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Un giorno di scuola diverso: nel carcere di Bergamo

Una giornata intensa nata grazie al progetto di alternanza scuola lavoro "Nexus" tra il Liceo Scientifico Filippo Lussana e gli avvocati penalisti della bergamasca

Grazie al percorso “Nexus” di alternanza scuola lavoro, che vede collaborare la mia scuola, il Liceo Scientifico Filippo Lussana, con gli avvocati penalisti della bergamasca che aderiscono al progetto, ho avuto l’opportunità, più unica che rara, di visitare il carcere Gleno di Bergamo e i suoi organi principali.

Non si può riflettere sull’ambiente in cui mi sono trovato e sull’aria quasi pesante e di perenne tensione che emanava, senza pensare che le persone che avevo di fronte – perché non dimentichiamoci che sempre di persone si parla – vengono recluse in uno stato di cattività simile a quello in cui gli allevatori abusivi rinchiudono i galli da combattimento.
È sicuramente giusto, e qui sono il primo a dirlo, che i detenuti paghino per il male commesso, ma credo che, nonostante dovremmo vantare millenni di lotte contro iniziative criminali alle nostre spalle, si tenda a generalizzare più del dovuto i moventi e le cause di reclusione dei prigionieri.

Ogni detenuto ha le proprie ragioni e i propri pentimenti, chi più chi meno, e, per quello che attualmente offre il carcere, non mi sorprende che quasi il 70% dei condannati, una volta scontata la pena e quindi rilasciati, ritorni ad operare a favore del malessere del prossimo.
Quello che suggeriscono quindi i penalisti e gli esperti, indirizzati verso un ipotetico e ancora distante futuro di abbattimento del tasso di recidiva, è di rafforzare le misure alternative al carcere, ponendo come punto cardine del progetto il percorso riabilitativo del detenuto.

A favore di ciò, il 17 marzo 2018, il Governo ha approvato la riforma dell’ordinamento penitenziario, basata sui lavori degli Stati Generali per l’esecuzione penale.
Quello su cui vuole fare leva tale iniziativa è il rafforzamento e ampliamento delle misure alternative al carcere, superando automatismi e preclusioni, tranne per i condannati per delitti di mafia e terrorismo.
Ma punta anche sull’approvazione di regimi di semi-libertà e su possibili sospensioni della pena per accedere all’affidamento in prova. Viene inoltre data particolare attenzione alla socialità del detenuto, con attività comuni, studio, lavoro e alla tutela da discriminazioni legate all’ identità di genere e all’orientamento sessuale.

Il progetto, se pur a piccoli passi, procede e resta fisso nel suo obiettivo di reintegrare gli ex detenuti nella società, garantendo un lavoro, o almeno la possibilità di trovarne uno, e un posto nella comunità a chi è deciso a intraprendere un percorso di redenzione e reinserimento sociale.

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