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La giornata mondiale della poesia diventa maggiorenne: ha senso ancora festeggiarla? - BergamoNews
Poesie e riflessione

La giornata mondiale della poesia diventa maggiorenne: ha senso ancora festeggiarla?

La riflessione della nostra Anna sulla giornata mondiale della poesia, e tre inedite poesie del nostro Marco Cangelli

Ormai da 18 anni, il 21 marzo, in coincidenza con l’inizio della primavera, si celebra la Giornata Mondiale Della Poesia, istituita dalla XXX Sessione della Conferenza Generale Unesco nel 1999 e celebrata per la prima volta il 21 marzo seguente. Questa giornata“Millenial”, diventata ormai maggiorenne, ha senso in questo mondo che forse ha altri interessi?

Ogni tanto mi chiedo se quell’arte chiamata “poesia”, ora forse sconosciuta, ora forse solo studiata, in passato praticata ed elevata, esista ancora. Sì, forse esiste ancora la poesia, magari non quella Poesia, la poesia dei Maestri. Come in tutte le cose bisogna adattarsi al periodo storico odierno e l’uomo ha forse iniziato ad occuparsi del futuro ritenendo la poesia un’arte passata, o semplicemente un’arte inutile.
Quest’adattamento, questo progresso che ha preso una direzione diversa, ma semplicemente questo XXI secolo, per ora, ha dato vita a Influencer e uomini più attaccati alle cose piuttosto che alle passioni ma magari questo secolo se li è solo dimenticati i poeti, magari non li ha cancellati del tutto dalle liste.

“Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana. E la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.”

Robin Williams nelle vesti del professor John Keating ne “L’attimo fuggente” recitava queste parole e, di certo, non si sbagliava. I tempi cambiano, la poesia magari esiste ancora ma ha un altro nome e, se attaccati al passato, non la si riesce a riconoscere. L’uomo comunque rimane uomo all’origine, all’osso: ciò che cambia in lui è la sua cornice, la sua pelle. Se è vero (ed è vero) che la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore sono quelle “cose” (perché forse “cose” sono diventate) che ci tengono in vita, quello che si chiama “uomo all’origine” apprezzerà sempre tutto ciò. Nonostante la razza umana unica, le persone sono diverse e non tutti, non sempre e non allo stesso modo comprendono il significato vero di una poesia, qualsiasi essa sia ma riescono comunque a dare un significato proprio: è nella loro natura. Quando si prende in esame quest’arte è bene rifarsi all’autore, a ciò che ha portato quella mano e quella mente verso la scrittura di determinati versi e all’utilizzo di specifiche parole ma la poesia rimane comunque qualcosa di così soggettivo e personale da esser quindi linguaggio universale.
Anche se camminiamo con i telefoni in mano e non mano nella mano, anche se zoomiamo una foto anziché guardarci in faccia, negli occhi arrivando veramente a conoscerci da vicino e anche se seguiamo i tempi facendoci trascinare dal XXI secolo, rimaniamo sempre di quella razza: la razza umana.

Provare per credere: in allegato tre poesie di Marco Cangelli, ventenne bergamasco ora studente di Storia all’università Statale di Milano e collaboratore di BergamoNews, che con i suoi versi parla per sé stesso permettendo agli altri di immedesimarsi.

poesie marco cangelli
poesie marco cangelli
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