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La meccanica che cambia è motore della ripresa: 96% dei contratti è indeterminato

A Bergamo il presidente nazionale di Federmeccanica Alberto Dal Poz lancia segnali positivi, confermati dal numero uno dei meccatronici bergamaschi Roberto Zappa: il settore è trainante con un export che brilla.

Il primo segnale del cambiamento in atto sta nel nome: il gruppo “Metalmeccanici” di Confindustria si è trasformato in “Meccatronici”, termine che meglio rappresenta le nuove sfide e l’evoluzione che il settore ha intrapreso sotto ogni aspetto, dalle questioni operative a quelle dei rapporti sindacali.

Un settore che continua a essere primario, in Italia come nella provincia di Bergamo: i dati snocciolati dal presidente territoriale Roberto Zappa, che a marzo concluderà il proprio mandato, raccontano di 73.383 occupati al terzo trimestre 2017 e uno stato di salute a livello di produzione ed export che è sintomo della capacità delle imprese bergamasche di aver resistito alla crisi e aver agganciato la ripresa.

In una Lombardia che su base annua ha registrato una variazione positiva del 4,7%, Bergamo è arrivata anche a un +10,2% di produzione nell’ultimo trimestre dello scorso anno rispetto al 2016: e a fronte di importazioni per 3,5 miliardi, il settore metalmeccanico ha esportato per 8,5 miliardi pari al 58% del totale manifatturiero della provincia.

“Siamo in una fase di cambiamento culturale – ha sottolineato il presidente dei meccatronici bergamaschi Zappa – Con la base nazionale condividiamo pienamente modalità operative e indicazioni contrattuali. Alcuni imprenditori sono già pronti mentre in altri casi hanno bisogno di un maggiore supporto sul nuovo modo di fare imprese. Ci sono imprese molto avanti da questo punto di vista e altre, soprattutto quelle piccole e medie, che devono essere formate e affiancate in questo percorso: la formazione deve riguardare sia l’imprenditore che i lavoratori, affinchè il cambiamento sia pienamente assimilato. Bergamo sta facendo uno sforzo non indifferente in ogni sua componente: con i sindacati non c’è mai stato un clima di contrapposizione e il saper ragionare seduti a un tavolo alla fine porta sempre a risultati concreti. In Confindustria Bergamo abbiamo già iniziato un programma di condivisione delle best pratice, che non vanno solo spiegate ma anche dimostrate”.

Se da un lato il settore meccatronico sta attraversando un momento particolarmente positivo dopo anni di dura resistenza, anche tutto il sistema Bergamo sta dando segnali confortanti: nel 2016 il tasso di disoccupazione era al 5,3% rispetto al 7,4 regionale, l’11,7 nazionale e il 10% dell’Eurozona e guardando alla sola fascia giovanile 15-29 il 14,9% bergamasco è quasi la metà di quella nazionale (28,4%).

“Gli elementi di novità che sottendono al nuovo impianto contrattuale, welfare e formazione continua su tutti, possono valere anche per tutte le altre categorie – ha aggiunto il presidente di Confindustria Bergamo Stefano ScagliaÈ una sfida che deve coinvolgere tutti noi imprenditori su temi che non sempre sono familiari: come associazione ci siamo presi l’impegno a far conoscere e mettere in campo tutti gli strumenti necessari al compimento di questo passaggio culturale e di approccio”.

Per la prima volta a Bergamo, per un confronto con gli imprenditori locali, il presidente nazionale di Federmeccanica Alberto Dal Poz ha confermato il momento positivo a livello italiano per tutto il settore dopo 10 anni in cui si è perso per strada il 24% della capacità produttiva: “Non ci dimentichiamo che il mondo intorno a noi è cambiato profondamente in questi anni – ha evidenziato – Solo alla fine del 2017 abbiamo avuto dati positivi dal mercato interno, che deve necessariamente crescere perchè il solo export non può bastare. La metalmeccanica è il primo motore di occupazione ed export del Paese e dovrà essere al centro della prossima agenda di governo e politica industriale. Il 96% dei nostri rapporti di lavoro è a tempo indeterminato, dato che a grandi linee si ripropone anche nel territorio bergamasco. Un numero impressionante? È vero ma bisogna considerare che il percorso di inserimento è lungo e chi forma un dipendente in questo modo alla fine se lo vuole tenere stretto, inserendolo nell’asset aziendale. Parallelamente sta crollando il numero delle ore di cassa, con tanti segnali di fiducia per le imprese dagli ordini stabili che spingono a un maggiore coraggio negli investimenti”.

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