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D'Andrea e Barborini, il ricordo dei poliziotti uccisi da Vallanzasca 41 anni fa - BergamoNews
A dalmine

D’Andrea e Barborini, il ricordo dei poliziotti uccisi da Vallanzasca 41 anni fa

Martedì 6 febbraio è stata celebrata, come ogni anno, di fronte al monumento a loro dedicato sul luogo della tragedia, la cerimonia per commemorare i due poliziotti

Sono passati 41 anni da quella tragica domenica del 6 febbraio 1977, quando il brigadiere di pubblica sicurezza Luigi D’Andrea, 31 anni, San Nicola La Strada (CE), e l’agente Renato Barborini, 27 anni, nativo di San Michele all’Adige (TN), furono barbaramente uccisi al casello autostradale di Dalmine dalla banda di Renato Vallanzasca.

Nella mattinata di martedì è stata celebrata, come ogni anno, di fronte al monumento a loro dedicato sul luogo della tragedia, la cerimonia in ricordo dei due poliziotti. Presenti diversi rappresentanti delle forze dell’ordine, esponenti politici e i parenti della vittime, tra cui in prima fila la moglie di D’Andrea, Gabriella Vitali.

Il prossimo 13 febbraio, al centro congressi di viale Papa Giovanni a Bergamo, si svolgerà l’undicesima edizione il premio D’Andrea, che vede ogni anno premiate persone che si sono contraddistinte per il loro lavoro al servizio della comunità. Lo scorso anno, tra gli altri, ricevettero il riconoscimento Lia Staropoli, avvocato e scrittrice calabrese, che si batte contro la mafia (LEGGI QUI) e gli agenti Liborio Desimone e Matteo Palladinetti con il loro cane Leo, che salvarono una bimba dalle macerie del terremoto di Pescara del Tronto (LEGGI QUI).

A distanza di 41 anni, il ricordo di Luigi D’Andrea e Renato Barborini è ancora vivo nella mente dei bergamaschi e non solo. I due poliziotti vennero assassinati mentre erano  in servizio di pattuglia nei pressi del casello autostradale di Dalmine.

Poco prima avevano intimato l’alt a una vettura che procedeva a forte velocità zigzagando. A bordo, tre persone, Vallanzasca e due suoi complici, Michele Giglio e Antonio Furiato. Erano in fuga dopo aver ricevuto il pagamento per il sequestro di Emanuela Trapani, figlia di un imprenditore milanese.

Quando gli agenti si avvicinarono per controllare l’autovettura, due degli occupanti, tra cui “Il bel Renè” scesero. È a questo punto che esplose, come un fulmine a ciel sereno, il conflitto a fuoco. Terminata la sparatoria a terra rimasero i corpi senza vita di D’Andrea e Barborini, diventati un simbolo della lotta alla criminalità.

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