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Aldo Moro, lo statista che ancora oggi svetta sulla mediocrità della politica

Beppe Crespolini rievoca la figura di Aldo Moro a 40 anni dal sequestro e dall'assassinio del presidente della Democrazia Cristiana.

Si sono svolte le votazioni per eleggere i presidenti di Camera e Senato, sì, quel Senato che avrebbe dovuto essere abolito, ve lo ricordate?

Ci sono istituzioni che in Italia hanno il sapore dell’eternità, concetto improprio ma utilizzato per significare che alcune realtà dichiarate inutili, dal momento della loro creazione continuano a tempo indeterminato, facendoci pensare a quella dimensione del tempo che per noi si configura come eternità, un tempo senza fine. E senza fine, qualcuno conduce la nostra vita e ci vuol convincere della possibilità che il miracolo avvenga.

La sicurezza con la quale alcuni proclami vengono diffusi ci fa apparire coloro che regalano questi sogni come persone estremamente forti, quasi extra-terresti, sì, perché parlano di miracoli da far accadere qui in terra, qui nella nostra piccola Italia, in quella nazione che dà voce ai brigatisti i quali, dopo aver assassinato la scorta di Aldo Moro e lo stesso Presidente, liberi dall’ergastolo, ci spiegano la loro filosofia perversa.

Le università hanno aperto loro le porte quasi fossero i depositari ed i protagonisti della storia di quel triste periodo e la televisione pubblica, quella del canone obbligatorio, li rimette in cattedra come esperti che snocciolano sequenze vergognose di inutili parole per spiegarci e giustificare il senso di quella tragedia da loro stessi progettata e perpetrata. Non sarebbe forse meglio rileggere ad alta voce, in video, gli scritti di Moro?

Assassini al servizio di interessi stranieri, vengono proposti dalla RAI nazionale come uomini liberi, come esperti di storia, della loro storia, di quelle vicende che solo oggi iniziano a far emergere un po’ di verità e che vedono coinvolti apparati deviati dello Stato, massoneria e prelati come Marcincus, organizzazioni para-militari di cossighiana memoria (Gladius), piduisti e servizi segreti di mezzo mondo, di quel mondo che ancora oggi conta e detta legge.

Agli occhi inesperti delle giovani generazioni che poco o nulla sanno di quegli eventi, possono apparire eroi, possono sembrare quella task force che ci ha liberati dal pericolo di una democrazia compiuta. Mi chiedo perché non hanno intervistato di nuovo anche quel campione di Kissinger che, senza mezze parole, minacciò Aldo Moro dicendogli che se avesse continuato nel suo tentativo di creare alternanze governative con il secondo partito Italiano di quei tempi, il Partito Comunista, avrebbe corso seri rischi.

Questa è la democrazia della minaccia, di colui che sa di essere forte e che vuol condizionare l’assetto politico di un paese terzo. In queste proposte di alternanza stava la vera rivoluzione, non nelle strampalate ideologie di Moretti e degli altri componenti delle Br, supinamente asserviti al suo credo perché intellettualmente più deboli ed incapaci, da soli, di elaborare un piano eversivo condiviso dalle grandi potenze.

È così che si palesò quel virus che si riscontra nel DNA di coloro che vogliono imporre la loro visione di Democrazia e che la esportano con sistemi che costano sempre spargimenti di sangue.

Hanno vari nomi questi grandi del mondo contro i quali è difficile ribellarsi perché trovano sempre qualche ideologo sensibile al profumo dei soldi, pronto a dar loro una mano e a consegnare la testa di colui o di coloro che osano non adeguarsi. A Parigi, dagli uffici di Hyperion, struttura dove il via vai di strani personaggi appartenenti a governi che professavano dottrine diversissime e contrastanti tra di loro, i nostri “rivoluzionari” hanno avuto tutto l’aiuto necessario per sopprimere Moro e con lui seppellire il progetto che stava ideando per il futuro dell’Italia.

