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Creato un tunnel sottocutaneo dove è stato asportato un tessuto del muscolo pettorale che è servito per ricostruire sei centimetri della trachea. L’intervento delicatissimo è stato eseguito dal dottor Giovanni Danesi, primario del reparto di Otorinolaringoiatra

Un intervento chirurgico unico nel suo genere, difficilissimo, eseguito nei giorni scorsi all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo. Un uomo di 48 anni si è presentato in ambulatorio dal dottor Giovanni Danesi, primario del reparto di Otorinolaringoiatra.

“È arrivato alla nostra osservazione con un’insufficienza respiratoria, eseguita una Tac abbiamo scoperto un tumore alla tiroide che era infiltrato nella trachea – racconta il dottor Danesi -. Immediatamente abbiamo predisposto una tracheotomia sotto l’occlusione per metterlo in sicurezza”.

Il paziente soffriva da mesi di questo disturbo respiratorio, ma nessun medico aveva compreso la gravità del paziente.

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“Nel giro di 48 ore dalla tracheotomia abbiamo pianificato l’intervento – continua il primario – abbiamo tolta tutta la tiroide, abbiamo cercato di salvare la corda vocale di sinistra più danneggiata dall’ammasso tumorale, anche se questa non comporta gravi problemi. Poi abbiamo cercato di salvare l’esofago. Una volta terminata l’asportazione ci siamo trovati di fronte un rabbocco di sei centimetri da chiudere. Solitamente in questi casi ci troviamo di fronte a buchi di uno o due centimetri e si usa parte della cartilagine delle orecchie. In questo caso straordinario non era possibile utilizzare la cartilagine e così abbiamo eseguito una ricostruzione utilizzando una parte del muscolo pettorale. Abbiamo creato un tunnel dove è passata questo lembo di tessuto vascolarizzato del muscolo cutaneo che è servito per chiudere l’ammanco anteriore, posteriore e laterale della trachea. Dopo tre giorni dall’operazione è stata chiusa la tracheotomia e ora il paziente respira, può mangiare e bere normalmente”.

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L’ospedale Papa Giovanni è un centro di rifermento per la tiroide, ma mai aveva eseguito un intervento di questo tipo per ricostruire una parte di trachea lunga sei centimetri.

“È stato un intervento complesso, ma a basso impatto per il paziente – conclude Danesi -. Ora il 48enne dovrà seguire le cure oncologiche, ma vista la buona reazione all’intervento siamo fiduciosi”.