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La campagna elettorale secondo Twig: "Vincono le emozioni" - BergamoNews
Aldo cristadoro

La campagna elettorale secondo Twig: “Vincono le emozioni”

"Non ci sono trucchi per una campagna elettorale vincente. Il fattore principale che talvolta viene sottovalutato è l’organizzazione, ma un altro importante aspetto da tener in conto sono i dati"

La tornata elettorale dello scorso 4 marzo ha portato molte sorprese e poche conferme rispetto al passato: la vittoria del Movimento 5 Stelle e della coalizione di centrodestra a trazione leghista ha dato una nuova immagine del Paese. Un risultato che mostra come siano in atto cambiamenti all’interno dell’elettorato, forse legati ad un altro modo di fare campagna elettorale. Proprio sulle campagne elettorali, per capire come siano cambiate e quali siano i trucchi per portarne a termine una vincente, abbiamo intervistato Aldo Cristadoro, fondatore di Twig, società che si occupa di analisi dati e comunicazione.

Come nasce la sua società?

Nasce nel 2014 ed è composta da cinque persone: il sottoscritto e quattro colleghe. All’interno di Twig srl ci occupiamo di analisi e comunicazione, raccontando storie con numeri oppure cercando numeri con storie. La nostra sede si trova a Bergamo in viale Vittorio Emanuele II ed operiamo principalmente nel Centro Nord.

A suo parere quale è il modo migliore di affrontare una campagna elettorale?

Innanzitutto conviene fare una campagna lunga, tenendo in considerazione alcuni aspetti come l’analisi del territorio, la comprensione del contesto e la conoscenza delle regole del gioco, e naturalmente occorre avere un ottimo candidato. Servono poi buoni argomenti da offrire agli elettori.

Quali sono i trucchi per una campagna elettorale vincente?

Non vi sono trucchi per una campagna elettorale vincente. Il fattore principale che talvolta viene sottovalutato è l’organizzazione, ma un altro importante aspetto da tener in conto sono i dati. Bisogna sapere quando e quali elettori raggiungere e ciò lo si può fare individuano i microtarget e le persone giuste su cui puntare. Non si può più pensare di raggiungere tutte le tipologie di elettori, occorre puntare su di una determinata tipologia di potenziali elettori.

Quali novità si sono osservate nella recente campagna elettorale?

Fra le cose che sono cambiate rispetto al passato c’è anche il nostro lavoro: le campagne elettorali si sono digitalizzate perché è cambiata la società, ma anche perché i budget a disposizione si sono ridotti. Con il digitale la campagna costa meno, anche se non vanno dimenticate le campagne tradizionali. Un tempo i partiti aiutavano i candidati in maniera più corposa e per aver successo potevano contare anche sulla presenza di stakeholder. Oggi tutto ciò non esiste più e, siccome spesso le strutture dei partiti sono deboli, oltre alla comunicazione a noi spetta talvolta di svolgere anche altri compiti rispetto a quelli tradizionali della comunicazione, come la creazione di uno staff.

Cosa colpisce maggiormente un elettore?

Le emozioni che un candidato riesce a suscitare. Almeno l’80% dell’elettorato si basa su quello, mentre solo il 20% esamina le proposte. La politica in questo periodo storico si è parecchio personalizzata, per cui molto più spesso è una questione di emozioni.

Prendiamo un candidato tipo: gli si può insegnare a esser più popolare e nel caso cosa si può fare?

Non esistono cose che si possano insegnare. Il taglio della campagna elettorale deve esser come un vestito, andare bene a chi lo indossa. Essendo la politica sempre più personalizzata, occorre valorizzare i pregi e nasconderne i difetti, che divengono più importanti delle proposte e si pongono al centro della campagna elettorale.

Quali sono state le richieste dell’elettorato ai politici in questo 2018?

Abbiamo svolto un lavoro di studio sull’opinione pubblica, utilizzando sia i sondaggi che l’ascolto web. All’interno delle nostre ricerche abbiamo riscontrato come fra gli elettori italiani domini la paura con il 30% del campione analizzato colpito da questa, seguita al secondo posto dalla speranza per il 19% e il disgusto per il 15%. Alla base della paura principalmente si trovano la crisi economica e il fenomeno migratorio, con la prima che spaventa gli italiani circa il futuro; mentre il secondo aspetto spaventa gli italiani per la cattiva gestione del flusso migratorio e per il rischio di perdere diritti a favore dei migranti. All’interno di questa campagna elettorale ha quindi prevalso chi è stato in grado di offrire agli elettori una speranza per il futuro, come fatto dal Movimento 5 Stelle, e chi ha saputo offrire rassicurazioni alle paure, come ha saputo fare Matteo Salvini.

I politici di diversi schieramenti che richieste vi fanno e in cosa si differenziano?

Tendenzialmente all’interno delle richieste dei politici non vi sono differenze, piuttosto ciò che differenzia un politico da un altro è l’approccio utilizzato. Il politico di centrosinistra tende a sfruttare maggiormente l’astrazione, volendo raccontare agli elettori ogni dettaglio delle scelte fatte e così soverchiando il personaggio. In questo caso occorre compiere un intervento di semplificazione di quanto proposto. Il politico di centrodestra al contrario tende ad esser maggiormente pragmatico ed efficace, quindi occorre intervenire e renderlo un po’ più teatrico.

In conclusione, sono utili i sondaggi?

I sondaggi sono uno strumento prezioso di conoscenza. Questi danno una fotografia attuale della società, raccontano alcuni suoi aspetti, ma soffrono di problematiche di rappresentatività. Sui risultati elettorali margini di errori sono ampi. Con i sondaggi si può profilare un candidato, ma non sapere chi vince. Così, a mio parere, si potranno continuare ad utilizzare, ma andranno integrati con dati provenienti da web e big data.

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