Pezzotta: “Per il Pd, strategico stare dove gli elettori lo hanno collocato: all’opposizione”
Savino Pezzotta, già segretario nazionale della Cisl e parlamentare, bergamasco, commenta il quadro politico italiano ad una settimana dal voto.
Savino Pezzotta, già segretario nazionale della Cisl e parlamentare, bergamasco, commenta il quadro politico italiano ad una settimana dal voto.
È trascorsa una settimana dalle elezioni e questo dovrebbe consentire ragionamenti più pacati e liberi dall’emotività. L’Italia non è precipitata nel caos o in qualche cosa di simile, si è solo confermato quello che sapevamo da tempo. Gli italiani sentono il bisogno di cambiare la propria classe dirigente.
Questo è un sentimento che corre da tempo e che spiega perché il Pd è passato dal 40% delle europee al 18,72& del 4 marzo. Credo che uno degli elementi sia stata la rinuncia alla “rottamazione”, il termine usato è brutto ma coglieva una tensione presente nella società italiana. Poi ci sono le ferite non sanate inferte dal decennio della grande depressione.
Gli italiani percepiscono che le loro condizioni di vita sono mutate in peggio e non hanno creduto alle dichiarazioni che ormai eravamo alla vigilia di una, seppur debole, ripresa economica e occupazionale. Io credo che non si sia tenuto nelle giuste considerazione la questione della disoccupazione, del calo della domanda di lavoro, il crescere della precarietà occupazionale. La disoccupazione è stata intesa come un problema economico e tutti i vari interventi sul mercato del lavoro hanno teso ad essere assunti solo tenendo conto della dimensione economica del problema. La carenza di possibilità e di opportunità lavorative soprattutto delle persone anziane e dei giovani esige una attenzione che vada oltre le preoccupazioni economiche, ma colga il lato psicologico, umano e di ruolo che le persone vedono nella dimensione del lavoro, inoltre si è ignorato che la mancanza di lavoro produce un effetto epidemico che coinvolge anche chi un lavoro sicuro e stabile ce l’ha.
Gli umani, dopo tutto, non sono robot, e la perdita di un lavoro non è semplicemente la perdita di uno stipendio, ma la perdita di una routine, sicurezza e connessione con altre persone.
Credo che questa sia la causa del cambiamento che le elezioni hanno evidenziato ed è chiaro che questo lo abbia pagato maggiormente che fondava la sua identità sul lavoro.
Questo resterà il problema di fondo anche per coloro che dovranno esercitare la responsabilità di Governare.
Rifuggo, per il mio modo di vedere in maniera le situazioni che si creano, da ogni interpretazione catastrofista che in quale commento si è manifestata: non sono arrivati i Vandali alle porte di Roma, ma l’espressione di un consenso su forse politiche che già da tempo erano presenti sullo scenario politico nazionale e che nel corso di questi ultimi anni hanno messo in campo metamorfosi che non comprendiamo ancora se sincere o solamente tattiche. Ora si deve prendere atto dei risultati e il giudizio sulle capacità o meno di governare lo si verificherà molto presto.
Non mi piacciano nemmeno le facce eccessivamente sorridenti in un Paese che ha problemi molto grave da risolvere, non è che con una vittoria elettorale questi si risolavo e a nulla serve dire che si sono ereditati. Che i problemi ci fossero lo si sapeva quando ci si è canditati al Governo, ora si devono risolvere e per lo meno affrontarli con rigore ed equità.
Con un panorama politico frammentato e ulteriormente complicato da nuova legge elettorale che mescolato la rappresentanza proporzionale con i collegi uninominali, il paese trovarsi di fronte a una varietà di scenari, anche se bisogna tenere conto che il modello simil-proporzionale messo in atto prevede, per sua natura, l’esercizio tra le forze politiche dell’arte della mediazione e del compromesso. Su questo terreno verranno misurati i vincitori a cui tocca il compito di formare il Governo e trovare gli appoggi necessari.
Credo che per il Pd sia strategico stare dove gli elettori lo hanno collocato: all’opposizione. E deve necessariamente farlo per presidiare una serie di valori come l’uguaglianza contro le discriminazioni, i razzismi e le pulsioni xenofobe che irresponsabilmente sono state sollecitate; la solidarietà in alternativa alla tensione verso l’individualismo e i propri interessi particolari; una visione sociale della democrazia e della partecipazione. Penso, per la mia storia personale, che serva al paese e alla sua coesione, la presenza di un riformismo personalista, solidale ed europeista.
Stare all’opposizione non significa isolarsi in una sorta di solipsismo politico, ma essere capaci, in virtù del valore diversi che si rappresentano, di quelle mediazioni utili al bene comune e alle ragioni della povera gente, come diceva La Pira.
Non si tratta di fare richiami alla giustizia astratta, ma di coniugare la propria narrazione politica con il grido di chi chiede giustizia: il grido di chi cerca la casa, il lavoro, la risposta ai suoi bisogni urgenti, la possibilità della sua libertà. Ma è proprio questa giustizia a chiedere che l’ideale della pace vada rilanciato e si esca dall’indifferenza con la politica italiana segue le guerre siriane e i massacri di civili e di bambini che li avvengono, è giustizia battersi perché cessino le morti in mare, la vendita delle persone e operare per una nuova Europa che si apra al Mediterraneo a partire dai bisogni concreti e dalla valorizzazione di ogni civiltà, pur diversa, ma chiamata a portare il suo contributo specifico all’itinerario del futuro.


