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Cronaca semi-seria del viaggio in auto Bergamo-Dortmund (con consigli) fotogallery

Partenza allo scoccare della mezzanotte da Bergamo. Direzione: la storia. Dell’Atalanta, di Bergamo e dei bergamaschi.

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Partenza allo scoccare della mezzanotte da Bergamo. Direzione: la storia. Dell’Atalanta, di Bergamo e dei bergamaschi.

Carichi Palo e Livio, come pure la Rav 4, gentilmente offerta dal concessionario Toyota Sarco di Curno, che ci accompagna fino a Dortmund. Sistemiamo i bagagli e i portatili e passiamo a prendere l’esperto Porfi e partiamo alla volta della Germania. Un pieno di benzina, un selfie a imperitura memoria (per noi e i posteri), poi qualche minuto per impratichirsi con il cambio automatico della Toyota.

Sul navigatore impostiamo la destinazione: Dortmund. Dal cruscotto della macchina la vocina gentile: 950 chilometri. Allacciamo le cinture, strabuzziamo gli occhi e imbocchiamo la cara A4 verso Milano. Per chi intende raggiungere Dortmund in macchina consigliamo di partire di notte, come noi. Nonostante non ci sia il conforto del sole, la strada è molto molto scorrevole. Pochissimi lavori sull’autostrada, e senza conseguenze per il traffico (il pensiero corre all’infinito ritorno dalla prima trasferta di Reggio Emilia). Nessuna colonna, nessun rallentamento.

Alla frontiera sosta (forzata): i doganieri che non brillano per gentilezza (saranno tifosi del Borussia?) ci chiedono generalità e motivi del passaggio frontaliero. Gelidi loro come pure la temperatura quando scendiamo a fare la vignetta. Ricordiamo che per transitare sulle autostrade svizzere è necessario il contrassegno. Costo: 40 euro. Il colore di quest’anno è l’arancione. Due battute sull’imbarazzante pareggio della Juventus. E il buon Palo che testa la pulizia e l’efficienza dei bagni svizzeri. Impeccabili. Il caffè svizzero? Rubando la battuta a Fantozzi: “Una cag… pazzesca”.

Transitiamo nella zona di Campione di Italia, sul lago si riflettono le luci del casinò. Riflettiamo sulle difficoltà che stanno affrontando i suoi lavoratori. L’assemblea dei soci che si è riunita l’altro giorno ha deliberato un piano lacrime e sangue che prevede 156 esuberi, pari a quasi un terzo dei 500 dipendenti della casa da gioco. Si tratta di una vera e propria corsa contro il tempo per presentare i conti in regola alla Corte dei Conti e al Tribunale di Como dove il 12 marzo verrà discussa l’istanza di fallimento secondo la richiesta presentata dalla Procura di Como. Sulla sinistra le luci dei “club di intrattenimento per adulti” (per non dire altro) dai nomi cinematografici – il Club Oceano e il Moulin Rouge – che non conoscono crisi. Non fatevi trarre in tentazione voi maschietti e proseguite dritti: ricordate che siete in viaggio per la Dea.

Attraversiamo la silenziosa Svizzera e arriviamo in Germania. Sosta a un autogrill tedesco per fare il pieno alla Rav 4. Sosta anche per il Palo autista che non ascolta i nostri inviti a lasciar la guida per riposarsi un pochino. Come si può dargli torto, un buon capitano non lascia mai il timone della sua nave. In questo caso il volante. Se sentite la necessità di andare in bagno, il consiglio è stringere i denti e passare al prossimo autogrill. E il caffè tedesco? Idem come sopra: “Una c. pazzesca”.

Dimenticavo, ad ogni sosta la vocina del cruscotto ci ricorda i chilometri. Incontriamo in Germania le prime luci del giorno, il traffico si fa intenso ma rimane scorrevole. Ai bordi della strada fanno da cornice i boschi di alberi spogli che si alternano alle poche aziende e ai cartelli con le indicazioni per Frankfurt, Darmstadt e Koln. L’attenzione viene catturata quando leggiamo su un cartello viene indicato l’uscita per Heidelberg, città tedesca conosciuta per la sua una imponente fortezza che domina dall’alto il panorama cittadino. Da buoni bergamaschi noi associamo Heidelberg a italcementi. Al di là dei numeri ricordiamo il commento dell’allora consigliere delegato del gruppo Carlo Pesenti: “Non c’erano molte alternative per Italcementi. Con questa operazione abbiamo dato un futuro a tanti dipendenti e attività”. Una pagina amara per Bergamo e per i bergamaschi.

Il viaggio

Passaggio veloce – tipo pit stop – in un’area di servizio dove troviamo tedeschi intenti a tabaccare e altri in calzoni e a maniche corte intenti a sistemare i teloni dei loro camion. Poi il cartello con la scritta Dortmund che aspettavamo, dopo chilometri. Avviso: all’altezza della zona di sosta (chiusa) Ausbach lavori sulla strada restringono la carreggiata e potrebbero dar vita a colonne.

Ricordiamo, inoltre, di portare indumenti pesanti perché, a parte la neve residuale che si trova ai bordi della strada, anche con il sole fa veramente freddo. E adesso non vi resta altro che partire per Dortmund.

Chicca finale, nell’ultimo autogrill dove ci siamo fermati a mangiare il servizio bagni è a pagamento, costa 70 centesimi e oltre al resto ti danno un buono da spendere sui prodotti dell’autogrill. Ultima nota, passando la mano sopra la fotocamera posta sopra il bidet, scende l’acqua nel bagno e un sistema automatizzato sanifica la tavoletta. E bravi i crucchi.

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