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Davide Astori come Piermario Morosini, gli sfortunati campioni bergamaschi

La drammatica scomparsa del capitano della Fiorentina, nato 31 anni fa a San Giovanni Bianco, rievoca la tragedia del centrocampista del Livorno morto nel 2012 a soli 25 anni

Davide Astori e Piermario Morosini. Uniti nel destino. Fino alla fine. A distanza di quasi sei anni, il calcio bergamasco è di nuovo in ginocchio. La drammatica scomparsa del capitano della Fiorentina, nato 31 anni fa a San Giovanni Bianco, in Val Brembana, rievoca la tragedia del centrocampista del Livorno morto nel 2012 a soli 25 anni.

Piermario e Davide ce l’avevano fatta a realizzare quel sogno per il quale avevano sudato fin da bambini: diventare calciatori professionisti. Campioni che sembrano invincibili, ma che in realtà sono prima di tutto dei ragazzi. Fragili e non immuni da disgrazie.

Quella di Morosini è ancora negli occhi di tutti perché avvenne proprio in campo. Era il 14 aprile del 2012, un sabato pomeriggio. Al 31′ del primo tempo della partita tra Pescara e Livorno di Serie B, il centrocampista di Monterosso (quartiere di Bergamo) si accasciò al suolo in seguito a un’improvvisa crisi cardiaca. Una scena ripresa da tutte le televisioni e che in pochi minuti fece il giro del mondo. A causa dei ritardi nei soccorsi, nelle settimane scorse tre medici sono stati condannati per omicidio colposo (LEGGI QUI).

La vita già non era stata troppo fortunata per il Moro, rimasto orfano in giovane età (nel 2001, a 15 anni, perse la madre Camilla e due anni dopo, nel 2003, anche il padre Aldo). Nel 2004 si suicidò il fratello disabile, e lui rimase da solo con un’altra sorella disabile.

Circostanze diverse ma medesimo epilogo per Davide Astori, sposato con Francesca e papà della piccola Vittoria. Il difensore 31enne, che per 14 volte aveva indossato la maglia della Nazionale, con la quale aveva segnato un gol, domenica 4 marzo è stato stroncato da un arresto cardiocircolatorio nella sua stanza d’albergo a Udine.

A ritrovarlo i compagni di squadra che lo aspettavano per la colazione. Lì, la sua Fiorentina, della quale ne era diventato capitano e simbolo, avrebbe dovuto giocare contro l’Udinese. Proprio una delle formazioni in cui aveva militato Piermario Morosini. Destini incrociati, uniti dalla sfortuna.

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