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Moni Ovadia: il mio legame con Bergamo è profondo, so perfino il dialetto - BergamoNews
L'intervista

Moni Ovadia: il mio legame con Bergamo è profondo, so perfino il dialetto

Moni Ovadia torna a Bergamo dopo anni di "emarginazione": porta in scena al Creberg Teatro il tema del femminicidio con "Il casellante" di Camilleri

Il femminicidio e la violenza sulle donne ma anche le ricadute del fascismo e il dramma della guerra: sono numerosi i temi che caratterizzano “Il casellante”, spettacolo musicale tratto dall’omonimo libro di Andrea Camilleri in scena sabato 17 marzo alle 21 al teatro Creberg di Bergamo. Un lavoro di Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale, con un cast di attori e musicisti che narrano una vicenda metaforica che gioca sulla parola, sulla musica e sull’immagine. Tra i protagonisti sul palcoscenico ci sarà Moni Ovadia: lo abbiamo intervistato per saperne di più.

Con “Il casellante” torna a Bergamo. Com’è il suo rapporto con la nostra città?
Esibirmi a Bergamo ha un significato particolare. Provo una gioia immensa ed è una grande occasione, anche perché negli anni i miei più grandi spettacoli non sono stati rappresentati nei teatri bergamaschi. Non è accaduto solo a Bergamo: nel nostro Paese gli artisti scomodi spesso vengono emarginati… il pubblico bergamasco, però, è uno di quelli che mi ama maggiormente, mi ha sempre tributato affetto, presenza e calore. Mi dispiace essere mancato dalla “mia” Bergamo, non per mancanza di lavoro ma perché ho un legame profondo con questo territorio, che fa parte dell’immaginario della mia infanzia: quando ero piccolo, dagli 8 ai 12 anni la mia famiglia veniva in villeggiatura a Oltre il Colle, capisco perfettamente il dialetto bergamasco e se mi fermassi tre mesi comincerei a parlarlo.

Che ruolo avrà nello spettacolo?
In scena avrò sei ruoli diversi e, nei confronti dei personaggi, assumo un atteggiamento epico, non drammatico: più che interpretarli li mostro.
Il mio personaggio principale è il narratore: condurrò il pubblico attraverso la storia, sarò una sorta di “Camilleri” in scena. Poi, vestirò i panni di una vecchia mammana trafficona che riesce a risolvere un problema di impotentia generandi del maschio della coppia di protagonisti. Ancora, il barbiere, considerando che le barberie sono il luogo dove si svolgono alcuni momenti topici; l’assassino, un maniaco sessuale violento; un giudice interpretato alla piemontese; e un gerarca fascista.
“Il casellante” è ambientato nella Sicilia degli anni Quaranta e mostra anche le ricadute del fascismo nel contesto delle ultime settimane della guerra, quelle in cui si intensificano i bombardamenti angloamericani, che narrerò sul palco. E il quadro storico è importante, perchè tanti problemi dell’Italia di ieri e di oggi hanno la stessa matrice del fascismo cioè il nepotismo, familismo, corruzione, opportunismo e servilismo.

Ma “Il casellante” tratta anche il tema della condizione femminile
Lo spettacolo affronta il tema secondo me più lancinante della nostra società, cioè il femminicidio, la violenza sulle donne, che penso sia la matrice di tutte le altre violenze. La donna è la prima discriminata nella storia dell’umanità, se stiamo nel canone biblico falsificando la scrittura e interpretandola perversamente.
Nella Bibbia la creazione avviene in due racconti separati. Nella Genesi si legge: “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò”, quindi l’uomo è uno solo in due aspetti, il maschio e la femmina.
Nel secondo racconto, invece (quello che fa riferimento alla costola), la donna viene creata per ultima. Considerando che la creazione procede dall’organismo più semplice a quello più complesso, la donna è “più” e non “meno” dell’uomo. Nonostante la presa del potere maschilista l’abbia portata a essere subordinata, ha la capacità di generare, che la rende più vicina a Dio rispetto all’uomo.

Nel passato e nel presente però non sono mancate le discriminazioni…
È vero, le donne sono state la più grande minoranza perseguitata di tutti i tempi. Ma perchè sono state così odiate? Per la loro straordinaria interiorità generativa che può produrre tutto, non solo il figlio, ma anche un’intellettualità generativa. Da questo aspetto derivano tutti i razzismi, l’omofobia e l’antisemitismo, perchè la promessa ebraica non consiste nelle guerre ma nello studio, cioè nell’interiorità. Infatti, tutti gli antisemiti sono anche misogini.
La storia al centro dello spettacolo di Camilleri è forte e mostra un femminicidio e una reazione femminile che in questo caso è una metamorfosi gloriosa: la sensibilità di questo grande scrittore e narratore siciliano per il sentire femminile è davvero toccante.

Ci spieghi…
La protagonista, Minica, viene violentata da un maniaco che non solo abusa di lei ma vuole ucciderla per non lasciar tracce. Le fracassa anche la testa ma, non pago, la violenta con una barra di ferro e lei perderà il figlio che stava aspettando nel suo grembo. Insomma, la eviscera del suo frutto… e Minica vuole diventare un albero per generare frutti non potendo avere figli.
Lo spettacolo, però, mostra anche la vita: infatti, il suo amato Nino troverà miracolosamente vivo un fardellino di due mesi, glielo poterà e si capirà che lei avrà il figlio che desiderava, quindi il finale è in qualche modo lieto.
Oltre a me c’è un cast ricco di artisti..

Chi sono?
Minica è interpretata dall’attrice Valerio Contadino, mentre Mario Incudine è suo marito Nino. Accanto a loro sono in scena gli attori Sergio Seminara e Giampaolo Romania.
Le musiche dal vivo sono eseguite da Antonio Vasta e Antonio Putzu e ci sono brani originali di Mario Incudine con la collaborazione di Antonio Vasta.
I costumi sono curati da Elisa Savi e la regia è di Giuseppe Dipasquale.

Secondo lei, come si può superare la subordinazione delle donne?
La parità presuppone la scomparsa delle tristi caricature di donne che imitano i comportamenti degli uomini: è importante che esercitino ogni professione rimanendo donne e non si comportino secondo i modelli maschili.
La chiave certamente è l’educazione, in quanto si tratta di un cambiamento culturale che comincia da bambini, e in tv si smetta di usare la donna come se fosse un quarto di macelleria.

Per concludere, quali sono i suoi progetti per il prossimo futuro?
Sto lavorando a un nuovo spettacolo che debutterà a Palermo, “Liolà”, tratto da Pirandello. Inoltre, mi sto dedicando alla preparazione di un nuovo progetto che si intitola “Dio ride” e alla realizzazione di un’installazione per la mostra d’arte contemporanea europea che quest’anno si svolgerà a Palermo.

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