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Questione di tattiche di gioco: l’evoluzione del calcio

"Tempo": è questo il tema scelto dai ragazzi di terza e quarta classico dei Salesiani per il loro project work di alternanza scuola-lavoro con Bergamonews e BGY, declinando l'argomento nei settori a loro più congeniali. Il calcio e la sua evoluzione sono i protagonisti del terzo lavoro che presentiamo...

“Tempo”: è questo il tema scelto dai ragazzi di terza e quarta classico dei Salesiani per il loro project work di alternanza scuola-lavoro con Bergamonews e BGY, declinandolo nei settori a loro più congeniali. Il calcio e la sua evoluzione sono i protagonisti del terzo lavoro che presentiamo…

La tattica è sempre stato un aspetto fondamentale del calcio e nei decenni si è sempre evoluta grazie alle idee innovative di allenatori provenienti da tutta Europa, che hanno portato a una totale rivoluzione del modo di intendere il calcio giocato.

Agli inizi degli anni ’70 esplose il fenomeno dell’Olanda di Crujiff e del suo calcio totale, i cui principi furono: gioco con e senza palla, pressing a tutto campo, intercambiabilità dei ruoli in campo, marcatura a zona per tutto il campo e trappola del fuorigioco sempre applicata, squadra corta per favorire gli inserimenti offensivi e i ripiegamenti difensivi. La buona riuscita del calcio totale dipende dall’adattabilità di ogni membro della squadra a ricoprire più ruoli. In seguito a questa rivoluzione nasce il modulo 4-3-3 (utilizzato dall’Olanda nel mondiale del 1974)

Sempre negli anni ’70 anche in Inghilterra si verificarono importanti novità tattiche. Gli inglesi, partendo dal classico 4-4-2, svilupparono il loro calcio in base al possesso palla fatto in maniera molto veloce per impedire che la difesa delle squadre avversarie si schierasse così da infilarle nei varchi creati dai giocatori che si muovevano senza palla. Terminò la continua ricerca dei cross dal fondo ed iniziò il possesso palla ragionato per cercare di fornire sempre al portatore di palla due o più opzioni per il passaggio. Passaggio e movimento (Pass and Move) diventarono le parole fondamentali del calcio inglese.
Negli stessi anni, i tecnici italiani, surclassati dalle novità tattiche inglesi ed olandesi, cercarono di adattare il Catenaccio, ovvero difesa estrema e contropiede, ai nuovi sistemi di gioco. Il cosiddetto Catenaccio denotava ormai, rispetto alle nuove soluzioni tattiche, una inferiorità numerica a centrocampo e poche opzioni offensive. Per ovviare al problema del centrocampo i tecnici italiani iniziarono a schierare i centrocampisti a zona, tranne il mediano centrale che aveva il compito di marcare il regista avversario. Questo nuovo aspetto tattico, chiamato “La Zona Mista”, caratterizzò il calcio italiano dagli anni ’70 ai ’90. I maggiori esponenti furono il Torino di Radice, la Juventus di Trapattoni e l’Italia Campione del Mondo ’82 di Bearzot.
Sempre in Italia si sviluppò negli anni ’80 una nuova filosofia di gioco grazie soprattutto ad Arrigo Sacchi, che riprendendo il Calcio Totale Olandese e il 4-4-2 del Pass and Move Inglese propose un calcio composto da una difesa a zona schierata alta, così da ricercare costantemente la trappola del fuorigioco. I terzini dovevano essere molto propositivi così da poter sovrapporsi alle ali offensive e a volte arrivare a crossare dal fondo. Il centrocampo era schierato in linea in fase difensiva e a rombo in quella offensiva, i due attaccanti invece dovevano uno giocare più arretrato mentre l’altro più avanti ad aprire gli spazi. Il pressing era alto, costante e doveva partire proprio dagli attaccanti; per fare ciò era necessario che le linee mantenessero le distanze e fossero compatte.

Nell’ultimo decennio l’allenatore più rivoluzionario a livello tattico in Europa è stato sicuramente Pep Guardiola che, partendo dagli aspetti del Calcio Totale Olandese e del calcio di Sacchi, ha estremizzato l’utilizzo del possesso palla, formando così un nuovo stile di gioco chiamato Tiki Taka, che prevede una lunga serie di passaggi ravvicinati svolti con estrema calma in modo da imporre il proprio possesso di palla per la maggior parte della durata della partita. In questo stile di gioco non è previsto lo schieramento di un attaccante centrale e di conseguenza nasce l’idea del cosiddetto falso nueve, ovvero di un centrocampista di ruolo che, partendo da dietro, non dà nessun riferimento agli avversari.

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