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“Donna non si nasce, lo si diventa”: la battaglia femminista di Simone de Beauvoir

La madre di questo movimento è Simone de Beauvoir, grazie al suo impegno nelle battaglie per l'emancipazione delle donne, ma non solo, a partire dai primi anni del secolo scorso

Nato dalla presa di coscienza di una forte disparità sociale, il femminismo è, innanzitutto, la volontà di denunciare e cambiare le cose. La madre di questo movimento è Simone de Beauvoir, rimasta nella storia come una delle più grandi esponenti del femminismo, grazie al suo impegno nelle battaglie per l’emancipazione delle donne, ma non solo.

Nasce a Parigi nel 1908, in una famiglia borghese caduta ben presto in bancarotta, che la costringerà a un’infanzia di rinunce e ristrettezze economiche. Nel 1929 ottiene la laurea in filosofia alla Sorbona, dove conosce Jean-Paul Sartre, filosofo esistenzialista che diventerà il suo inseparabile compagno di vita. Dopo quindici anni di carriera come insegnante, compie diversi viaggi con il suo amante in Spagna, Italia, Grecia e Marocco per completare la sua formazione intellettuale.

Per la prima volta una donna, attraverso i suoi libri e i suoi articoli, comincia a far sentire la propria voce su temi di attualità. Tra i quali la tortura nella guerra d’Algeria, le violazioni della guerra in Vietnam, la violenta repressione degli studenti protagonisti del maggio francese e, chiaramente, sui diritti delle donne.

«La donna? È semplicissimo – dice chi ama le formule semplici – è una matrice, un’ovaia; è una femmina: ciò basta a definirla. In bocca all’uomo, la parola “femmina” suona come un insulto; eppure l’uomo non si vergogna della propria animalità, anzi è orgoglioso se si dice di lui: “È un maschio!”»

Questo è un frammento del saggio Il Secondo Sesso, di Simone de Beauvoir, pubblicato per la prima volta nel 1949 a Parigi, che da allora rimane uno dei manifesti più celebri del movimento femminista.

Quest’opera si può considerare un attento studio della donna, sotto un aspetto biologico e psicoanalitico. Per prima cosa viene analizzata dall’esterno, con l’occhio critico dell’uomo, che ne sottolinea la posizione subordinata e inferiore. In seguito viene studiata in ogni fase della sua vita, dall’infanzia allo sviluppo sessuale, dalla maturità alla vecchiaia. Ne vengono descritti dettagliatamente i comportamenti nelle vesti di sposa, madre, prostituta, lesbica, narcisista, innamorata, mistica.

Simone de Beauvoir parla di tutti i fattori che incrementano la visione maschilista della società e degli effetti che questa ha sulla scelta delle donne di abbandonare la propria carriera. È inoltre convinta che se i due sessi avessero pari diritti, entrambi sarebbero più liberi: infatti se l’uomo desse alla donna la possibilità di avere una carriera significativa, lei si focalizzerebbe meno su di lui e potrebbe essere più indipendente. L’autrice sostiene che sia necessario che la donna venga integrata nella società con gli stessi diritti e doveri dell’uomo e, quindi, con tutte le conquiste che ne derivano. L’uguaglianza del salario, la possibilità del controllo delle nascite e tutti quei riconoscimenti civili, politici e giuridici che possiedono gli uomini. Troppo spesso, dice de Beauvoir, la subordinazione della donna è stata data come un dato di fatto. «La verità è che quando un individuo viene messo in una condizione di inferiorità, esso diventa inferiore».

Sul fronte delle battaglie a favore delle donne, una fra tante merita di essere ricordata. La sua adesione a Les manifestes des 343. Il 5 aprile 1971 infatti, la rivista Le Nouvelle Observateur, pubblica un manifesto in cui 343 donne dichiarano di avere abortito, vendicando la loro possibilità di farlo legalmente, e il loro libero accesso ai metodi anticoncezionali. Tra le 343 firme, oltre a quelle di molte donne note (Marguerite Duras, Catherine Deneuve ecc.) compare anche quella di Simone de Beauvoir. Il gesto fece scandalo e fu seguito da immediate reazioni del mondo politico e dell’opinione pubblica. Fino al 1920 infatti, l’aborto era considerato reato e solo dopo la fine della seconda guerra mondiale fu abolita la pena di morte per esso, ma i tassi di aborti illegali continuavano a rimanere molto alti. L’azione promossa in Francia dalle firmatarie del manifesto presto fu imitata in altri paesi, tanto da riuscire a sollecitare il cambiamento della legge.

Attraverso la rivista J’accuse, farà ancora sentire la propria voce, battendosi per i diritti delle madri nubili, ma sarà su Les Temps Modernes che ritaglierà un apposito spazio per la rubrica «Le sexisme ordinaire» per denunciare ogni forma di sessismo presente nella stampa, nella politica e nella pubblicità.

Sempre negli anni Settanta Simone de Beauvoir presiederà la Lega dei diritti delle donne, organismo preposto a vigilare e intervenire su ogni atto discriminatorio nei confronti delle donne. La più importante iniziativa della Lega, sarà nel 1975 l’istituzione di un Tribunale Internazionale dei crimini contro le donne.

Riportato qui sotto, un altro frammento tratto dal saggio di questa grande donna, rimasta fino ai giorni nostri un modello e una fonte di ispirazione per tutte quelle che, come lei, quotidianamente lottano per i diritti di ogni donna.

«Donna non si nasce, lo si diventa. Nessun destino biologico, psichico, economico definisce l’aspetto che riveste in seno alla società la femmina dell’uomo; è l’insieme della storia e della civiltà ad elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio e il castrato che chiamiamo donna».

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