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Mediaworld, lavoratori in sciopero: “Vogliamo discutere il piano aziendale” fotogallery

Sciopero riuscito fuori dalla sede centrale del gruppo. Curno: lavoratori più forti della neve. “Vogliamo discutere il piano Mediaworld”

Bergamo–Verano Brianza, un’ora e mezza per l’andata e un’ora e mezza per il ritorno. Alcuni dipendenti della sede Mediaworld di Curno hanno già provato a misurare, in termini di tempo, cosa significhi trasferirsi da Curno a Verano Brianza. Il tempo impiegato, passando per l’autostrada A4, è stato di 90 minuti per complessive tre ore.

sciopero mediaworld

Un tempo che riguarda tutti i 500 dipendenti della quartier generale, chiamati a percorrere quotidianamente un centinaio di chilometri, tra andata e ritorno, per conservare il posto di lavoro, dopo l’annuncio a sorpresa del trasferimento della sede – da Curno in Brianza -, lo scorso 16 febbraio, in occasione dell’assemblea dei dipendenti che si è svolta all’Uci Cinemas di Curno, a ridosso della sede direzionale di Mediamarket che detiene il marchio Mediaworld. (leggi qui)

Duecento i dipendenti che hanno incrociato le braccia, venerdì 2 marzo, per uno sciopero indetto da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UIltucs Uil. Presenti alla manifestazione anche 90 dipendenti (80%) impiegati nel magazzino Mediaworld di Grassobbio. Gonfiabili con la scritta “Shopero” e “Mediashock 500” visibili dalla strada che fiancheggia la sede di Curno, un cartello “MediaWorld ha un regalo per te” con l’indicazione per Verano Brianza, uno striscione “Affarone. Lavoratori scontati al 90% tutte le domeniche in tutti i punti vendita”, una Fiat carica di valigie sul tettuccio a simboleggiare il trasferimento della sede e davanti all’ingresso di Curno la protesta rumorosa dei dipendenti Mediaworld.

I sindacati denunciano l’incapacità aziendale di rilanciarsi sul mercato a causa di un “sistema informatico vetusto; il layout degli accessori per la telefonia, unico segmento di prodotto con margini alti, vecchio e confusionario; politiche dei prezzi on-line non abbastanza competitive”. Filcams, Fisascat e UIltucs ricordano di aver sollecitato numerose volte la definizione di “un contratto integrativo più ampio, che fosse in grado di migliorare le condizioni di lavoro, in virtù dei peggioramenti dovuti alla riduzione degli organici e alla totale liberalizzazione degli orari”, ma anche “sul riconoscimento della corretta professionalità degli addetti in virtù dei cambiamenti in atto e la dovuta formazione di supporto”.

La condizione della Mediamarket è sicuramente molto critica. L’azienda, oltre al trasferimento della sede amministrativa, ha annunciato anche la chiusura entro il 31 marzo dei punti vendita di Grosseto e Milano Stazione Centrale. Ha poi deciso, in maniera unilaterale, di eliminare dal 1° maggio prossimo il bonus presenza e la maggiorazione economica del 90 per cento prevista per il lavoro domenicale. Ad aggravare la situazione ci sono anche la scadenza del contratto di solidarietà al 30 aprile in 17 punti vendita Mediaworld (Cosenza, Sassari, Molfetta, Genova, Roma, Torino, Caserta e Napoli).

Filcams, Fisascat e UIltucs stigmatizzano inoltre l’assenza del confronto “sui dati di bilancio e sugli obiettivi”, al quale Mediamarket – che per il 2017 ha dichiarato 17milioni di euro di perdita – si “è sistematicamente sottratta, negando il diritto di informazione previsto delle norme di legge e di contratto”. I sindacati riconoscono che l’azienda “deve affrontare una situazione di mercato difficile”, ma per farlo “servono investimenti e la partecipazione di tutti i lavoratori”, che hanno il diritto ad “avere informazioni preventive sul loro destino occupazionale”, ma anche “il diritto ad avere la giusta retribuzione per il lavoro che svolgono la domenica e orari di lavoro sostenibili”. “Mediamarket – concludono – deve dimostrare di avere anche un minimo di responsabilità etica e sociale, concordando con il sindacato vere misure di salvaguardia occupazionale”.

LA REPLICA DELL’AZIENDA
“Alla manifestazione presso la sede di Curno abbiamo registrato un’adesione decisamente scarsa, hanno partecipato nel complesso circa 60 persone, di cui una quindicina non dipendenti dell’azienda – si legge in una nota diramata da MediaWorld -. La scarsa partecipazione unita alla presenza di tutti coloro che oggi sono venuti normalmente in ufficio, dimostra che i nostri collaboratori hanno compreso le ragioni alla base del piano di trasformazione e sviluppo.
Anche alla luce di questa bassissima adesione alla manifestazione non comprendiamo la reazione sindacale; non abbiamo comunicato alcun licenziamento né abbiamo annunciato esuberi.
Con le parti sociali abbiamo sempre dimostrato disponibilità ad un dialogo corretto, coerente e costruttivo. Tale disponibilità non è mai venuta a mancare neanche in questa occasione, in cui abbiamo condiviso un piano di trasformazione e sviluppo necessario, alla luce dei cambiamenti di mercato che vedono un forte sviluppo dell’e-commerce e di nuovi bisogni e modalità di acquisto da parte dei clienti. Ci auguriamo di proseguire il dialogo in un’ottica costruttiva. Abbiamo la responsabilità di gettare le basi per lo sviluppo e la sostenibilità di lungo periodo dell’intera azienda”.

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