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Domenica delle Palme: il giorno del grande malinteso

Don Cristiano Re, direttore dell’Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Bergamo, condivide con noi alcuni pensieri in questo tempo di Quaresima

Don Cristiano Re, direttore dell’Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Bergamo, condivide con noi alcuni pensieri in questo tempo di Quaresima

VANGELO (Mc 11,1-10)
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.

+ Dal Vangelo secondo Marco

Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”».
Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare.
Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:
«Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!».

Parola del Signore.

joan mirò


Joan Miró
Blue II/III, 4 March, 1961
Musée National d’Art Moderne. 
Centre Georges Pompidou, Paris

Questo è il giorno del grande malinteso.

È il momento nel quale nessuno capisce fino in fondo che cosa stia accadendo. Come si fa a tenere insieme l’ingresso trionfale nella città santa e una condanna a morte dietro l’angolo? Ci vuole grande capacità di ascolto di questo immenso racconto della passione ed il coraggio di entrarci dentro con la nostra vita, lasciando che si sovrappongano e si mescolino parole e immagini che lì ci vengono consegnate con quelle che appartengono ai nostri pezzi di vita vissuta…

Dobbiamo fare così se non vogliamo che continui il grande malinteso di allora e di oggi. Proviamo a lasciar parlare il cuore di Gesù soprattutto nel momento in cui egli sente il bisogno di mettersi in preghiera davanti al Padre. Ci proviamo e sentiamo la sua lotta interiore non tanto con chi svolge l’ingrato compito di catturarlo quanto con la tentazione sempre più seducente di lasciar perdere tutto, di dire forse che a questo punto non ne vale più la pena…

È possibile scegliere di farsi dono mentre cresce l’incomprensione e il rifiuto persino da parte di chi ti si proclama amico e discepolo? Ha ancora un senso dare la vita? Ha senso amare? È possibile restare umani?

Forse ci destabilizza questo Gesù in preda all’angoscia, ma il Vangelo ci ha sempre consegnato l’immagine di un uomo vero, fatto di tutti i sentimenti, le emozioni, i gesti degli uomini veri e quindi anche questo ci sta… Anche Dio attraversa questo passaggio che tante volte attraversa tanti di noi…L’umanità di Gesù è vera quanto la mia umanità quando prova paura e sente non poche volte di voler sfuggire alla presa. Lo sappiamo che Gesù è davvero Dio e davvero uomo, ma in fondo ci piacerebbe di più un Dio e uomo tanto fragile e provato.

Forse anche noi sogniamo una vita cristiana al riparo da fragilità e debolezze che invece affiorano agli snodi dell’esistenza…

Restate qui e vegliate…
Non lasciatemi solo!

Ai tre discepoli che già lo avevano accompagnato sul monte della Trasfigurazione, Gesù racconta senza paura la sua fatica, il suo bisogno di vincere la solitudine… “la mia anima è triste fino alla morte…” Anche lui ha bisogno di qualcuno che gli stia accanto, il bisogno di una compagnia: vegliate con me. Anche Gesù chiede la condivisione di un momento difficile mentre lotta con paure e desideri che sbattono tra testa e cuore.

“Allontana da me questo calice!”

Appunto, tra la testa e il cuore a volte il passaggio è faticoso. Quante volte Gesù aveva predetto la sua fine, ma poi quando arriva il momento davvero è difficile… davvero ti spacca dentro. Anche in lui cresce il male che che sembra costringerti a tirarti indietro, a sfuggire al momento che sta per affrontare anche se prima era diretto con tanta determinazione. Conosciamo anche noi la lotta dentro al nostro cuore: “voglio e non voglio, sono felice e convinto della scelta fatta ma poi sto anche male, ho deciso e ho paura… mi butto e insieme vorrei fuggire”.

Anche Gesù fatica a lasciarsi andare con fiducia. Solo dopo riuscirà a dire “però non ciò che voglio io…”. Forse non ci pensiamo troppo a questo momento di “la resistenza e la resa”.

Forse non abbiamo troppo coraggio per pensare che parte della fede in Dio, della fede di Gesù sia fatta anche “dalla notte oscura”, quando si sperimenterà aridità, non senso e ci si sente davvero poveri ed impotenti nei confronti del proprio destino.

Non sono storie lontane da noi… anzi se penso alle tante persone incontrare e se penso a me, mi accorgo di quante cicatrici ci portiamo addosso di questi passaggi tra vita e morte… esperienze che segnano la vita profondamente e a volte durano giorni, mesi, anni. Non è facile dire “non ciò che voglio io ma ciò che vuoi tu.

Per questo diventa davvero prezioso tenere lo sguardo su questa immagine della passione di Gesù…davanti a tante storie, davanti a passaggi della mia di storia, mi chiedo che cosa permette questo passaggio dalla resistenza alla resa? Mi pare di capire che non si tratta di sforzo della volontà ma di avere la consapevolezza che sempre siamo nel cuore del Padre… che sempre gli stiamo a cuore se si attraversa il dramma dell’angoscia e dell’abbandono. La lotta interiore ha un suo approdo nella certezza che non è abbandonato ad un cieco destino o alle mani di chi lo tradisce, ma è nelle mani del Padre… magari in modo incomprensibile e misterioso…. Credere significa anche consegnarsi

mi colpisce il passaggio “la carne è debole”… è come se dicesse “attenzione a illudervi delle buone intenzioni e dell’avere obiettivi chiari”.

Quante volte abbiamo vantato sani principi e intenzioni impeccabili…Non basta. È necessario, umilmente, essere consapevoli della fragilità delle nostre scelte e delle nostre parole, sempre passibili di smentite. Noi di solito leggiamo la tentazione come la spinta a compiere qualcosa di male. Qui si tratta di qualcosa di molto più subdolo: la madre di tutte le tentazioni è la paura della volontà di Dio.

Gesù sarà a chiamato a scegliere non secondo un criterio di realizzazione e di benessere immediati, ma secondo un bene più grande che è nel cuore di Dio…

“Restate qui”

Imparare a stare con Gesù non solo nell’ora in cui tutto sembra confermare le nostre aspettative, ma anche in quella della solitudine e dell’angoscia. Quel restate qui lo sento come un invito a non aver paura della propria vulnerabilità, del domani che non possiamo possedere.

Lo sento come un invito a vedere attorno a noi quelle situazioni di povertà e di limite che ci chiedono non soluzioni ma la grande fede ed il coraggio di chi sa stare vicino, di chi sa “vegliare con” diventando lui stesso garanzia che il sole sorgerà…

“Alzatevi, andiamo!”

Per andare è necessario alzarsi.

Da che cosa dobbiamo alzarci?

Dal torpore di una vita cristiana a costo zero, dal torpore del vivere con Gesù solo i giorni in cui i nostri progetti personali sono in sintonia con i suoi, dal torpore di chi, volendo tenere sotto controllo la situazione, ha paura di consegnarsi con spirito di fede…

La santità di Dio divenga la nostra in questi giorni di passione sua e nostra…

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