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Per chi accoglie, non c’è momento di prova che non si trasformi in seme fecondo

Don Cristiano Re, direttore dell’Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Bergamo, condivide con noi alcuni pensieri in questo tempo di Quaresima

Don Cristiano Re, direttore dell’Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Bergamo, condividere con noi alcuni pensieri in questo tempo di Quaresima.

IL VANGELO DI DOMENICA 25 FEBBRAIO 2018
Mc 9,2-10
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
Parola del Signore

Vasilij Kandinsky, “Montagna” <br clear=all>
Montagna” di Vasilij Kandinsky

A volte mi capita di pensare che mi piacerebbe fermarmi e anche solo per un giorno o per qualche ora, lasciare fuori tutto e vivere in profondità quel passaggio di bellezza che sta attraversando la mia vita;
fare come se non esistesse più nulla di ciò che è stato ieri e di quello che mi fa impensierire sul domani fermando il tempo di fronte ad un momento in cui tutto riluce nel suo splendore…

Quando ti sembra di aver toccato il cielo con un dito nel vedere svaniti all’improvviso dubbi, paure, domande e quell’amara sensazione di inquietudine che tante volte si affaccia nel nostro camminare a tentoni lungo i sentieri della vita…

È proprio necessario scendere e abbandonare quei momenti che, in un attimo di grazia, sembra si riscattino tanti passaggi che invece parevano assurdi e inutili?
E se proprio si deve, non potremmo fare in modo che le tenebre siano definitivamente diradate, le storture raddrizzate e ciò che ci sembra non buono passi una volta per tutte?

Perché bisogna riprendere la strada che chiede di attraversare il momento della fatica, della solitudine e dello smarrimento?
Che senso ha avuto impegnarsi, lasciare affetti e cose, per seguire le chiamate di Dio nella vita per poi ritrovarsi con la sensazione di avere le mani vuote?
Bello e adrenalinico un giorno in riva al lago avventurarsi dietro quell’uomo Dio che li aveva affascinati;
difficile poi per i discepoli decidere giorno per giorno stargli ancora dietro quando dovranno misurare sulla propria pelle e di più ancora nel cuore di non sapere e di non capire il come e il dove il Signore li guiderà.

È andata così per quei discepoli e così va per tutti quelli che provano a stare dietro a Dio lasciando che i suoi sogni grandi si mescolino ai nostri.
Infatti, aver intuito qualcosa della vita con le sue chiamate, i desideri e quelli di Dio nei nostri, non vuol dire affatto che si sia capito tutto… anzi.
Spesso più che capire si tratta di accogliere…

Forse anche Abramo aveva toccato il cielo con un dito quando, in modo insperato, si era ritrovato col dono del figlio Isacco.

Questo poteva bastare per dire che era valsa la pena fidarsi di Dio e della sua promessa.

Ma quando quel figlio gli venne chiesto, da che parte stava Dio?
Perché chiedergli proprio questo figlio che rappresentava il segno concreto della realizzazione della sua promessa?
A volte davvero solo dopo si capisce il perché…

Pietro e gli altri sul monte avevano sentito tutto quello che potevano arrivare a desiderare. Da metterci la firma, diremmo noi.
Ecco, credo che anche noi come loro, conosciamo la tentazione di voler rimuovere un passato segnato da fatiche e ignorare un futuro carico di incognite.

Come loro sentiamo il fascino di un qui ed ora che ci gratifichi, “e via…”

Anche noi a volte preferiamo “star bene” che “compiere il bene” ; e non siamo brutte persone quando la pensiamo così…
Ma, come loro, dobbiamo capire (questo si è da capire) che i momenti in cui ci sembra di stare veramente bene nel cammino che abbiamo intrapreso, non sono passaggi per vivere finalmente spensierati, ma piuttosto da tenere assieme alle mille sfaccettature della nostra storia;

dobbiamo capire che questi sono tesori dai quali attingere per non venir meno lungo la strada;
sono la spinta a non fare passi indietro o scappare irresponsabilmente;
sono i segni che la trasfigurazione vera, essere luminosi dal di dentro della nostra vita,
è possibile ma solo attraverso un percorso che ha i suoi tempi, le cadute, gli imprevisti e anche dei momenti di arresto.

Ci piacerebbe scavalcare la fatica dei tempi lunghi, ma noi lo sappiamo che la vita è anche questo;
lo sappiamo che la Pasqua, ogni piccola e grande Pasqua, ti entra dentro solo se hai il coraggio di passare attraverso la fatica, la paura, il buio del venerdì santo.
La Pasqua ci entra dentro solo se sempre, anche quando le domande e le fatiche si fanno grosse, abbiamo la fede e il coraggio di dire che vale la pena restare fedeli a Dio…

Fedeli anche quando ci sembra che la promessa che ci ha messo in cammino, prenda vie strane, troppo impegnative, e tarda a compiersi…

Non voglio lasciarmi sfuggire un passaggio che mi è restato nel cuore da sempre…

Nella versione di Luca della trasfigurazione si dice “Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto”, l’aspetto del volto di Gesù divenne altro…

Non un altro volto, ma un volto altro!
Salire sul monte, nel posto bello, è provare a guardare le cose da un altro punto di vista;
e non significa che le cose cambiano, ma cambia il modo di vederle e di leggerle.

Ecco il senso dell’esperienza della trasfigurazione:
Quella stessa realtà che ad una prima vista e ad una prima lettura sembrerebbe contraddittoria, proprio quella può mostrarci l’invisibile e a volte misterioso volto di Dio.

Qui sta il senso e la forza del pronome dimostrativo “questo” nelle parole pronunciate dal Padre.
Anche “questo” nostro momento concreto, con tutte le sue contraddizioni, con i suoi imprevisti e pesantezze, racconta qualcosa dell’invisibile volto di Dio;
e noi diventiamo capaci di riconoscerlo solo se non finiamo di fidarci di quello che Dio continua a proporci.

“Ascoltatelo”… Per chi accoglie, non c’è momento di prova che non si trasformi in seme fecondo;
per chi accoglie, basta avere addosso anche solo un sottile raggio di luce appena intravisto per rimettersi in cammino con forza;
se lo accogli i tuoi sogni hanno tutto il diritto di essere ospitati e perseguiti.

Quando?
Il tempo ci farà capire tante cose.