BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

“Buone notizie secondo Anna”: quando i social raccontano bellissime storie

Il racconto di Guido Marangoni, papà di Anna, è iniziato con un sorriso e qualche parola emozionata, di fronte al pubblico dell’Oratorio di Pagazzano.

Il racconto di Guido Marangoni è iniziato con un sorriso e qualche parola emozionata, di fronte al pubblico dell’Oratorio di Pagazzano. Si è presentato come il papà di Marta, Francesca e della piccola Anna, protagonista della pagina Facebook “Buone notizie secondo Anna”, e marito dell’amatissima Daniela, che gira per l’Italia a raccontare la loro storia: “La nostra storia che non ha nulla di eccezionale, come ce ne sono tante altre, ma la potenza che abbiamo di raccontarla è una grande risorsa.”

Questo incontro, inserito tra le iniziative organizzate dalle associazioni di Pagazzano, Morengo e Bariano, dalle rispettive parrocchie e dall’istituto comprensivo, è stato una delle opportunità concessegli per parlare della sua famiglia e soprattutto di Anna, affetta dalla sindrome di Down. Per rassicurare, ha anticipato che il suo modo di esporre sarebbe potuto sembrare un po’ “per aria”, come se fosse innamorato della malattia della figlia, ma ha voluto subito precisare: “la sindrome di Down è una brutta notizia, non lo dico solo io, ma anche, tutti i giorni, i genitori che ricevono una notizia simile; ma chi si nasconde dietro la sindrome è sempre, sempre, sempre una bella notizia!” È infatti venuto per spiegare la diversità, per ricordare la necessità di dividere la persona dalle sue caratteristiche, ma con un linguaggio semplice, schietto e divertente che ha ricordato la simpatia buffa dei suoi sketch comici. Non si è limitato a presentare il suo libro “Anna che sorride alla pioggia”, uscito nel settembre 2017, e neppure ha riportato l’esperienza della pagina social, ma ha voluto parlare a cuore aperto della sua vita con aneddoti sulla sua infanzia, sul corteggiamento della moglie e su tutte le sue figlie.

L’incontro è stato segnato da 6 termini chiave che, accompagnate dalla lettura di una poesia diversa per ciascuna di esse, hanno introdotto i vari temi. Il primo è stato “persone” perché, nonostante sia una parola scontata, è l’ovvietà di essere tutti quanti delle persone che ci pone dinnanzi all’altrettanta evidenza che tutti abbiamo delle disabilità, esplicite oppure nascoste. Lui stesso ha ammesso di essere balbuziente e di aver iniziato a superarne il disagio solo sul palcoscenico, così la disabilità di Anna è stata, dal momento del suo annuncio durante la gravidanza, “una paura grandissima”. Grazie alla sensibilità femminile della moglie, che si è rivolta all’incredula infermiera chiedendo semplicemente: “Nostro figlio è maschio o femmina?”, ha imparato però ad occuparsi di chi sarebbe arrivato, non di cosa stava accadendo e che “la diversità è solo un amplificatore delle dinamiche”.

Il secondo termine è, quindi, stato “amore”: lo stesso libro non è sulla sindrome di Down, ma proprio sull’amore nei confronti della moglie e delle figlie che l’ha aiutato nelle “difficoltà e dolori che a volti ci sono, ma fanno parte della nostra vita.” Elemento essenziale di supporto e altro tema è stata anche la “fede”, soprattutto il rapporto con la Madonna, che ha accolto la nascita di un Figlio diverso da quello che si sarebbe aspettata e che si è trovata incredula di fronte all’Annunciazione; così Marangoni è ormai consapevole del fatto che “nessuno di noi si auto-annuncia una notizia e molte volte è qualcosa di straordinario.” Ha colto la straordinarietà nella “fragilità” e nell’essere “unico e diverso”, altre parole-guida, che, come uno scrigno prezioso, solitamente teniamo ben nascosti per proteggerci e crogiolarci nella nostra debolezza. Col tempo, però, ha imparato a mettere in mostra i propri punti deboli, partendo dalle sue stesse difficoltà, per uscire dall’arroganza che nasce dal dolore che, a sua volta, spinge ad allontanarsi dagli altri. La “morte”, una delle fragilità più grandi di cui si fatica a parlare, è un’altra caratteristica del puzzle di concetti di questo racconto. Il nome Anna, infatti, è ereditato da una cara maestra delle elementari a cui Francesca era molto legata, un’insegnante che ha sempre saputo indirizzarla verso orizzonti positivi e che, prima dell’arrivo della sorellina, ha scoperto di essere colpita da una grave malattia Due giorni dopo la nascita, la maestra purtroppo è morta, ma la convinzione di papà Guido e della sua famiglia è che la vita che ha lasciato Anna sia entrata in Anna. Dalla sincerità di questo incontro, è trasparsa la concezione semplice e genuina con cui affronta la vita Guido, innamorato della calviniana leggerezza -ultima parola- come stile di vita, fermo nella convinzione che vi sia sempre un punto di vista differente, leggero con cui affrontare le situazioni; soprattutto che “la potenza della nostra fragilità è condividerla e raccontarcela per poi riuscire a planare sulle cose dall’alto.”

“La nostra paura non sparirà, ma, se ce ne parliamo, ne resterà di meno!”

Foto tratta dalla pagina Facebook: Buone notizie secondo Anna

© Riproduzione riservata

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.