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Elezioni presidenti Camera e Senato: è fumata nera, manca l’accordo M5s e centro destra

Alla prima votazione prevalgono le schede bianche. Manca l'accordo fra Movimento Cinque Stelle e centro – destra su Paolo Romani a Palazzo Madama

Si apre all’insegna della complessità la XVIII legislatura che, con l’elezione dei presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, vede il debutto dei numerosi neoparlamentari.

Le sedute delle due camere si sono aperte nella mattinata di venerdì 23 marzo con il discorso dei presidenti provvisori Roberto Giacchetti alla Camera e Giorgio Napolitano al Senato, il quale si è concentrato sul risultato elettorale del 4 marzo: “Il partito che aveva guidato tre esecutivi ha subito una drastica sconfitta ed è stato respinto dagli elettori. Sulla scena politica nazionale il voto del 4 marzo ha determinato un netto spartiacque, a inequivocabile vantaggio dei movimenti e delle coalizioni che hanno compiuto un balzo in avanti clamoroso nel consenso degli elettori e che quindi di fatto sono oggi candidati a governare il Paese”.

La prima votazione si è tenuta subito dopo il discorso dei presidenti, ma nessuno dei candidati è riuscito ad ottenere il quorum necessario per essere eletti, fissato a 2/3 dei deputati alla Camera ed la maggioranza dei senatori al Senato. Tutto ciò è dovuto al mancato accordo fra Movimento 5 Stelle ed il centro – destra sulla candidatura di Paolo Romani a presidente della seconda carica dello stato, che ha spinto gran parte dei partiti a votare scheda bianca: “Non scendiamo a compromessi a ribasso e non accetteremo ricatti. Non riabilitiamo Silvio Berlusconi – spiega Danilo Toninelli, capogruppo alla Camera del Movimento Cinque Stelle.

Mentre Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, dà la colpa al mancato accordo ai pentastellati: “Noi abbiamo fatto del nostro meglio in questi giorni per cercare una soluzione di rispetto del voto degli italiani coinvolgendo tutte le forze parlamentari, mi pare che lo stallo sia dovuto ad alcune impuntature che per certi versi trovo ancora un po’ infantili. Continueremo a lavorare per trovare una soluzione”.

Dopo la prima votazione alla Camera dei Deputati sono state scrutinate 592 schede bianche su 620 votanti, con soltanto sette candidati in grado di ottenere voti (Brunetta (FI) (2), Muroni (LeU) (2), Stumpo (LeU) (2), Bonafede (M5S) (2), Ermini (PD) (1), Lupi (NCI) (1), Tripiedi

(MS5) (1)) ; discorso simile anche a Palazzo Madama, dove si sono registrate 312 schede bianche e 5 voti dispersi. Nonostante il mancato accordo fra i partiti rimangono alte le quotazioni per il grillino Roberto Fico alla Camera ed il forzista Paolo Romani al Senato, nonostante ciò fra i corridoi di Palazzo Madama si fa strada anche il nome di Luigi Zanda (Partito Democratico).

La seconda votazione a Palazzo Montecitorio è prevista per le ore 14.30, mentre la seduta a Palazzo Madama è stata aggiornata alle ore 17, nonostante ciò per l’elezione dei presidenti bisognerà aspettare con ogni probabilità la giornata di sabato, quando al Senato basterà la maggioranza assoluta dei presenti computando tra i voti anche le schede bianche. Per la presidenza della Camera dei Deputati l’attesa sarà probabilmente più lunga, con il quorum per l’elezione fissato ai due terzi dei votanti per il secondo ed il terzo turno di votazioni, mentre dal quarto in poi i criteri saranno uguali a quelli del Senato.

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