Nel nostro civilissimo paese, la TV nazionale, riserva loro un ampio spazio, facendoci credere che per ricostruire la storia sia necessario dar voce agli assassini, non alle vittime o alla storia in gran parte ricostruita dagli studiosi del caso. C’è qualcosa di strano nel DNA del nostro paese. Riusciamo quasi a far credere che gli eroi di quei tempi, i redentori di questa nazione che nega la storia e toglie la parola al ricordo di chi è caduto sotto i colpi vigliacchi di complottisti ideologizzati, siano vittime del sistema che, con loro, scende a patti.

E concediamo a questi assassini di spiegare che cosa architettarono per eliminare Aldo Moro e la sua scorta. Una di loro, ancora convinta che le BR abbiano il diritto di esistere, si permette di irridere il dolore dei congiunti delle vittime. Non si può patteggiare la libertà con gli assassini.

Moro aveva un’idea profetica circa le cose importanti da portare avanti in Italia e già nel lontano 1942, nello scrivere un articolo sui problemi dell’Università affermava:
“C’è il problema della vita che urge coloro che hanno vent’anni, c’è un immenso bisogno di sapere, prima di tutto, quello che fa bella e buona la vita, che la fa degna di essere vissuta, perché lo studio, la professione, la tecnica hanno valore e significato solo se la vita, a sua volta, ha valore e significato”.

E continuava: “Il desiderio di vita del giovane è dunque desiderio di vita sapiente, dove sapienza ha il significato suo più bello, di una conoscenza varia, vitale, operosa, che parte dalla vita e alla vita ritorna…Un richiamo, vorrei dire, alla funzione umana dell’Università e della scuola. Non è da stupire che il giovane guardi all’Università e che la trovi, purtroppo, infinitamente più piccola della sua vita”.

C’erano tutti gli elementi ispiratori di una grande riforma della scuola, perduti nel tempo, per riapparire sotto forme spurie, chiamate riforme della “buona scuola”, sempre più lontane dalla vita che chiede preparazione e mezzi per non cadere nelle trappole di una comunicazione che gioca ad incantare i più deboli e i più sprovveduti.

E a proposito della disoccupazione giovanile, il 25 ottobre del 1977, distante anni luce da oggi se consideriamo tutti gli eventi che nel frattempo hanno cambiato i connotati delle classi dirigenti italiane, ecco cosa affermava Moro: “Si pensi, in particolare, al tema angoscioso della disoccupazione giovanile, la quale riguarda in misura molto elevata laureati e diplomati…Circostanze ambientali, perduranti incertezze dell’ordinamento, lacune riscontrabili in taluni settori determinano uno stato di disagio che rende abbastanza credibili le notizie circa un progressivo distacco dei professori dall’Università”.

Ciò che attribuiva la statura indiscutibile di statista alla figura di Moro era la visione chiara del percorso che avrebbe voluto far imboccare alla politica e la sua attenzione alle necessità della gente, soprattutto dei ceti più deboli ed indifesi di fronte alle spinte che talune classi dirigenti avrebbero poi impresso alla politica.

La sua ossessione per la verità perché “è sempre illuminante ed aiuta ad essere coraggiosi” ha segnato il suo destino.

La figura di questo grande uomo, ancora oggi, svetta sulla mediocrità di una classe politica persa in labirinti senza uscita di promesse vaghe, scomposte e staccate dalle reali possibilità del paese. Una politica sconsiderata traduce queste istanze provenienti dal basso in mero consenso elettorale. La finalità ultima è agguantare quel potere che, a partire dal tragico giorno nel quale alcune figure di infimo ordine, figli di un’ideologia deviante, tramutati dal sistema in narratori delle nefandezze accadute in quei tragici giorni, è diventato fine a se stesso e propone orizzonti irraggiungibili, pena il definitivo tracollo della nazione.

Quando la disillusione si tramuterà in disgusto per le promesse mancate, ci troveremo di fronte a seri problemi da affrontare e, forse, sarà tardi per ogni rimedio.
Anche quest’anno è giunta la Pasqua e con questa solenne festa, anche la primavera si affaccia timida sulle nostre terre dando vigore nuovo a tutta la natura. Mi auguro che dia forza anche a tutti noi, che lasci alle spalle il freddo dell’inverno, per portarci verso la luce piena di un’estate ricca di calore e di sole.

Buona Pasqua a tutte le lettrici e a tutti i lettori di Bergamo News.

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