiati.

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