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Contro la violenza sulle donne, anche a Bergamo la mobilitazione internazionale

Dando seguito all'evento che lo scorso anno portò in piazza 4 mila persone, una grande rete di donne bergamasche ha presentato venerdì scorso la manifestazione provinciale contro la violenza sulle donne promossa per la giornata del prossimo 8 marzo.

Dando seguito all’evento che lo scorso anno portò in piazza 4 mila persone, una grande rete di donne bergamasche ha presentato venerdì scorso la manifestazione provinciale contro la violenza sulle donne promossa per la giornata del prossimo 8 marzo.

Come in oltre 30 città italiane e in più di 60 paesi nel mondo anche a Bergamo le donne aderiscono alla protesta indetta a livello internazionale e manifestano. A seguito della campagna #metoo esplosa negli ultimi mesi – l’invito nato dalle attrici a non tacere sugli abusi subiti – il movimento internazionale passa alla proposta #wetoogether: stare insieme per unire le voci in una forza solidale. Donne unite per un cambiamento collettivo e per il rifiuto della violenza maschile, una violenza che in tutte le sue forme miete vittime a migliaia in tutto il mondo, come in Italia e nel nostro territorio.

La chiamata locale come quella globale è quindi alla solidarietà, a scioperare e manifestare. Aderire allo sciopero e smettere di produrre interrompendo il proprio lavoro a casa e nella società e, nel caso bergamasco, partecipare al grande corteo che attraverserà la città.

Le donne della rete ‘Bergamo per l’8 marzo contro la violenza di genere’ sono state accolte nella Sala Rezzara dalla Consigliera di parità della Provincia Isabel Perletti che ha rinnovato l’adesione ai temi dell’iniziativa. Le intervenute hanno focalizzato l’attenzione sull’attualità e la tragicità del tema della violenza ed hanno spiegato che tale gravità sta alla base delle motivazioni che hanno aggregato la composita ed ampia assemblea promotrice. La rete, costituitasi nel febbraio dello scorso anno, è fatta di numerose donne singole e di diverse realtà del territorio che vanno dall’associazionismo ai centri antiviolenza, ai sindacati.

“Come lo scorso anno promuoviamo uno sciopero globale delle donne che riguarda sia il lavoro produttivo che riproduttivo, manifesteremo contro la violenza economica, la precarietà e le discriminazioni e per esprimere il rifiuto della violenza maschile in tutte le sue forme” spiega Silvia Dradi di Non una di meno Bergamo. “Inoltre quest’anno scendiamo in piazza anche con il nostro ‘Piano femminista contro la violenza maschile e di genere’, un documento di proposta e di azione, frutto della scrittura collettiva di migliaia di donne”. “Riempiremo le piazze non solo con un’utopia, ma con tutta la nostra concretissima realtà, che è quella di chi quotidianamente lotta contro ogni forma di violenza e subordinazione, di sessismo e di razzismo”.

violenza sulle donne

“La protesta si focalizza sulla salvaguardia dei Centri Antiviolenza” prosegue Oliana Maccarini, Presidente del Centro Antiviolenza Aiuto Donna – Uscire dalla violenza. “I centri sono ‘luoghi di libertà’ dove si combatte con e per le donne che subiscono maltrattamenti e violenza maschile, affinché ne siano riconosciuti i diritti e dove vengono dati aiuti concreti come la casa ed il lavoro, chiamando di volta in volta a intervenire le Istituzioni che hanno il dovere di provvedere.” “Il quadro normativo in Italia è idoneo, non è idonea l’applicazione della legge, che risulta carente, quanto meno non tempestiva. Dall’Europa il nostro Governo è già stato multato per questa carenza. Spesso, per superficialità e per mancanza di formazione, si confonde la violenza con la lite e il conflitto, che non fa vedere la gravità della violenza. Quando le donne gridano che hanno paura, vanno credute”.

“Anche nel mondo del lavoro le donne spesso vivono una situazione di disagio, di molestie e violenze psicologiche” spiega Corinna Preda della Fisascat CISL. “Il sindacato sta intervenendo con forza aiutando le donne a uscire dal silenzio e a denunciare creando una rete con le associazioni e i centri antiviolenza. Dal punto di vista pratico si attuano interventi concreti con le aziende affinché siglino accordi – come è avvenuto nel 2016 con Confindustria – per fermare e punire gli autori di molestie suoi luoghi di lavoro”.

“Crediamo che i valori che stanno nella manifestazione dell’8 marzo e che unificano la rete che la promuove, non possano non includere un riferimento forte all’antifascismo, che torna ad essere oggi una pregiudiziale indispensabile; bisogna tornare a spiegare che cosa sia il fascismo, una negazione violenta della libertà e della democrazia, proprio come ben sapeva Angelica Casile, la partigiana Coca recentemente scomparsa” aggiunge Eugenia Valtulina, responsabile della Biblioteca “Di Vittorio” Cgil Bergamo “E spiegare che ai movimenti fascisti non piace che le donne siano libere ed indipendenti; paiono concetti datati ma basta riflettere sugli attacchi della rete a Laura Boldrini – indipendentemente da come la si pensa politicamente – per capire quale sia il pericolo concreto che oggi viviamo”.

La manifestazione, che avrà inizio al piazzale della Malpensata alle 18, percorrerà Via Quarenghi, Via Zambonate, Via Tiraboschi, Porta Nuova e Via XX settembre dove si concluderà nei pressi del Palazzo della Regione.

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