BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Scrivere in carcere, quando la scuola dietro le sbarre è il riscatto

"Il laboratorio di scrittura è un modo per mettersi in gioco, per mettere nero su bianco le proprie emozioni, sensazioni, paure e attese mentre si sta scontando una pena - spiega Adriana Lorenzi

Adriana Lorenzi nel 2002 apre un laboratorio di scrittura in carcere. Un laboratorio di scrittura femminile, poi si apre ai detenuti. Infine nel 2009 la scelta di dare vita ad un rivista. Nel 2014 Adriana Lorenzi chiede all’amica Paola Suardi, che lavora nel mondo della comunicazione, di darle una mano.

Adriana Lorenzi e Paola Suardi

La rivista “Lo spazio” diventa un progetto triennale sostenuto da diversi enti capitanati dalla Fondazione Credito Bergamasco.

“Il laboratorio di scrittura è un modo per mettersi in gioco, per mettere nero su bianco le proprie emozioni, sensazioni, paure e attese mentre si sta scontando una pena – spiega Adriana Lorenzi -. Molti all’inizio partecipano per trascorrere il tempo, per non annoiarsi, ma poi la passione per la lettura e la scrittura prende il sopravvento. Ed è così che i detenuti dello spazio “Scrivere in carcere” sono anche giurati del Premio Narrativa Bergamo”.

Una sfida quella della scuola in carcere che punta alla riabilitazione dei detenuti.

“Spesso quando incontri queste persone in carcere comprendi quanto sia labile il confine tra chi sta dentro e chi sta fuori dal carcere – afferma Paola Suardi -. Tutti possono sbagliare e a tutti deve essere data la possibilità di pagare la loro pena ma anche di riabilitarsi”.

Paola Suardi ha sempre profuso il suo impegno civile nel volontaria, oltre con i detenuti anche con le donne che hanno subito violenza.

“Sono azioni concrete ispirate da valori, competenze al servizio di una visione di comunità precisa: inclusiva e laboriosa – conclude Paola Suardi -. La collaborazione con SPAZIO è un esempio del mio modo di sentire e agire da “cittadinaxpassione”. È quello che ho trovato nel programma di Giorgio Gori – oltre che nei risultati di Gori sindaco a Bergamo- e mi ha spinto a candidarmi alle regionali nella lista civica GoriPresidente. La volontà di affrontare la complessità con metodo per trovare soluzioni differenziate a bisogni differenti. Questa è la chiave dell’inclusione – fatta di ascolto, studio, professionalità e decisioni – e di una buona politica che punta alla pace sociale. Valorizzare le differenze e applicare le competenze. Il resto sono banalizzazioni pericolose; invece la realtà è complessa e va colta e risolta in quanto tale. È il senso del mio fare in politica”.

© Riproduzione riservata

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.