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“Mai dire… Sanremo 2018”, le nostre pagelle e la nonna acrobata oscura il gorilla di Gabbani

Fra i diversi protagonisti inaspettati, non potevamo non citare la ballerina degli “Stato Sociale”. Qualcuno l’ha accomunata al gorilla di Gabbani, ma questa volta non basterà muovere le braccia a ritmo per emularla, ma fare un vero e proprio corso accelerato di danza acrobatica.

Nell’epoca del consumismo e dell’usa e getta, vedere buona parte dell’Italia fermarsi è tecnicamente un fatto impossibile. Solo due eventi possono fermare gli abitanti del Bel Paese e farli sedere in poltrona tutti assieme: i Campionati del Mondo di calcio ed il Festival di Sanremo.

A differenza di quello che gli italiani pubblicamente dicono, sotto sotto amano la Settimana Santa della musica, vuoi per curiosità per ascoltare nuove melodie, vuoi solo per sbirciare i vestiti dei conduttori, e tutti un’occhiata al Festival la danno. Siccome il Festival è un evento che deve allietare gli ascoltatori, abbiamo deciso di prendere questa manifestazione in maniera più leggera, con una pagella che sa di musica, ma che sa anche sorridere.

Annalisa 5,5 – Aprire il Festival con « Un giorno capiremo chi siamo » non è proprio la frase più azzeccata, non tanto perché non sia concepibile dal punto di vista musicale, ma perché già altri l’hanno utilizzata (vedi Raphael Gualazzi). Il ritmo è quello tipico di Annalisa e ciò non guasta, ma la necessità di sembrare sanremese in parte la blocca. Potrebbe esser un successo, ma è per giudicare è troppo presto. AI POSTERI L’ARDUA SENTENZA

Ron 8 – Lo scorso anno è stato allontanato a sorpresa, ma a Rosalino Celamare non manca il coraggio e così coraggiosamente si presenta con un inedito di Lucio Dalla che fa tremare i polsi al pubblico presente in sala. La canzone è sussurrata piano piano, ma la voce di Lucio sembra uscire dalle labbra di un Ron emozionato. SOAVE

Kolors 3,5 – Mai, mai, mai più a Sanremo, non per la canzone, ma, oltre a snaturare il loro stile, presentano nient’altro che un brano tipico di una band giovanile qualsiasi di inizio anni 2000. Un peccato, perchè erano considerati l’astro nascente della musica italiana, ma nel corso della prestazione svolta sul palco dell’Ariston tutto ciò non è uscito. MILLENIALS (ALIAS BAND 2000)

Max Gazzè 7 – L’autore romano, sempre ecclettico nelle sue esibizioni, presenta una favola in musica, una di quelle novelle che richiamano la cultura popolare e che, nonostante occorra la concentrazione per non perdere il filo della canzone, non allontana l’orecchio dell’ascoltatore. Una canzone d’amore come serve, ma dal sapore originale. MILLE E UNA NOTTE

Ornella Vanoni – Bugaro e Pacifico 6,5 – A differenza di altri cantanti definiti “vecchio stampo”, Ornella presenta un brano dalla melodia moderna e, nonostante la voce non sia più quella di una volta, è ancora in grado di adattarsi a quello di Bungaro e Pacifico. Una trasformazione non facile da compiere per una cantante con un passato come la Vanoni, nonostante ciò la classe della signora della musica italiana non è acqua. IL RUGGITO DELLA PANTERA

Ermal Meta –Fabrizio Moro 8,5 – Entravano nella città dei fiori da cardinali e dopo il primo scrutinio ne escono da papi. I favoriti numeri uno del Festival non deludono, anzi colpiscono con un messaggio contro il terrore, descritto attraverso un ritmo cadenzato che permette alla canzone di arrivare al cervello ed al cuore molto più velocemente. È solo la prima battaglia, ma si mettono in prima fila per portarsi a casa il trofeo. FUMATA BIANCA

Mario Biondi 5 – – Il blues sanremese in chiave “biondesca” finisce per far addormentare il pubblico rimasto sveglio fino a quel momento e trasformarsi in una tranquilla ninna nanna incapace di far trasparire un testo già di per sé non al meglio, in particolare per un brano senza ritmo. NINNA NANNA

Riccardo Fogli – Roby Facchinetti 3 – Come possiamo definirli ? La coppia meno giovane del Festival ? Se così vogliamo, definiamoli in questa maniera. I due amici ritrovati sembrano rimasti a vent’otto anni fa, quando Roby Facchinetti vinceva con i Pooh con il brano “Uomini Soli” e da lì pare che non si siano accorti che siamo giunti nel 2018, senza accorgersi nemmeno che la voce non è più quella dei vecchi tempi. Resta loro quell’urlo strozzato in gola che in un passato non troppo lontano esalta folle di giovani. UOMINI SOLI 2 (FACCHINETTI – FOGLI).0

