Il presidente di seggio che lascia e le risposte dei lettori: pro, contro e petizione
La lettera di dimissioni di un presidente di seggio ha aperto un dibattito. Pubblichiamo qui due lettere e una petizione che è partita a livello nazionale per chiedere meno ore di lavoro ai seggi.
La lettera di dimissioni di un presidente di seggio (leggi qui) ha aperto un dibattito. Pubblichiamo qui due lettere e una petizione che è partita a livello nazionale per chiedere meno ore di lavoro ai seggi.
Gentile Direttore,
da semplice scrutatore nelle ultime elezioni politiche, vorrei utilizzare il diritto di replica che spesso Bergamonews offre a tutti i suoi lettori.
In particolar modo, ci tengo ad effettuare alcune precisazioni in merito alla lettera di dimissioni scritta da una presidente di seggio e pubblicata sul Vostro sito.
Ho svolto le operazioni di scrutinio solo nei due precedenti referendum e quindi per me si trattava delle prime elezioni politiche alle quali prestavo servizio.
Come scritto dalla (ex?) Presidente di seggio nella lettera precedente, la macchina-Stato è complessa da gestire e sicuramente una tornata elettorale è un evento che porta con sé fattori imprevedibili quali l’adattamento ad una nuova legge per l’elezione delle camere, il calcolo preventivo di una potenziale affluenza, la gestione di un’eccessiva documentazione da redigere (verbali, fonogrammi, registri, plichi).
Ci tengo a sottolineare, però, di non voler rientrare nella categoria di scrutatori nulla facenti.
Ho 22 anni, studio all’università e sono spinto, da sempre, da un forte senso civico, proprio lo stesso che ha portato la Signora a svolgere la funzione di Presidente di seggio per tanti anni.
Il dietro le quinte di quest’anno, però, mi ha lasciato abbastanza perplesso, e ci terrei a sottoporlo a Lei e a tutti i lettori.
Innanzitutto, ancor prima di iniziare le operazioni di allestimento del seggio, tutti i vari funzionari nominati per questa tornata (presidenti, scrutatori e segretari) stavano già effettuando i conti dei vari giorni lavorativi che avrebbero potuto recuperare grazie a queste elezioni. E ovviamente mi riferisco esclusivamente ai funzionari-lavoratori nella vita quotidiana.
Questo perché partecipare alla gestione della macchina-Stato durante una qualsiasi votazione comporta, oltre all’ottenimento di un compenso, anche l’acquisizione del diritto di recuperare le ore passate a svolgere la funzione di scrutatore (nel mio caso) con equivalenti giorni lavorativi, il tutto segnato e firmato dal Presidente di seggio all’interno di un certificato che andrà successivamente presentato al datore di lavoro.
La mia domanda però è: perché il primo pensiero che passa nella testa di queste persone, durante la gestione di un’elezione complessa come quella appena passata, dovrebbe essere proprio questo? Perché per questi funzionari a breve termine, i giorni di riposo (perché di questo stiamo parlando) sono così essenziali? A mio parere, c’erano cose ben più importanti a cui pensare, come per esempio il grosso cambiamento della modalità di scrutinio grazie all’adozione del Rosatellum, proprio come sottolineato dalla (ex?) Presidente nella sua lettera precedente.
Ebbene, dopo aver visto che nel mio seggio erano presenti interi nuclei familiari a svolgere la funzione o di scrutatore o di presidente, mi sono dato una risposta (sì Direttore, sto insinuando).
Ci tengo a sottolineare che dopo aver dormito solo 4 ore, il sottoscritto lunedì mattina si è recato in università a presentare un progetto a cui ha lavorato per diverse settimane con altri compagni di corso. Sono anche a conoscenza di persone che, pur avendo svolto la funzione di scrutatore nella notte tra domenica e lunedì, la mattina si sono comunque recate sul loro posto di lavoro, perché chi è dipendente pubblico sa di avere determinati diritti che sicuramente verranno tutelati, ma chi è lavoratore presso un qualsiasi ente privato sa, in cuor suo, di non poter godere delle medesime tutele.
Io non metto in discussione i diritti che la Legge ha stabilito (siano lodati i diritti!) ma il buon senso assolutamente sì.
Altro caso, e poi chiudo, sperando di non averLa già annoiata Direttore.
Sono stato nominato vice presidente di seggio e, date le mie funzioni, durante la fase di scrutinio avrei optato per l’annullamento di numerosi voti, o per una loro differente registrazione nei verbali (casi di elezione delle camere).
Prima di questa tornata io la legge elettorale l’ho studiata, e sapevo benissimo che certi casi di errore si sarebbero verificati.
Il mio Presidente non era d’accordo, data la sua “esperienza trentennale” in ambito elettorale.
Ho provato a contestare le schede, indipendentemente dalla preferenza espressa dall’elettore, sia chiaro.
Sapevo di avere ragione.
Però, dato che saremmo stata l’unica sezione su tutto il mio seggio ad annullare o a gestire diversamente determinate schede, ciò non è stato possibile, mi sono trovato in minoranza e forse vittima di un’arroganza fin troppo evidente da parte del Presidente della mia sezione.
In conclusione, sono assolutamente d’accordo con la Signora nell’esprimere un grosso disappunto nei confronti dell’organizzazione di queste elezioni Politiche.
Sono però del parere che, dato il pagamento di un compenso, questa funzione dovrebbe essere maggiormente svolta da studenti, persone disoccupate oppure con contratto di lavoro a tempo determinato. Poiché è palese che molti lavoratori partecipano all’attività di gestione del seggio solo per avere un tornaconto personale sui propri giorni di riposo, a discapito dell’efficienza della macchina-Stato.
Infine, a dirla tutta, non sarei proprio contento dell’”esperienza trentennale” del mio Presidente di seggio: ma un po’ di ricambio generazionale no?
Buona domenica a tutti.
Lettera firmata



