La Rivista di Bergamo: Raffaello, altri echi di un mito
È in edicola il numero di primavera de “La Rivista di Bergamo” che dedica un servizio a Raffaello e alla mostra in corso alla Gamec, la Galleria d’arte moderna di Bergamo. Pubblichiamo in anteprima l’editoriale di Fernando Noris che è un po’ la guida e traccia a questo numero.
È in edicola il numero di primavera de “La Rivista di Bergamo”, che dedica la copertina a Raffaello e alla mostra in corso alla Gamec, la Galleria d’arte moderna di Bergamo. Pubblichiamo in anteprima l’editoriale di Fernando Noris che è un po’ la guida e traccia a questo numero.
ALTRI ECHI DI UN MITO
Le sorprese suscitate dalle mostre d’arte, soprattutto da quelle grandi, possono rivelarsi spesso indipendenti dalle intenzioni dei curatori. Oppure possono assecondarle fino a espansioni imprevedibili su territori impensati. «Le ragioni che dovrebbero presiedere alla produzione di una mostra – scrive infatti M. Cristina Rodeschini in questo numero – […] sono che l’occasione promuova nuove ricerche, che gli accostamenti proposti consentano un’esperienza unica; che i nuovi contenuti non siano per pochi, ma accessibili a tutti. La vera grande scommessa da vincere è mettere in comunicazione ricerca e grande pubblico».
Insieme all’esibizione di opere, autori o movimenti, può allora manifestarsi nel pubblico l’emergere di accostamenti, confronti, reminiscenze, riserve per assenze o consensi per presenze. Soprattutto può innescarsi nei visitatori un processo virtuoso di stimolo a integrare idealmente i suggerimenti di lettura che ogni mostra inevitabilmente porta con sé. Anche quelli di più implicito costrutto, o di più recondito sottinteso. Diciamo, ad esempio, della mostra dedicata al mito di Raffaello, tuttora in corso e di cui anche la nostra Rivista si occupa (alle pagine 12-21). È un evento fortemente radicato nella realtà culturale che l’ha immaginata e prodotta. La medesima mostra non sarebbe pensabile in altre sedi. Dunque Raffaello a Bergamo.
E parte la prima associazione, concretissima come l’iniziativa che la genera: al Museo Bernareggi fino al 6 maggio viene celebrata la pittura di Giovan Paolo Cavagna (1550-1627) (qui a pag. 74), il più grande erede della pur grande pittura di Giovan Battista Moroni. Si dirà: che cosa c’entra con Raffaello? Nulla, a parte l’altissima concezione estetica dell’arte messa in dialogo con le esigenze di una autentica antropologia religiosa. C’entra invece qualcosa se ci si lascia andare a qualche integrazione di ricordi. Chi fu il più grande competitor di Cavagna al tempo suo, in quel dibattuto contesto controriformistico? Fu Enea Salmeggia (1565?-1626), del quale la critica ha a lungo discusso il raffaellismo storico, culminato in un conservatorismo pittorico, devoto e convincente, tipico dell’“arte senza tempo” auspicata e promossa da Federico Borromeo. Di questa ascendenza raffaellesca attribuita anche a Salmeggia, oltre che a moltissimi altri pittori del tempo, ha recentemente fornito memoria giornalistica Tosca Rossi, affermando che Bergamo «ha sempre considerato come “il nostro Raffaello” il pittore Enea Salmeggia detto il Talpino, artista nato e attivo per tutta la sua vita nel Borgo di San Leonardo».
Non è il caso qui di riprendere la questione se i presunti 14 anni passati da Salmeggia a Roma per dedicarsi allo studio delle opere di Raffaello siano mai avvenuti, appurato com’è che il suo raffaellismo fu «chiaramente indiretto e derivato, esemplato su stampe e di sostanziale mediazione lombarda, da Cesare da Sesto a Bernardino Luini allo stesso Lorenzo Lotto» (U. Ruggeri). Comunque sia, Roma o non Roma, rimane il fatto che una mostra raffaellesca a Bergamo potrebbe, dopo il concomitante incontro con Cavagna al Bernareggi, non sottrarsi al suggerimento di un’altra divagazione territoriale, per ammirare questa volta, in chiese e musei della nostra terra, la composta armonia, la delicata bellezza, la patetica sentimentalità del Salmeggia. Per esempio, e per citare quasi casualmente, in Sant’Alessandro in Colonna, San Michele al Pozzo Bianco, Sant’Agata al Carmine, Sant’Alessandro della Croce, Costa di Monticelli, Romano di Lombardia, Rovetta, Brembate Sopra, Fiorano al Serio, Albino, Scanzorosciate, Antegnate, Nembro, Martinengo, Cenate Sotto oltre che, ovviamente, nella pinacoteca cittadina della Carrara.
Altra possibile associazione consisterebbe nel riprendere almeno la lettura del saggio di Francesca Cortesi Bosco “Sulla pala Martinengo di Lotto e quattro disegni di Raffaello” (Archivio Storico Bergamasco, 1991, p. 35), dove c’è modo di rileggere dei rapporti Lotto-Raffaello, a partire dal soggiorno del pittore veneto a Roma dal 1509 al 1514, confortato dalla testimonianza di Roberto Longhi che «ha riconosciuto le tracce della sua presenza artistica per via degli influssi lotteschi presenti nella pittura di Raffaello».
O, per seguire, con la sottolineatura degli influssi raffaelleschi nelle pitture di Lotto nell’Oratorio Suardi, come spesso evidenziato da Pietro Zampetti.
Echi di Raffaello estesi, dunque. E si sa che l’eco restituisce emozioni, distorsioni, amplificazioni, rimbombi, riverberi, suggestioni. Ma soprattutto restituisce, tra un impulso e il suo ritorno, gli spazi del silenzio. La condizione ottimale per riflettere e pensare. Questa volta, anche grazie a Raffaello.
Fernando Noris
LA RIVISTA DI BERGAMO n. 93
Gennaio – Febbraio – Marzo 2018
SOMMARIO
Raffaello e l’eco del mito
Dal museo al museo
di M. Cristina Rodeschini
Le Stanze – Il luogo del confronto artistico a Trescore
di Maurizio Bonfanti e Raffaele Sicignano
Giuseppe Luigi Poli
Ritrattista a Bergamo tra Neoclassico e Biedermeier
di Amalia Pacia
Dal cucchiaio alla città
La città domestica di Cesare Rota Nodari
di Edoardo Milesi
Ferrario Frères
Gocce di umana dolcezza
di Enrico De Pascale
Pace per Bergamo
Il monumento a Francesco I di Giovanni Maria Benzoni
di Antonia Abbattista Finocchiaro
Manzù a Bergamo
L’incontro del Maestro con la sua città natale
di Paola Palermo
Vizi e virtù a confronto
Opere di Carlo Previtali
di Tarcisio Tironi
La Scuola di Bergamo
A.C. Allievi e Sostenitori dell’Accademia Carrara di Belle Arti
a cura di GianMaria Labaa
Segnalazioni, mostre
Visioni, apparizioni, miracoli. La pittura di Giovan Paolo Cavagna