Stato Sociale 7 – Occhiali alla Venditti, una “vecchia che balla” ed una canzone orecchiabile, aggiungici un pizzico di protesta e la canzone sanremese è pronta. Gli “Stato Sociale” lo hanno capito ed hanno mandato in visibilio il pubblico della platea, forse anche grazie alla sorprendente prestazione della ballerina. VITA DA NABABBI

Noemi 5,5 – Ormai Veronica può esser definita una veterana del Festival e dopo alcuni tentativi andati a vuoto ed un podio nel 2012, riporta sul palco dell’Ariston un brano drammatico che si adatta al meglio alla sua voce. Nonostante ciò alcuni acuti stasera non vengono e questo penalizza sul voto. AMORE DISPERATO

Decibel 4 – Il rock di “Duchessa” sembra essersi perduto fra le ragnatele del castello incantato e quel che resta è un rock sbiadito, che quasi si accontenta di se stesso. La “Lettera del Duca” non è male, soltanto che gli interpreti non hanno saputo darle la possibilità di trasmettere il messaggio al meglio. DECIBEL – OPERAZIONE NOSTALGIA

Elio e le Storie Tese 6 – Un po’ fa male vederli così, rassegnati, senza la verve demenziale che li hanno fatti conoscere in tutto il mondo. Un modo buffo per raccontare la loro carriera, ma senza una musica atipica che li sostenga, e ciò fa un po’ tristezza. Abbiamo pensato che fosse il solito scherzo di Elio, ma questa volta pare che sia un vero e proprio “arrivedorci”. ARRIVEDERCI, A SETTEMBRE

Giovanni Caccamo 4,5 – Non ci si può nascondere dietro un dito: sono presenti errori nell’impostazione di voce. La canzone di per sé non è nulla di eccezionale, ma se si considerasse soltanto quell’aspetto, si potrebbe strappare anche una sufficienza, ma tutti quegli errori di intonazione non si possono perdonare. LE FAREMO SAPERE

Red Canzian 5 – Anche nel caso di Red, il rock non è trascendentale e sembra ancora una volta accontentarsi, soprattutto per un testo scontato su un’esperienza lunga, nonostante ciò qualche residuo di grinta ancora esiste. ROCK MINIMIZZATO

Luca Barbarossa 6 – In un festival che vede il ritorno dei dialetti in gara a distanza di anni, Luca presenta un testo in romano che fa ritornare indietro nel tempo, stavolta non per un’incapacità di progredire, ma al contrario con una scelta di andare oltre. Di canzoni d’amore che parlano d’amore ve ne sono molte, almeno in questa si approfondisce un modo di vedere ormai perso nei meandri del tempo. ROMA 1860

Diodato e Roy Paci 4 – Tutti si stanno ancora domandando che canzone stia ascoltando Roy Pace, visto che sulle note del pianoforte, muove la testa a ritmo di un ballo di San Vito. Evitando tutto ciò, la canzone è un miscuglio di ritmi che disorienta l’ascoltatore e che lo porta fuori strada, se non che nella parte finale quando si trova un raccordo. LABIRINTO

Nina Zilli 7 – Se l’ascoltatore dovesse guardare soltanto l’abito, prima che la canzone avesse preso il via, avrebbe cambiato canale. Per fortuna un cantante si giudica dalla prestazione canora e questa volta Nina, dopo il suo stile retrò, porta un testo significativo, condito da una prestazione all’altezza. SPOSA

Renzo Rubino 5 – Mancava dal 2014, ma in quell’occasione la prestazione era stata ben diversa. Oltre alle grosse difficoltà di ascolto nella prima parte del pezzo, fatto che potrebbe esser causato anche da un problema tecnico, nel proseguo trascende nelle grazie di Patty Pravo e si trasforma in qualcosa di mai sentito. LA DIVINA

Enzo Avitabile e Peppe Servillo 6 – Core e grinta napoletana posta sulle note trasportate da un vento caldo dell’Africa per Enzo Avitabile e Peppe Servillo. Come pocanzi detto i due cantanti ci hanno messo tutto quello che avevano, nonostante ciò non riescono ad andare oltre la sufficienza. Apprezzabile l’inserimento del pezzo in dialetto. CANICOLA SAHARIANA

Le Vibrazioni 4,5 – Ammissione di colpa da parte di Sarcina ? Forse, fatto sta che definire tutto ciò che ha fatto “sbagliato” non è poi così lontano dal vero. Francesco cerca sempre di lottare sul palco con tutto il coraggio in suo possesso, ma purtroppo la sua voce certe cose non glielo permette, come alcuni acuti non presenti fra le sue corde. TENORE STREGATO

In conclusione la fotonotizia, e fra i diversi protagonisti inaspettati, non potevamo non citare la ballerina degli “Stato Sociale”. Qualcuno l’ha accomunata al gorilla di Gabbani, ma questa volta non basterà muovere le braccia a ritmo per emularla, ma fare un vero e proprio corso accelerato di danza acrobatica.

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