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“La canzone sul Pesenti: una delle esperienze più belle della mia vita, presto un pezzo tutto mio”

Abbiamo intervistato Mattia Saini, la voce che ha cantato la canzone ideata dalla classe dell’Istituto Cesare Pesenti per combattere i luoghi comuni

«Non siamo delinquenti, siamo gli studenti del Pesenti». È stata questa la frase con cui i giovani studenti dell’Istituto di via Ozanam, in merito al progetto di alternanza scuola-lavoro con Bergamonews, avevano deciso di rispondere ai pregiudizi che aleggiano sopra alla scuola che quotidianamente loro vivono. Una risposta chiara e decisa per combattere i luoghi comuni, specialmente quelli che colpiscono l’Istituto Pesenti, considerato qualitativamente inferiore rispetto alle altre scuole superiori.

Per mettere a fuoco e sfatare questo falso-mito che associa il Pesenti ad una scuola di “serie B”, gli studenti hanno deciso di intervistare le persone che vivono e amano l’istituto e di realizzare poi un video. Oltre a ciò, hanno anche scritto un pezzo rap cantato da Mattia Saini, uno degli studenti dell’Istituto. Proprio a Mattia abbiamo deciso di rivolgere alcune domande…

Avevate carta bianca riguardo la metodologia di progettazione del vostro project-work. Per quale motivo avete scelto di dar vita proprio ad una canzone per trasmettere il vostro messaggio?

“Il nostro obiettivo era quello di spiccare rispetto agli altri: volevamo realizzare qualcosa di diverso, qualcosa che potesse attirare tutti indipendentemente dall’età. Qualcosa che però facesse anche capire che i luoghi comuni nei confronti della nostra scuola sono falsi. Così abbiamo scelto la musica, che è il miglior strumento per arrivare a tutte le generazioni, dai dodicenni fino ai cinquantenni e anche oltre.”

Sempre riguardo la canzone: com’è nato il testo?

“È nato tutto da 4 persone: due miei compagni di classe, me e la nostra professoressa. I miei compagni hanno scritto delle ottime rime, piene di contenuti e di messaggi forti; quello in cui però non sono riusciti è stato il trovare una ritmica giusta e una base adeguata, in modo da rendere orecchiabili le parole della canzone a chiunque ascoltasse. Non è una cosa affatto facile. È qui che sono entrato in gioco io: ascolto rap da quando ho 10 e per questo ho l’orecchio allenato. Loro lo sanno e hanno chiesto il mio aiuto, e io sono stato contento di darglielo.”

Il risultato è stato un successo: una canzone che fa emergere ciò che il Pesenti non è, ossia una scuola di secondo livello. Secondo te per quale motivo l’Istituto di cui fai parte ha questa ingloriosa fama?

“È tutto riconducibile ad una sola parola: pregiudizi. È vero, del nostro Istituto fanno parte ragazze e ragazzi di etnie e nazionalità differenti, ma questo accade perché loro non si sognerebbero mai di andare in una scuola diversa dalla nostra; è una cosa che non gli passerebbe mai per la testa. Come mai? Perché, pensando di essere diversi, ascoltando e rischiando di prendere per veri i pregiudizi nei loro confronti, in mezzo a dei ragazzi “normali” si sentirebbe a disagio… Per questo motivo preferiscono scegliere un posto per loro accogliente. Come già detto nel testo della canzone, “…qui c’è gente di tutti i colori e nazioni, gente che sa vivere anche senza rincori…”: ecco perché vengono da noi.”

La tua classe ha fatto parte del progetto di alternanza scuola-lavoro realizzato con la redazione di Bergamonews. Come ti sei sentito quando ti hanno comunicato quest’esperienza? Come la reputi e cosa ti è rimasto di tutto ciò?

“Il primo giorno mi avevano detto che sarei stato nel gruppo della canzone ed ero molto imbarazzato: sapevo che il testo da solo non sarebbe servito a nulla e che ci sarebbe stato bisogno di un video, ma non sono uno che si sente molto a suo agio davanti ad una telecamera. Poi però mi sono detto: «Saio, sarai solo tu ed una telecamera. Hai sempre sognato di avere un’opportunità del genere e ora che hai la possibilità di farlo, cosa fai? Ti tiri indietro? Non ci pensare nemmeno: buttati!». E così ho fatto. Quando poi abbiamo iniziato le riprese, ci sono venute mille idee – diversi tipi di inquadrature, particolari posti della zona da riprendere – e mi sono divertito da matti. Sono rimasto talmente affascinato dal video girato e dall’esperienza fatta che ora sto addirittura scrivendo una canzone, questa volta tutta mia. È stata una delle cose più belle della mia vita, e ci tengo a ringraziare la mia professoressa per tutto ciò.”

Marco Pacati, il tuo Dirigente Scolastico, ha detto nel video-intervista che «La funzione della scuola non è solo culturale (nel senso tradizionale) ma è soprattutto sociale». Sei d’accordo con le parole del tuo preside?

“Già in una delle domande precedenti ho risposto dicendo cosa penso del Pesenti: è una scuola aperta a tutti, e soprattutto aperta a tutti coloro i quali vogliono sentirsi accolti e trattati come fratelli e non come qualcuno di “diverso” dallo standard imposto dalla società. Se i “diversi” passassero nei corridoi delle altre scuole, sarebbero molti quelli che li guarderebbero con disgusto e/o disprezzo. Al Pesenti questa cosa non accade. Ognuno è diverso ed unico nel suo genere. Io ho imparato davvero tanto da ragazzi che provenivano da altri paesi: cibi, culture, religioni, filosofie di pensiero,… Ognuno è cresciuto in un contesto diverso, ognuno è cresciuto in maniera diversa: è questo il bello, che si può affrontare una tematica o vedere un problema da più prospettive differenti. E tutto ciò non fa altro che aprire la mente al mondo che c’è al di fuori di ciò che viviamo noi in prima persona.”

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