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Come un film horror, 16 anni fa il delitto di Paola Mostosi: la ricostruzione video

Il 26 marzo del 2002 la 24enne di Torre Boldone venne sequestrata e dopo ore strangolata dal camionista di Verdellino Roberto Paribello

Ci sono casi di cronaca nera che sembrano film dell’orrore. Come il delitto di Paola Mostosi, la 24enne di Torre Boldone sequestrata, strangolata e gettata in un torrente da un camionista di 32 anni di Verdellino, Roberto Paribello. Una delle vicende più drammatiche avvenute in Bergamasca, che risale a 16 anni fa.

paribello mostosi

Paola Mostosi era una ragazza solare e intelligente, laureata in economia all’università di Bergamo e praticante in uno studio di commercialisti a Capriate San Gervasio. Viveva con i genitori Luigi Mostosi e Lauretta Panseri in una villetta di via Roma a Torre Boldone. Era fidanzata con Simone Consonni, un ragazzo di Petosino poco più grande di lei, con il quale sognava di sposarsi e avere dei figli.

Roberto Paribello, di origine salernitana, all’epoca era un camionista di 32 anni, sposato e residente con la moglie a Verdellino. Alle spalle aveva un passato difficile, con una denuncia per maltrattamenti nei confronti di una ragazza e un tentato suicidio, all’età di 16 anni, dopo la morte di un caro amico.

La mattina del 26 marzo 2002 Paola Mostosi si alza verso le sette. Un caffè col papà Luigi, un bacio alla mamma Lauretta e poi via verso il lavoro a Capriate a bordo della sua nuova Y10 che i suoi le hanno regalato per la Laurea. Un’auto che la giovane attende da tempo e alla quale tiene moltissimo.

Imbocca l’autostrada A4 in direzione di Milano e poco prima del casello di Dalmine un camion che trasporta ghiaia perde alcuni sassolini. Finiscono proprio sulla carrozzeria della sua vettura. Imbufalita, Paola sorpassa il mezzo pesante e fa cenno all’autista di accostare. I due si fermano in una piazzola di sosta. La ragazza chiama in ufficio per avvertire che tarderà a causa di un problema per strada.

Mentre stanno compilando la costatazione amichevole, Paribello pare (particolare mai chiarito) sfiori la ragazza alla gamba. Lei va su tutte le furie e minaccia di denunciarlo. Allora l’autotrasportatore la afferra, la spinge sulla cabina del suo camion e la ammanetta con un paio di manette che porta con sé. Per Paola è l’inizio dell’incubo.

Il 32enne riparte e prosegue la sua giornata di lavoro tra consegne e carichi di merce, come se nulla fosse. Per non sentire le urla della giovane, disperata, le infila in bocca alcuni stracci. Infine verso sera, prima di tornare a casa, la strangola e getta il suo cadavere in un torrente in secca nei pressi della centrale elettrica della Marne di Filago. Prima però ruba alla vittima il telefono cellulare. Torna a casa e lo regala alla moglie.

Nel frattempo sono iniziate le ricerche di Paola. Viene ritrovata la sua auto nella piazzola dell’autostrada. Un paio di giorni di giorni più tardi un contadino nota il cadavere nel torrente e lancia l’allarme. Si pensa a un delitto per un movente passionale. Vengono messi sotto torchio il fidanzato Simone e i colleghi dello studio di Capriate. Ma non emerge nulla.

Intanto la moglie di Paribello accende il cellulare che il marito le aveva regalato, e dalle celle telefoniche gli inquirenti lo rintracciano. Inizialmente nega un suo coinvolgimento nel delitto, spiegando di aver trovato il telefono per strada. Ma dopo poche ore crolla e confessa: “L’ho uccisa io”, prima di spiegare nel dettaglio le raccapriccianti modalità del sequestro e del delitto.

Il camionista, che viene condannato in via definitiva all’ergastolo, poche settimane dopo l’arresto aveva tentato il suicidio in carcere. Mamma e papà di Paola vivono nel dolore fino a quando, qualche anno fa, muoiono a poca distanza l’uno dall’altra.

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