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Clochard morto a Bergamo, quando a New York pensai: meno male che da noi non succede

Giovanni Cappelluzzo, già Presidente della Provincia di Bergamo, in una riflessione analizza la morte di un 31enne senzatetto in Piazza della Libertà.

Giovanni Cappelluzzo, dirigente del Comune di Bergamo e già Presidente della Provincia di Bergamo, in una riflessione analizza la morte di un 31enne senzatetto in Piazza della Libertà.

“Meno male che da noi queste cose non ci sono…” avevo commentato nel Natale del 1991 in un viaggio a New York, vedendo, per la prima volta in vita mia, la gente che, al gelo, dormiva per strada, avvolta in stracci e cartoni.

Ma è successo anche a Bergamo, con l’epilogo più tragico.

La responsabilità sta nella legittimazione che, anche in Italia, il senso comune, dall’inizio degli anni Duemila, sta attribuendo alla divisione della società in classi secondo le condizioni economiche, con la conseguente accettazione, come cosa normale, del non riconoscimento dei bisogni essenziali come diritti: il cibo, la salute, la casa … Iniziative come la raccolta alimentare nei supermercati “per chi è meno fortunato”, o quella dei medicinali nelle farmacie “per chi non ha accesso alle cure”, ossia, in entrambi i casi, l’elemosina, altro non fanno altro (al di là di un apprezzabilissimo aiuto palliativo) che rafforzare la presa d’atto della disuguaglianza come inevitabile, così ulteriormente legittimandola.

Lo Stato ha abdicato alla propria funzione primaria che, da sempre, ne aveva costituito la legittimazione dell’esistenza, ossia la tutela dei deboli, a favore delle aggressive logiche del mercato e del profitto, che creano la disuguaglianza ed il bisogno.

Ed è grazie allo smantellamento, peraltro non ancora completato, dello Stato “sociale” (che è l’unico Stato degno di questo nome), che oggi possiamo dire che “anche da noi queste cose ci sono…”