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Il vincitore di Sanremo? Per me è Favino

Il Festival è terminato: è ora di tirare le somme sul cantante (o forse no) migliore che ha calcato il palco dell'Ariston

È finita dopo 5 giorni “con il botto” l’ultima serata di Sanremo.

Vincitori gli ormai, e da sempre favoriti, Fabrizio Moro e Ermal Meta che con “Non mi avete fatto niente” hanno prima fatto discutere per l’accusa di plagio a loro rivolta e nell’arco di 24 ore sono tornati in vetta alla classifica della giuria.

Forse, con il senno di poi, solo una trovata pubblicitaria? Non saprei. Ma, sicuramente, dopo lo scandalo sono stati sulla bocca di tutti facendo arrivare il video della loro esibizione al primo posto nelle tendenze di Youtube.

Ma non preoccupatevi: nessuno è rimasto senza premio, perché, si sa, che se si fa un regalo ad un bambino lo si deve fare a tutti altrimenti gli altri si offendono.

Tra premi della critica, per la migliore interpretazione, per il miglior testo, la miglior composizione musicale e il premio della sala stampa pochi sono gli artisti rimasti a bocca asciutta, ma quei pochi potranno portarsi a casa l’esperienza di un fantastico concerto di Baglioni.

Scherzi a parte l’ultima puntata la si può definire decisamente più coinvolgente con il duetto tra Baglioni e la Pausini e l’incorporamento di Fiorello in linea telefonica, ad omaggiare la mancata partecipazione della cantante alla prima serata.

Ma sopratutto un momento, uno in particolare ha dato la scossa.

Niente abiti sfarzosi, niente musica pop da hit radiofonica. Solo una sedia e una luce puntata, così Favino, l’uomo della parola, ha voluto schiaffeggiare moralmente gli italiani da casa, non bastava la canzone vincitrice e nemmeno quella di Mirkoeilcane “Stiamo tutti bene”, si doveva parlare ancora di disagio sociale. Come non farlo in questi giorni di sommosse e dopo i fatti di macerata?

Voglio ricordare così Sanremo 2018, pensando che il monologo di Favino sia stato volutamente posto alla fine elle 5 puntate per mandare un messaggio preciso.

È giusto divertirsi, staccare la spina e non pensare sempre alle problematiche della vita, ma è anche giusto ricordarsi che mentre noi stiamo al caldo delle nostre case, con il cibo tenuto al fresco nei nostri frigoriferi a guardare un programma ludico commentando gli abiti di Michelle Hunziker (che è finalmente tornata ad Armani Prive, possiamo tirare un sospiro di sollievo), come è giusto che sia, quelli che ogni giorno definiamo “stranieri”, (perché stranieri sono, ben lungi dal pensare di essere come loro e aver visto ciò che hanno visto loro) sono lì fuori e corrono ogni giorno per fuggire dal comandante che spara ad ogni cosa che non abbia lo stesso colore degli alberi e non si muova allo stesso modo, mentre vorrebbero solo sdraiarsi sull’erba senza pensare a nulla, nemmeno al loro disagio derivato dall’essere stranieri.

Ieri sera “l’uomo della parola” ci ha aiutati a capire che quel generale sempre pronto con i suoi soldati a sparare su uomini disarmati, purtroppo siamo noi.

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