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"Hora buca", i ragazzi della storica band del Vittorio Emanuele - BergamoNews
L'intervista

“Hora buca”, i ragazzi della storica band del Vittorio Emanuele

I ragazzi di Hora Buca, la storica band dell’Istituto Vittorio Emanuele II di Bergamo, si raccontano a noi di BGY con un live in redazione

“I ragazzi di oggi hanno poca fantasia”, “I ragazzi di oggi non si mettono in gioco”, “I ragazzi di oggi non sono disposti a faticare per avere ciò che vogliono”, “I ragazzi di oggi hanno bisogno di essere sempre spinti, in ogni cosa”. Capita spesso di sentire frasi del genere, tant’è che ormai lo si può definire un luogo comune: lo dicono i professori, lo dicono i genitori, lo dice l’anziana signora nelle corsie del supermercato, lo dicono i fratelli più grandi ai fratelli più piccoli,…

Esistono però alcuni giovani che non sono d’accordo nell’essere dipinti con questi colori: non sentendosi rappresenti da queste descrizioni, vogliono far sentire che nel coro delle “nuove generazioni” c’è anche la loro voce, la voce di chi si rimbocca le maniche e si mette in gioco per ciò in cui crede. Esistono e resistono: con le proprie forze stringono i denti e cercano di decostruire questi luoghi comuni. Ne sono un esempio i ragazzi di Hora Buca, lo storico gruppo musicale dell’Istituto Vittorio Emanuele II presente da ormai 25 anni all’interno delle mura scolastiche.

«Tutto nacque nel 1993 – spiega il professor Maurizio Bonin – quando proponemmo agli studenti di trovarci un paio di ore a settimana per suonare qualcosa insieme: era un’iniziativa nuova, insolita, e avendo avuto un buon riscontro abbiamo deciso di continuare. La nostra scelta è quella di riunire solo ragazzi del Vittorio Emanuele, indipendentemente dal fatto che siano intonati o stonati, che sappiano o meno suonare bene uno strumento musicale». Poi due parole sull’origine del nome: «Abbiamo deciso di chiamare questo gruppo “Hora Buca” per un duplice motivo: da una parte, per dare l’idea che le ore buche non dovessero rimanere tali ma fossero da riempire con qualche attività; dall’altra, perché l’ora buca, nel contesto scolastico, è lo spazio libero all’interno del quale i ragazzi possono metterci del loro».

Un gruppo in continua evoluzione, che si rinnova di anno in anno: c’è chi termina gli studi e abbandona il Vittorio Emanuele (e quindi anche la band), c’è chi nel corso dell’anno abbandona o sospende la propria presenza, e poi c’è qualcuno di nuovo che entra a far parte del progetto. Un’arma a doppio taglio: se da una parte comporta la possibilità di avere un incredibile ricambio di strumenti, dall’altra si rischia di faticare ad avere il numero minimo di partecipanti per mantenere in vita il progetto.
E poi c’è anche chi, nonostante abbia già terminato il proprio percorso di studi, decide di continuare a far parte del progetto Hora Buca: è il caso di Eduardo Mezzogori, Laminatu Jaquie Gbla e Lorenzo Grossi, i tre “vecchi” del gruppo.

«Sono uscito dal Vittorio Emanuele già da un anno e mezzo – racconta Eduardo – ma vedendo che questi ragazzi hanno voglia di fare e sanno emozionare, mi sono chiesto cosa potessi fare per loro. Facendo io parte di un’importante Academy che scopre talenti a livello bergamasco ho deciso di dar vita ad un progetto che non rimanga circoscritto al contesto scolastico ma che permetta ai ragazzi di esibirsi in altri Istituti, in teatri o in Centri Culturali: ho deciso di dar vita alla “Fondazione Hora Buca”, che funzionerà come una vera e propria fondazione culturale. Per farlo, ci serve un’adeguata strumentazione e necessitiamo anche di Master Class: vorremmo affidarci ad aziende esterne che fanno della musica, del teatro e del ballo il loro mestiere, chiedendo loro di darci delle vere e proprie lezioni affinché Hora Buca diventi ancor più professionale».

L’idea di istituire la “Fondazione Hora Buca” s’inserisce nell’ambito del progetto del Bilancio Partecipativo messo in atto dal Vittorio Emanuele, grazie al quale gli studenti possono proporre dei progetti per arricchire l’offerta formativa scolastica: il migliore di essi potrà poi essere realizzato da coloro i quali l’hanno proposto usufruendo di un budget di 15.000,00€.

La parola passa poi a un altro “vecchio”, Lorenzo: «Vorremmo creare questa fondazione anche perché notiamo che il feedback che riceviamo dai ragazzi è molto positivo. Inoltre, siamo noi in primis a ricevere molto da questo progetto: io, per esempio, ho suonato per quattro anni la chitarra ma poi ho dovuto smettere per motivi personali. Grazie a Horabuca sono tornato ad avere voglia di prenderla in mano seriamente, e ho deciso di tornare a frequentare le lezioni».

«Ciò che vorremmo fosse chiaro – racconta il batterista Emmanuel Acquah – è il non voler assolutamente fare qualcosa di esterno a Hora Buca bensì noi vogliamo portare Hora Buca all’esterno: abbiamo notato che siamo in grado di emozionare la gente e che la nostra arte piace, ma non vogliamo accontentarci dei 1400 studenti e professori del Vittorio Emanuele. Vorremmo raggiungere sempre più persone. Inoltre, grazie a Hora Buca abbiamo più voglia di andare a scuola: sapere che dopo le cinque ore di lezione vedremo il nostro gruppo e suoneremo assieme ci stimola ed è molto bello, perché è come sentirsi a casa rimanendo a scuola».

Da poco tempo a questa parte i ragazzi di Hora Buca hanno anche deciso di inserire nel loro programma due nuove performance: ballo e recitazione. Davide, l’ultimo arrivato nonché il responsabile del dipartimento di recitazione, vuole spendere due parole sulle prime impressioni che ha avuto riguardo al gruppo: «Ciò che mi ha impressionato sin da subito è il fatto che sono molto compatti ma ciò non vuol dire facciano fatica ad includere gente nuova, anzi: è difficile trovare un gruppo già costituto che riesca in poco tempo a farti sentire subito parte di esso, ma loro ne sono stati capaci. Io mi occupo del teatro e metterò a disposizione la mia esperienza: ho tanta voglia di trasmettere la mia passione a ragazzi che sono affascinati dal mondo della recitazione».

Arianna è invece la responsabile del ballo, e ha voluto dire anche lei la sua: «Siamo davvero un bel gruppo. Io mi occupo della progettazione e della realizzazione delle varie coreografie, e la parte difficile consiste nel ballare su musica live che non viene scelta da noi ma dal resto del gruppo: non è assolutamente facile, ma stiamo lavorando molto per dare il meglio di noi».

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