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“La mia prima volta da scrutatrice: un’esperienza intensa ed emozionante”

"Sono stata ripagata con l’emozione e l’orgoglio di essere parte in quanto votante e di rendere possibile come scrutatrice uno dei diritti indispensabili e fondamentali della democrazia"

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Elezioni terminate, esito ottenuto, ora il testimone è passato alla politica che deve occuparsi di mettere in pratica la volontà del popolo. Ma qualcuno si è chiesto come siamo arrivati ai risultati? Chi ha lavorato affinché questo strumento di democrazia funzionasse regolarmente? E, soprattutto, come l’ha fatto?

Ecco la mia risposta, ecco il mio racconto di quello che è accaduto in uno dei seggi d’Italia, precisamente il numero 1 di Pagazzano. La storia inizia per me nell’ottobre 2016 quando mi sono iscritta all’Albo degli scrutatori; prosegue fino ad un mese fa circa quando ho ricevuto la chiamata dal mio Comune con cui mi è stato comunicato che ero stata sottratta e continua con la mia presentazioni negli uffici comunali per la firma con cui accettare la nomina. Sono stata chiamata per la prima volta ed ero molto eccitata all’idea, quasi impaziente che il giorno stabilito arrivasse per scoprire cosa mi stesse aspettando.

Alle 14.30 di sabato 3 marzo, mi sono presentata nuovamente nella sede municipale dove ho incontrato gli altri componenti dei due seggi; abbiamo consegnato i nostri documenti per l’effettiva registrazione e spostato il materiale occorrente presso la scuola elementare, dove si sarebbe tenuta la votazione. Pensavo ingenuamente che il lavoro di quel pomeriggio si sarebbe limitato a questo, invece siamo stati impegnati per più di 5 ore per allestire il seggio con le urne, i banchi, compilare verbali e verificare il numero effettivo delle schede che ci erano state affidate. Giunto il 4 marzo, giorno effettivo delle elezioni con l’apertura del seggio dalle 7 alle 23, non abbiamo avuto un momento di tregua sino agli ultimi minuti: un’interminabile fila di persone si è incolonnata davanti alla porta della nostra aula per poter votare. Ero incredula perché non avrei mai immaginato che nel seggio di un paesino ci fosse un’affluenza simile con code di più di mezz’ora per poter entrare; abbiamo perciò lavorato ininterrottamente, quasi come una catena di montaggio, fino a raggiungere più dell’80% di votanti. Nei giorni precedenti, temevo mi sarei annoiata durante lunghe fasi di attesa, invece sono rimasta davvero stupita dal senso civico che ha accumunato i miei concittadini in un’Italia che è regno di sfiducia nei confronti della politica e orientata all’astensionismo. Ovviamente, in mezzo alle caotiche ore di duro e faticoso impegno, non sono mancate scene comiche e panico da “la scheda come si chiude?”.

Men che meno, si sono fatti attendere i complottisti con teorie alternative sulle matite per il voto:
“Ci vorrebbero le penne!”
“Ci sono le matite.”
“Lo so io perché ci sono quelle…”
Tra i primi votanti anche un allegro vecchietto che, quasi saltellando, ha chiesto come funzionasse la votazione, sottolineando la sua preoccupazione: “L’importante è che non vado in galera… Anche se ormai andarci è un orgoglio!”

Chiusi i seggi, dalle 23 siamo stati impegnati in un’interminabile fase di scrutinio delle schede di Senato e Camera. Abbiamo nuovamente contato scrupolosamente le schede, compilato altri verbali e consegnato le buste con il materiale ai vigili solo alle 7.40 del lunedì mattina, per poi tornare alle 14 dello stesso giorno per lo spoglio delle regionali.

Tra il migliaio -letteralmente- di firme fatte, il continuo e scrupoloso conteggio delle schede affinché i conti tornassero volta per volta, il controllo e timbro delle tessere elettorali, le tre giornate di preparazione, votazione e scrutinio, conclusesi alle 19 del 5 marzo, sono state particolarmente impegnative e stancanti, più di quanto avrei mai potuto immaginare. Nonostante ciò, sono stata ripagata con l’emozione e l’orgoglio di essere parte in quanto votante e di rendere possibile come scrutatrice uno dei diritti indispensabili e fondamentali della democrazia: è stata un’esperienza intensa, in tutti i modi e in tutti i sensi.

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