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“Ho 18 anni, vivo e studio qui da sempre, ma non posso votare”

Paola Guri, 18enne nata in Albania, studia a Bergamo all'istituto Belotti e vive in Italia da 17 anni, eppure il 4 marzo non potrà andare a votare. In questa lettera ci spiega il perché.

Paola Guri, 18enne nata in Albania, studia a Bergamo all’istituto Belotti e vive in Italia da 17 anni, eppure il 4 marzo non potrà andare a votare. In questa lettera ci spiega il perché.

Pochi giorni ci separano dalle elezioni 2018, un evento atteso sia da chi di politica se ne intende che da coloro che escludono tale aspetto dalle proprie priorità. Io ragazza neo-maggiorenne, dovrei vivere il 4 marzo come l’inizio di quella che è la vera democrazia; ebbene nonostante l’età sia giusta, sebbene io viva qui regolarmente da 17 anni e studi in questo Stato da sempre, non mi è riconosciuto nessun diritto politico. Perché? Non ho la cittadinanza! Sono nata in Albania.

In queste ultime settimane ho seguito svariate trasmissioni a cui hanno partecipato i diversi politici italiani e oggi mi ritrovo delusa, amareggiata da un’Italia che mostra il peggio di sé, preda di uomini di governo interessati al proprio tornaconto personale più che al bene del Paese. Come in ogni campagna elettorale i candidati appartenenti ai partiti più conosciuti hanno mostrato i loro programmi, argomentando ogni singolo punto contenuto in quest’ultimi; come da copione, il tema immigrazione è stato uno dei più discussi sopratutto dal centro-destra, i cui rappresentanti
hanno sottolineato l’importanza dello slogan ormai diventato un tabù: gli immigrati? AIUTIAMOLI A CASA LORO!

Al solo sentire tali parole mi sorgono molte domande: cosa significa realmente ciò? Come pensano di aiutare queste persone “a casa loro”? Ebbene, tra pensieri e ragionamenti, sono riuscita a giungere ad una conclusione: nessun politico parla di mezzi concreti al popolo se può offrire sogni probabilmente irraggiungibili; nessun uomo di governo ha cercato di dare una vera e propria svolta ai problemi dell’Italia. Sono tutti bravi a parlare, a urlare l’uno contro l’altro come a rafforzare il peso delle proprie affermazioni, ad abbindolare la gente!
Spesso cerco di immedesimarmi nelle vite degli altri, di coloro che soffrono più di me, che affrontano situazioni più dure e amare delle mie, che hanno perso la speranza nel futuro; penso e ripenso e proprio non capisco! A scuola mi viene insegnata la storia di un’Italia che negli anni ‘60 era l’emblema della cooperazione internazionale, un simbolo di pura collaborazione con gli altri
Stati. Oggi, invece, si parla di aiutare coloro che chiedono un intervento a cosa loro, una casa distrutta, con bombe sparse in ogni angolo della città; sì, aiutiamoli a scavarsi la fossa!

Mi direte che è facile parlare, che tanti bei pensieri di solidarietà corrispondono esattamente ai sogni vuoti offerti da ogni politico e qui sbagliate! Non tutti sanno che nel Bel Paese vi è una collaborazione tra le università nazionali e quelle africane, che permette agli studenti di quest’ultime di trasferirsi e studiare in Italia e di acquisire tecniche e tecnologie dei Paesi all’avanguardia, utili per offrire un feed back da applicare nelle loro terre d’origine. È così che un ragazzo del Cameroon, laureatosi in Italia grazie al programma sopra indicato, ha portato l’acqua potabile nel proprio villaggio; un esempio puro e concreto di ottima collaborazione internazionale del nostro Stato. Come questa, tante potrebbero essere le iniziative per dare una vera e propria svolta al Paese, proposte che dovrebbero essere avanzate dai nostri politici il cui ruolo principale dovrebbe essere quello di fornirci delle reali soluzioni ai problemi.

Più volte mi è anche stato chiesto come mi sento a non poter votare, ad essere esclusa da tale “privilegio”. A dire la verità, in questo caso mi sento “sollevata” essendo che attualmente non riscontro in nessuno dei candidati le caratteristiche che, a mio parere, dovrebbero essere proprie dei rappresentanti di uno Stato. È certo, però, che anch’io, come tanti altri giovani in Italia, ho una piccola speranza di una rinascita tutta all’italiana; una sorta di nuovo rinascimento per il Bel Paese che, con le sue potenzialità, in un prossimo futuro potrebbe tornare ad essere l’Italia degli anni d’oro.

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