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La solidarietà alla resistenza curda in Siria al Bergamo Film Meeting

È una sera di festa, quella di sabato sera 17 marzo all'auditorium di piazza Libertà, con la premiazione dei vincitori del Bergamo Film Meeting. Eppure è proprio per questa ribalta internazionale che Bergamo ha deciso di esprimere solidarietà al popolo curdo ad Afrin sotto assedio turco.

È una sera di festa, quella di sabato sera 17 marzo all’auditorium di piazza Libertà, con la premiazione dei vincitori del Bergamo Film Meeting. Eppure è proprio per questa ribalta internazionale che Bergamo ha deciso di esprimere solidarietà al popolo curdo ad Afrin sotto assedio turco.

“Siamo saliti sul palco del Bergamo Film Meeting portando la nostra solidarietà alla resistenza curda in Siria, in particolare ad Afrin – si legge in una nota firmata i compagni e le compagne di Barrio -. Abbiamo scelto questo meraviglioso film festival, luogo di cultura nazionale e soprattutto internazionale per parlarvi di una questione che ci sta a cuore. A volte si da per scontata la libertà di produrre cultura e fruirne, iniziative culturali come questa ci devono ricordare che non ovunque è così.
In un paese come la Turchia tutto questo risulta impossibile, impraticabile. Scattare una foto, girare un film, scrivere un articolo di giornale… tutto ciò che non rispetta i canoni dettati da Erdogan, tutto ciò che è informazione indipendente viene dichiarata illegale. Ed è così che scattano denunce e soprattutto arresti. In Turchia ogni libertà viene negata come dimostrano le centinaia di giornalisti, docenti, scrittori, studenti, attivisti arrestati negli ultimi due anni. La tirranide e la repressione del sultano Erdogan non sono circoscritte al territorio turco: dal 20 gennaio un’offensiva militare sanguinaria dell’esercito turco si è scatenata contro la popolazione curda che vive ad Afrin”.

“Quello che sta succedendo ad Afrin è un genocidio: ogni giorno vengono sganciate bombe sui civili, sugli ospedali, sulle scuole, sulle case (dall’inizio dell’operazione si contano ad oggi più di 260 civili uccisi) – continua la nota -. Un genocidio guidato dal secondo esercito della Nato, l’esercito turco, dotato di tecnologie israeliane, elicotteri italiani e carrarmati tedeschi. Il nostro governo rimane indifferente di fronte a tanta violenza, poche settimane fa Gentiloni, infatti, stringeva la mano e incontrava cordialmente Erdogan senza dire una parola su ciò che stava succedendo. Abbiamo applaudito i combattenti curdi che respingevano l’Isis fino alla vittoria di Raqqa e oggi gli stessi sono costretti a ripiegare su Afrin per difendere la popolazione civile, consentendo all’Isis di riprendere ossigeno.

“È troppo facile condannare gli attentati terroristici senza individuare le responsabilità di chi il terrorismo lo alimenta – concludono -.
Erdogan è un assassino e l’Unione Europea deve smettere di finanziare una dittatura, il nostro governo sta armando l’esercito che sta massacrando la popolazione curda. Vi chiediamo di informarvi, di prendere posizione e di fare sentire la vostra voce in qualsiasi forma. Ogni silenzio è complicità , sosteniamo la rivoluzione del Rojava contro ogni fondamentalismo”.

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