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Oggi, senza fede, si scapperà terrorizzati, perché tutto sembra essere maledettamente folle

Don Cristiano Chicco Re condivide con noi alcuni pensieri in questo tempo di Quaresima.

Don Cristiano Chicco Re condivide con noi alcuni pensieri in questo tempo di Quaresima. 

Ci provo davvero ad entrare in questi attimi tra vita e morte…

Provo davvero a mescolare questa storia del Dio uomo con la mia storia anch’essa fatta a volte di passaggi di vita e morte…

Sembra che anche il tempo piovigginoso di oggi aggiunga momenti di cielo pesante a ciò che si muove nell’anima…

E non nascondo un poco di nostalgia pensando ai momenti belli… Quelli nei quali con facilità si formavano nella mia mente le immagini primaverili della Tua vita in mezzo agli uomini…

Penso a quant’erano dolci le parole che dipingevi sulle Tue labbra; a quanti sorrisi hai ricostruito, a quanti piedi hai raddrizzato, a quanti cuori hai ridato coraggio.

La vedova con il suo bambino, la peccatrice perdonata, il cieco di Gerico, gli abitanti di Cafarnao, Marta e Maria, la tua Maddalena…

Anche se non li ho mai visti mi ricordo il volto di quei quattro pescatori che, primi tra tutti, hanno sentito la potenza della tua fantasia… nei loro occhi vibrava la poesia, germogli della bellezza tante volte cantata dalle gole antiche dei profeti.

Uomini di Dio e pescatori, dotti e illetterati, santi e peccatori, genio e ribellione, tutti trovavano il loro posto quando parlavi della vita vera, della vita piena…

E per te con la forza incosciente della giovinezza dello spirito, del fuoco che ti brucia nel cuore, si diceva addio alle barche rattoppate e alle reti, al profumo di salsedine, alla nostalgia dell’ amore, alle sicurezze montate dalla testa dell’uomo.

Nei loro occhi abituati al sole riflesso sull’acqua del mare era trapassata una scheggia di follia…

Troppo grande quel sogno, le promesse, la voglia di rovesciare il mondo senza mezze misure!

Tutti eroi per Te…

E come poter dar loro torto quando Uno ti disegna un sogno così?

Poi basta una notte …

Ed ecco la faccia di Pietro, scavata dalle lacrime, sconvolta per quel tuo testamento, per quel catino di acqua sporca che divenne la vera reliquia, per quel pane che non era più pane.

Ricordo con lui i sogni, l’entusiasmo, le parabole, le folle che rubavano il sonno.

Nella notte era tutto un correre, uno scappare, un cercare disperatamente sicurezza in qualche sguardo.

Mare in tempesta, occhi impauriti, pensieri sbattuti dalle onde di una vita che improvvisamente prende una piega diversa, diventa quello che mai avresti pensato potesse essere, diventa quel ” non pensavo potesse capitare proprio a me…”

Mi fa stranamente bene incontrarli questi Tuoi uomini così piccoli e poveri… Come me…

Mi è d’aiuto sentir ringhiare tutti i loro dubbi mentre sono accarezzati dalla tempesta, bagnati dal fluttuare delle onde più violente del cuore.

Mi fa paradossalmente bene sentire che anche per loro come per me, la tempesta è lo spazio in cui ogni illusione di Dio svanisce, lo spazio in cui a volte la bestemmia è l’ultima preghiera che rimane…

La Fede è anche non aver paura di lasciarsi provocare dal dolore, dall’ingiustizia di una vita che sembra essere la bottega di ciò che non va come dovrebbe…

La Fede è anche non scappare di fronte all’uomo che urla: “Perché!?”…

A chi ti guarda negli occhi chiedendoti “A Dio, al tuo Dio importa se moriamo?”.

Dio non consegna solitudini, non fugge dalle responsabilità, si lascia provocare dal grido angosciato.

Dio è complice di chi s’imbatte nella tempesta che pare portarti via la vita

e gli offre la sua Croce per condurlo a casa…

Perché il Maestro sana le tempeste della vita… crea la vita, e lo fa mettendoci la vita…

Morire per amore, amare da morire… Torna ancora questo ritornello di santità vera…

“Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra”.

Da mezzogiorno alle tre: anche la morte ha le ore contate.

Eppure oggi, senza fede, si scapperà terrorizzati, perché tutto sembra essere maledettamente folle.

Per chi rimane risuonano splendide le parole del profeta Isaia: “Sentinella, quanto resta della notte?” (Is 21,11)

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