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L'esperienza

Sciare a Pyeongchang in Corea del Sud, la notte del capodanno lunare coreano

La sorpresa maggiore fu però la qualità degli sciatori. Sciavano tutti, o moltissimi di loro, molto molto bene! Ne rimasi meravigliato, mentre il mio amico mi guardava sgranare gli occhi e sorrideva divertito.

L’inverno 1989-90 me lo ricorderò per lungo tempo…

All’inizio di dicembre 1989 venni preso ostaggio a Manila, nelle Filippine, durante il colpo di stato dei militari. Solo dopo tre giorni, e in maniera piuttosto rocambolesca, riuscii a fuggire portando con me un dirigente americano della Boeing, che poi procurò un aereo della Philippine Airlines solo per noi per scappare ad Hong Kong.

Ad inizio gennaio 1990 venni messo in prigione ad Hanoi in Vietnam perché ero entrato nel paese con visto turistico, mentre secondo loro facevo business – ero lì su loro invito per una conferenza -. Solo dopo otto ore di interrogatorio del commissario politico e la strabiliante – per loro – multa di 20 dollari venni rilasciato.

Dal Vietnam verso metà gennaio mi ero spostato prima ad Hong Kong – dove avevo la residenza ufficiale – e poi in Korea del Sud (a quel tempo, con una laurea in Economia e Marketing Internazionale, ero responsabile vendita per molti paesi asiatici per un’azienda meccano-tessile bergamasca) per visitare i miei clienti.

In qualcuno dei miei viaggi precedenti a Seoul – ci andavo spesso – avevo conosciuto un ragazzo che lavorava nel reparto sportivo di un grande magazzino ma che era sia collaudatore di parapendii, e io a quel tempo volavo col parapendio ogni volta che potevo, che maestro di sci.

Quindi in quella fine di gennaio 1990, ci incontrammo una sera e mi chiese se avessi voluto andare a sciare con lui la notte del capodanno lunare coreano, la festa di Seollal, a Pyeongchang.

Visto che tutte le aziende dei miei clienti erano chiuse – e comunque visitare i clienti coreani durante le feste significa mettere il fegato a repentaglio, dato i fiumi di alcool che si bevevano a quel tempo -, accettai di buon grado.
Inoltre sono sempre stato un buon sciatore, ho gareggiato fino ai vent’anni e anche da militare ero istruttore di sci nel mio reparto, quindi non vedevo l’ora di andare sulle montagne coreane a “esibire” la superiore tecnica italiana e specificatamente quella bergamasca. Pyeongchang non è lontanissimo da Seoul ma ricordo ci vollero parecchie ore allora per arrivarci.

Il posto non è esattamente quello che noi bergamaschi ci aspettiamo se pensiamo alla montagna: una serie di colline abbastanza dolci, un comprensorio decisamente disteso e stranamente, per essere una fredda notte di Gennaio (in Corea fa veramente freddo d’inverno) tanta gente che sciava e che si divertiva nei locali del posto.

Nel 1990 non tutte le piste erano illuminate, ma le poche che lo erano avevano un tracciato divertente, erano ben battute e gli impianti me li ricordo moderni e veloci.
La sorpresa maggiore fu però la qualità degli sciatori. Sciavano tutti, o moltissimi di loro, molto molto bene!
Ne rimasi meravigliato, mentre il mio amico mi guardava sgranare gli occhi e sorrideva divertito.
Alla fine ero più io a guardar i Coreani sciare che loro a guardar me e quanto pensavo di sciar bene…
Sciammo per parecchio tempo nel buio della notte illuminata dai riflettori sulle piste e solo nel piccolo mattino decidemmo che avevamo fatto abbastanza sci ed era ora di…mangiare!

In Corea, come d’altronde ovunque in Asia, si mangia molto molto bene. Certo, bisogna amare l’aglio, altrimenti in quel paese si muore subito. Mai prendere la metropolitana nell’ora di punta o entrare in un ascensore pieno di Coreani: gli effluvi di aglio permeano qualunque cosa e siccome loro amano mangiarlo crudo potete immaginarvi la situazione…
Tornando al cibo, quello che loro prediligono, quello in cui sono maestri è il barbecue. Molti tipi di carne diversa che si sceglie cruda, tagliata a pezzettini e poi si mette piano piano su dei bracieri al centro del tavolo; ognuno si cucina a proprio piacere questa carne, che una volta cotta si mangia con delle salse e della verdura arrotolando tutto insieme in grandi foglie verdi. Buonissimo!!

Attenzione al brodo. Se è limpido sembra apparentemente innocuo, ma in realtà credo lo facciano con qualcosa vicino alla polvere da sparo e appena ingoiata una cucchiaiata si comincia a sudare e a sentir uscire il vapore dalle orecchie.

Altra attenzione. Si mangia con le gambe incrociate su tavolini bassissimi, a piedi scalzi. Un europeo come me, per quanto uso ai costumi locali, fa sempre molto fatica a tener le gambe incrociate per cui dopo un po’, di nascosto, cerca di allungarsi sotto il tavolo, con il risultato di appoggiarsi al secchio del carbone ardente della griglia e quindi bruciarsi i calzini se va bene, o il piede se non se ne accorge subito…(d’altro canto l’odore del calzino che brucia è abbastanza caratteristico e, se non il suo proprietario, i vicini se ne rendono conto subito…)
Mangiammo con tanti altri ragazzi che il mio amico maestro conosceva e fu veramente una nottata bellissima, lontano dai problemi del mondo, in un’atmosfera gioviale ed allegra.

In questi giorni quella storia lontana mi è tornata limpida alla mente proprio perché, improvvisamente, e come dev’essere per le Olimpiadi, il mondo e le sue crudeltà, almeno in parte, si sono fermate e a Pyeongchang tutti pensano a gareggiare, a divertirsi, a competere ma anche a fare nuovi amici e, stranamente, tutto questo succede proprio durante le festività del capodanno lunare coreano, come 28 anni fa…

* Oliviero G. Godi è laureato alla Columbia University di New York, ha insegnato al Politecnico di Milano e ha tenuto corsi alla Naba di Milano, alla Bezalel Academy of Art ad Architecture di Gerusalemme e all’Istituto Internazione di architettura di Lugano. Ha ricevuto due medaglie dei Presidenti della Repubblica Italiana per meriti accademici e didattici.
È collaboratore di BergamoNews su problematiche architettoniche/urbanistiche.

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