L'intervista
|Angelica: le 10 domande che ho sempre voluto fare a papà Giorgio Gori
Angelica Gori ha 16 anni e frequenta il liceo classico “Paolo Sarpi”. In veste di studentessa ha svolto uno stage nella redazione di Bergamonews e ha colto al volo il suggerimento di intervistare suo papà Giorgio Gori, sindaco di Bergamo
Angelica Gori ha 16 anni e frequenta il liceo classico “Paolo Sarpi” a Bergamo. In veste di studentessa ha svolto uno stage nella redazione di Bergamonews e ha colto al volo il suggerimento di intervistare suo papà Giorgio Gori, sindaco di Bergamo.
Oggi ho la possibilità di farvi conoscere Giorgio Gori, non solo come sindaco e politico, semplicemente come lo vedo io: in veste di padre, amico e fonte di ispirazione. Scusate se le mie parole non sono imparziali, ma l’idea era proprio quella di non parlare tanto di politica. Queste sono le 10 domande che ho sempre voluto fargli.
Le tue giornate, specialmente negli ultimi mesi, sono state lunghe e intense. Qual è l’ultima cosa a cui pensi prima di andare a dormire? Cosa ti dà la forza di non mollare mai il colpo?
Penso alle cose da fare il giorno dopo e spesso mi capita di fare il bilancio della giornata. Questi mesi sono stati intensi ma io sono sempre stato molto sereno. Al di là della fatica fisica, non ho mai avuto momenti di sconforto, in cui mi sono sentito in difetto perché le cose che stavo facendo non andavano bene. Anche il giorno in cui ho visto i risultati delle elezioni, non mi sono sentito mancante di qualcosa. C’era la possibilità di perdere, ed era forse la più probabile. Quello che però mi fa piacere è di essere riuscito a fare quello che volevo.
Settimana scorsa, in un discorso hai parlato di sconfitte. Sconfitte davanti alle quali non ti sei mai fermato, e dalle quali hai sempre imparato a rialzarti. Ma la domanda viene spontanea: se anni fa, Feltri non ti avesse licenziato, come hai ricordato tu, ora saresti ancora un giornalista?
Chi lo può dire? Forse mi avrebbe licenziato qualcun altro un po’ di tempo dopo. Dalla mia mia esperienza però, e per questo l’ho voluto sottolineare, ho capito che questi momenti possono essere il prologo e la premessa di cose molto più positive. Sicuramente le sconfitte sono più formative delle vittorie, se uno è in grado di elaborarle nel modo giusto: capire eventualmente dove ha sbagliato, farne oggetto di riflessione, per ripartire il giorno dopo più forti di prima.
Cosa speri che i tuoi figli (me compresa) prendano come esempio da te? In che cosa invece vorresti vederci diversi e magari, migliori di come sei tu?
Sicuramente siete già migliori di me, perché io alla vostra età non ero così sveglio e indipendente. Ero molto più legato alla mia famiglia, sono rimasto coi miei genitori fino a 24 anni, pur avendo cominciato a lavorare molto prima. Quindi non credo ci sia un problema di confronto. Mi piacerebbe che foste persone generose, che consideraste il vostro ruolo nel mondo e la vostra realizzazione come una cosa che deve necessariamente passare dal rapporto con altre persone, che non foste persone egoiste. E che foste combattivi.
Ti sei laureato in architettura, hai lavorato da giornalista, poi ti sei dato alla televisione, come direttore di rete. Hai scelto di costruire da zero una tua società di produzione televisiva, che hai poi lasciato nel 2011, per darti alla politica. Se decidessi di cambiare nuovamente lavoro, di cosa ti piacerebbe occuparti?
Penso che mi occuperei di cooperazione internazionale, perché mi piacerebbe viaggiare, più di quanto non abbia fatto in questi ultimi anni. Credo anche che, quella dei rapporti con altri popoli e culture, sia una dimensione che dobbiamo affrontare e mi piacerebbe essere utile su questo fronte. Non so se succederà mai, questo non posso dirtelo, ma è sicuramente la cosa che mi piacerebbe fare maggiormente.
Cosa ti fa paura?
Ho principalmente paura della noia e qualche volta ho paura di non essere all’altezza delle aspettative delle persone.
Quando parli in pubblico, davanti a mille persone, con quella sicurezza, non hai l’ansia e l’andrenalina a mille? Sei davvero così sicuro, o un po’ ti tremano le gambe?
Mi tremano molto le gambe, ma con gli anni ci si abitua anche a questo. Io mi considero tendenzialmente una persona timida, quindi per me, è uno sforzo parlare in pubblico e non nego che ogni volta sia un momento di tensione. Ricordo un sacco di occasioni in cui proprio mi si rompeva la voce. Poi negli ultimi mesi, parlando in pubblico regolarmente e più volte al giorno, ho acquisito una maggiore sicurezza.
Se potessi fare solo un altro viaggio, dove andresti? E perché?
Uno solo? È difficile! Forse andrei in Africa, dove sono stato solo qualche volta, ma che non ho mai avuto occasione di visitare bene.
Qual è stato, invece, il viaggio più bello che hai fatto? Un posto dove, se chiudi gli occhi, vorresti tornare? Perché?
Mi è piaciuto tantissimo attraversare gli Stati Uniti in macchina, quel viaggio me lo ricordo perfettamente. Poi ho fatto tanti viaggi con voi ragazzi, ma quello che mi è piaciuto di più è stato sicuramente quello in Argentina e in Cile. Anche se devo dire che negli ultimi anni viaggiate molto più voi per conto vostro, di me.
Se potessi tornare indietro nel tempo, c’è qualcosa che vorresti cambiare?
No. Credo che nel corso di vita di una persona ci stanno anche gli errori, non si può tornare indietro nel tempo e cancellare con la bacchetta magica. Sono tutti passaggi di crescita, quindi non cambierei nulla. Penso di essere una persona fortunata, l’ho detto tante volte, e questo mi mette ancora più responsabilità addosso. Mi sento più in dovere di fare, proprio perché la vita mi ha regalato molte soddisfazioni, affetti, amicizie e quindi una persona, a quel punto, deve fare di più. Non so se sia una regola generale, ma io vivo così.
E per ultima, ti chiedo una cosa che io, sinceramente, ancora non ho capito. Ma perché ti sei messo a far politica?
Innanzitutto perché è una cosa che mi piace. Mi piaceva quando avevo la tua età, e mi piace adesso. E poi perché credo faccia parte di quella necessità di restituzione che io sento come un dovere. Penso che chi abbia dei talenti, li debba far fruttare, anche se il concetto suona un po’ evangelico. E la politica può essere una forma di servizio, io così la vivo. Non so per quanto tempo ancora farò politica, ma per me è come fare servizio civile e con quello spirito la faccio. Mi è capitato di leggere un articolo in cui si dice di me che sono stato un bravo sindaco, ma non un bravo politico, perché affronto delle sfide senza preoccuparmi del rischio di perdere. Ma io invece rivendico esattamente questa cosa. Non si giocano solo le partite che si è sicuri di vincere, si giocano anche quelle dove, comunque vada, raccogli le speranze di tante persone e ti metti a disposizione.


