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Giornata mondiale della poesia: quale ti ricordi a memoria? - BergamoNews
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Giornata mondiale della poesia: quale ti ricordi a memoria?

Il modo in cui le persone percepiscono la poesia è cambiato proprio come sono cambiate le generazioni che ne fruiscono: tra i passanti un giovane ricorda De Andrè e si leggono le poesie in lingua originale

La poesia è una delle più antiche forme di arte, esiste da millenni. L’uomo da sempre utilizza la poesia per elevare le proprie emozioni, quasi a raggiungere una dimensione sacrale. Da Omero, ad Alda Merini, da Foscolo, a Dante ed a Shakespeare, tutti hanno trovato nella poesia la più nobile specie di bellezza. Il 21 marzo si celebra la giornata mondiale della la poesia come forma di arte e di espressione immortale. La Giornata Mondiale della Poesia è stata istituita dalla XXX Sessione della Conferenza Generale Unesco nel 1999 con lo scopo di incentivare la lirica come fonte di dialogo.

Il modo in cui le persone percepiscono la poesia è cambiato proprio come sono cambiate le generazioni che ne fruiscono. I ragazzi di BGY hanno potuto constatare di propria mano questo passaggio di epoche. Scesi in campo tra le strade di Bergamo, hanno fermato i passanti per parlare di poesia. Se gli adulti, ricordano ancora a memoria le strofe de “Il sabato del villaggio” o di “San Martino”, i ragazzi non hanno questa competenza mnemonica, però possiedono un quid pluris rispetto al passato: una conoscenza degli autori stranieri. I ragazzi di oggi, con molta più dimestichezza per le lingue, conoscono autori stranieri e imparano a leggere le poesie in lingua originale. Sicuramente è il modo migliore per approcciarsi ai testi d’autore in lingua senza i filtri che inevitabilmente la traduzione comporta. C’è un però: gli studenti risultano sicuramente impreparati sui classici della letteratura rispetto alle generazioni dei genitori. Oramai agli studenti non viene più richiesto lo studio mnemonico dei classici della lirica, pratica caduta ormai in disuso. Ma siamo sicuri che questo sia un bene? Si sta parlando di una parte del tesoro culturale italiano, come Pascoli, Ungaretti, Foscolo e via dicendo. Una questione sulla quale bisognerebbe riflettere.

Imparare a recitare poesia, inoltre, non è un ripetere meccanicamente a memoria dei versi, ma è imparare a usare la voce in pubblico, a parlare correttamente davanti alle persone. Una di quelle cose che prima si impara, meglio è.

Tra i passanti, una giovane artista di strada ha ricordato il grande Fabrizio De Andrè, poeta cantautore, recitando una della sue canzoni più note, “Bocca di Rosa”. Questo ci avvicina ad un altro aspetto che contraddistingue i nostri tempi: le canzoni sono sentite dal grande pubblico come una parte del genus poesia. Ci riferiamo ovviamente ai grandi cantautori del passato e del presente: oltre a De Andrè, De Gregori, Dalla, Guccini e tanti altri. Una visione su cui molti potranno non essere d’accordo, ma nessuno potrà obiettare che è la musica il veicolo più efficacie per far circolare i versi delle poesie. Del resto gli aedi, i cantori dei poemi omerici, accompagnavano il loro canto con il suono della lira: è così che la poesia omerica si è diffusa ed arrivata fino a noi prima ancora di youtube e dei social.

Video di Francesca Lai e Milena Zucchini

Montaggio di Lucia Cappelluzzo

 

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