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Maestra insulta i poliziotti: e il suo ruolo educativo? - BergamoNews
Il commento

Maestra insulta i poliziotti: e il suo ruolo educativo?

Il commento da parte del professor Vincenzo Cubelli in seguito all'episodio che ha visto protagonista una maestra di Torino contro le forze dell'ordine in occasione di una manifestazione antifascista

Ha fatto discutere il caso della donna ripresa a Torino durante una manifestazione mentre urlava frasi come “Vigliacchi, assassini, dovete morire” ai poliziotti in servizio d’ordine (cioè mentre lavoravano).

Espongo i fatti così, nella più scarna essenzialità, avulsi da un contesto specifico: una cittadina insulta dei poliziotti che stanno svolgendo il proprio lavoro augurando loro perfino di morire. Mi sembra che tutto ciò abbia un nome preciso: si chiama oltraggio a pubblico ufficiale, ed è un reato contemplato dall’art. 341 bis del codice penale (Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone , offende l’onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni è punito con la reclusione fino a tre anni).
Ora aggiungiamo dati di contesto: la cittadina in questione svolge come professione quella di maestra di scuola primaria e la circostanza in cui ha profferito le parole citate è una manifestazione antifascista nelle strade di Torino, manifestazione sfociata in tafferugli contro la polizia che svolgeva servizio d’ordine. E così, in quanto cittadina è stata denunciata per oltraggio a pubblico ufficiale; ma in quanto dipendente dal ministero dell’istruzione (solo per curiosità aggiungo che anche ogni insegnante è un pubblico ufficiale) la maestra vede pendere sulla sua testa un procedimento disciplinare da parte dell’Ufficio Competente per i procedimenti disciplinari del Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte e rischia il licenziamento.

Ma persino la fotografia più semplice e apparentemente oggettiva nasconde degli aspetti in grado di permettere interpretazioni diverse: così da un lato si può pensare ad un articolo della nostra Costituzione, il numero 54, in cui si richiede ai cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche il dovere di adempierle con disciplina e onore: e sia poliziotti che maestre svolgono pubbliche funzioni. Credo che i poliziotti lo stessero facendo; lascio al lettore il compito di giudicare se anche la maestra stesso adempiendo lo stesso dovere con disciplina e onore.
D’altro canto è possibile obiettare che “un lavoratore non vende più se stesso ma solo le attività indicate nel contratto e nell’orario ivi previsto, restando irrilevante la sua vita extra lavorativa” (così dicono alcuni giuristi): perciò se la cittadina dovrà rispondere di oltraggio a pubblico ufficiale, la maestra non dovrebbe essere colpita nella sua professionalità.

Sono perplesso e mi rifugio nell’antico: ricordo di una epigrafe greca datata al II secolo a.C. in cui si legge il decreto di assunzione di un maestro approvato da tutta la comunità dei cittadini. In sostanza l’assemblea dei cittadini, dopo aver ascoltato il maestro, ne decideva l’assunzione riconoscendogli in tal modo non solo doti professionali adeguate, ma anche un sistema di valori coerente con quello della comunità.

Oggi certo il rispetto dei diritti e delle libertà individuali è conquista fondamentale e da difendere strenuamente, specialmente quando si rivendica la libertà di essere antifascisti; ma ciò può significare che questi diritti e queste libertà individuali possano vistosamente confliggere con quelli di una società, come avviene nel momento in cui una maestra, a cui affidiamo l’educazione dei giovani membri della nostra comunità, ne offende le istituzioni?

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