Tamponò e uccise due fidanzati: condannato a un anno e sei mesi di reclusione - BergamoNews
La sentenza

Tamponò e uccise due fidanzati: condannato a un anno e sei mesi di reclusione

Termina così il processo contro l’imprenditore Cristian Vitali, 42 anni, amministratore delegato dell’omonima impresa di costruzioni di Cisano Bergamasco

La sentenza, emessa nella mattina di giovedì 22 marzo dal giudice Massimiliano Magliacani, stabilisce una pena di un anno e 6 mesi di reclusione per omicidio colposo plurimo (con pena sospesa perché incensurato) e il ritiro della patente per quattro anni.

Termina così il processo contro l’imprenditore Cristian Vitali, 42 anni, amministratore delegato dell’omonima impresa di costruzioni di Cisano Bergamasco, che la mattina del 20 agosto 2015, lungo l’autostrada A4, tra Dalmine e Capriate, mentre erano in corso dei lavori di manutenzione, aveva provocato, alla guida della sua Mercedes 350, l’incidente in cui erano morti due giovani fidanzati milanesi: Giuseppe Algeri di 27 anni e Francesca Squeo di 23. Francesca proprio quel giorno compiva gli anni e i due fidanzati stavano tornando dallo scalo aereo bergamasco di Orio al Serio dopo aver accompagnato la sorella di Francesca, in partenza per una vacanza.

L’incidente mortale era avvenuto alle 9,25 del 20 agosto 2015 (leggi qui). Due mezzi in corsia d’emergenza stavano avvisando che che c’erano operai al lavoro sull’autostrada. Un terzo mezzo, in quarta corsia, anticipava appena gli uomini che si occupavano della manutenzione. Si trattava di un cantiere era mobile, ossia: il furgone con gli operai si spostava a passo d’uomo fermandosi dove era necessario intervenire. Ma tutto era fermo a causa di un’auto in avaria sulla quarta corsia.
Per questo motivo il mezzo con i lampeggianti era rimasto dietro l’auto ferma per segnalare il pericolo. La vettura dei ragazzi aveva rallentato e si era fermata a qualche centinaio di metri, probabilmente in attesa di potersi spostare. Invece era arrivata la Mercedes guidata da Vitali e i due fidanzati non avevano avuto scampo: Giuseppe, che lavorava come commesso, e Francesca, truccatrice dopo gli studi alla Making Beauty Academy, sono morti sul colpo.

Il pubblico ministero Carmen Pugliese al termine della requisitoria aveva chiesto una condanna a 5 anni. Una condanna pesante che si basava anche su una perizia tecnica nella quale è stato stabilito che Vitali, poco prima dell’impatto (un minuto e 36 secondi), era al cellulare.

IL DOLORE DEI FAMILIARI DELLE VITTIME
I familiari delle vittime, che sono state risarcite da Vitali, al termine della sentenza non hanno trattenuto la rabbia.

“Non è giusto, la pena è troppo bassa – hanno affermato Vincenzo Squeo e Maria Russo, i genitori di Francesca, residenti a Cascine San Pietro, una frazione di Cassano d’Adda -. A Vitali dovevano dargli 10 anni. Con noi non si è fatto sentire, non ha mai pronunciato una parola di pentimento, non si è mai fatto vedere in aula. Eppure il suo ci sembra il comportamento di una persona tutt’altro che addolorata. Per quanto riguarda l’aspetto umano di tutta questa vicenda, non c’è stata nessuna considerazione per il nostro dolore”.

Amareggiati dalla sentenza emessa dal giudice Magliacani anche i genitori di Giuseppe Algeri, Arturo e Angela Agostinelli di Pessano con Bornago, in provincia di Milano.

“Vitali ha ammazzato due ragazzi nel fiore dell’età e se la cava così – ha dichiarato Angela Agostinelli -. Sapeste che strazio, certe sere, quando l’assenza di mio figlio si fa più pressante. Sembra che il cuore mi scoppi nel petto”.

VITALI ANCORA IN CURA
Se da una parte c’è il dolore straziante dei familiari delle due vittime, dall’altra ci sono le motivazione di Cristian Vitali riportate dall’avvocato Filippo Dinacci. “Il mio assistito, che ha risarcito i familiari delle vittime, non è mai venuto in aula perché sta ancora male a seguito di questo incidente, e proprio per questo sta seguendo un percorso di cura”.

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