Più forte anche della retorica: ecco perché Mondonico ha lasciato il segno - BergamoNews
L'addio

Più forte anche della retorica: ecco perché Mondonico ha lasciato il segno

Per il Baffo di Rivolta d'Adda sono arrivati ricordi e omaggi da ogni angolo d'Italia, per una commozione genuina che ci ha fatto capire quanto davvero era amato da tutti, al di là dei colori

Emiliano Mondonico ha lasciato il segno. E lo ha lasciato per davvero.

Nei fiumi di retorica che solitamente scorrono dopo la morte di un personaggio pubblico, questa volta a stupire in maniera incredibile è la grande commozione, reale, che la scomparsa dell’ex tecnico di Atalanta e AlbinoLeffe ha scatenato.

Una commozione vera e genuina che lo rappresenta in pieno.

Perché il Baffo di Rivolta era davvero così: mai banale, mai scontato, mai ripetitivo. Mai retorico, come non sono stati retorici i messaggi che da ogni angolo d’Italia sono arrivati per salutarlo.

Nel giorno della sua scomparsa, nelle ore più difficili e tristi, ci regala quasi conforto vedere con quanto amore migliaia, milioni di italiani (sportivi e non) hanno voluto salutare Emiliano Mondonico.

Oggi che si spulcia nel cassetto dei ricordi in cerca di qualche suo gesto e che ci si ferma a leggere i tanti omaggi a lui riservati, si capisce ancora di più quanto era bello il personaggio che rappresentava il Baffo di Rivolta. Quanto era importante, davvero, Mondonico per il calcio e per lo sport italiano. Quanto era amato.

Striscione Mondonico

In molti sapevano che questo giorno triste sarebbe dovuto arrivare troppo presto. La malattia si era ripresentata ancora più cattiva, ancora più aggressiva. E questa volta, lo si era capito, non avrebbe lasciato scampo nemmeno a un combattente nato qual è stato il Mondo.

Stavolta il buon Emiliano non è riuscito a cacciare indietro la malattia bastarda: ha vinto lei. Ma il tumore ha preso il sopravvento sulla sua esistenza, non sull’eredità che l’ex tecnico di Atalanta e AlbinoLeffe ci lascia.

I messaggi d’addio per il Mondo sono arrivati da chiunque, da amici, da conoscenti, da semplici appassionati di calcio e da sportivi di ogni genere. E anche da tanti, tantissimi calciatori ed ex calciatori che a fianco di Mondonico sono diventati uomini.

Ci ha fatto conoscere un calcio genuino, un calcio semplice, un calcio nel quale non ci dovevamo vergognare di difenderci e di giocare in ripartenza, un calcio che ci permetteva (perfino) di alzare una sedia come segno di protesta nei confronti di un arbitro che non ci stava piacendo.

Ci ha regalato un calcio diverso, d’altri tempi. Un calcio pane e salame che un po’ ci manca.

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