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King Roger Federer, un campione sempre pronto a cambiare nel tempo

Ecco perché, secondo il Bore, il fuoriclasse svizzero rappresenta praticamente la perfezione assoluta del tennis

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King Roger Federer è riuscito nell’impresa di vincere il suo 20mo titolo del Grande Slam, nessuno mai come lui. Per uno come me che pratica questo sport a livello agonistico, provare a descrivere quello che riesce a fare Federer su un campo da tennis è impossibile senza dover necessariamente fare uso di aggettivi da superlativo assoluto.

Anche coloro che non masticano molto il tennis, sanno che il fuoriclasse svizzero rappresenta praticamente la perfezione assoluta di questo gioco, una perfezione che oltre che essere di carattere estetico, lo è anche nella sostanza. Il gesto atletico e la semplicità di soluzioni con cui trova il punto annichiliscono il suo avversario.

Questo non significa che anche lui non debba lavorare sodo per mantenere questo livello, ma probabilmente ciò che altri campioni riescono a fare con altrettanta incisività (Rafa Nadal su tutti) a lui vengono molto più facili. Quello che voglio dire, senza voler sembrare irriverente verso altri campioni del circuito tennistico, è che Dio ha dotato questo uomo della capacità di giocare qualsiasi colpo con una facilità ed una disinvoltura disarmante, mentre gli altri suoi rivali si sono dovuti molto più “costruire” nel tempo. Ed è forse anche questo uno dei segreti della sua longevità.

Il giocatore che continua ad affascinare generazioni di tennisti, è riuscito a risorgere da sette mesi di tormenti fisici fino a ottenere, alla soglia dei 37 anni, risultati ancor più importanti dell’epoca d’oro vissuta a cavallo tra il 2004 e il 2007, continuando a dedicarsi alla cosa che più ama fare (come dice lui stesso), ossia giocare a tennis. Definire semplicemente una carriera quella di Federer sarebbe davvero banale, la sua è certamente una storia da poter raccontare alle future generazioni. Non foss’altro per la sua capacità, dopo vent’anni, di emozionarsi ancora di fronte ad una vittoria, di mostrare senza alcun pudore le sue lacrime, dimostrando come l’essere umano a volte vince sullo sportivo, anche se si tratta della stessa persona.

Lasciamo però da parte altri aspetti della vita del campione svizzero sui quali varrebbe comunque la pena spendere qualche riga (quelli economici, di filantropia, di vita sociale), perché voglio concentrare invece la mia attenzione proprio sull’elemento della longevità della sua carriera tennistica, cosa che può meravigliare parecchi sportivi (e non) ma che, ad un’attenta analisi, ha una sua spiegazione.

Forse non molti sanno che, agli inizi della sua carriera, Roger Federer era completamente diverso dal giocatore pacato e riflessivo che è attualmente. The King lanciava le racchette e perdeva spesso la concentrazione, faceva il matto e spaccava tutto. Non c’è dubbio che, mentalmente, abbia fatto dei miglioramenti incredibili. Questo giocatore ha sempre avuto la capacità e la volontà di sapersi trasformare anche da un punto di vista mentale, passando dai problemi emotivi dei primi anni del circuito, fino a costruire una macchina vincente. E questo è lo stesso giocatore che nell’ultimo periodo ha apportato nuovi cambiamenti anche nel suo modo di approcciarsi alle cose della vita.

Egli è riuscito infatti, nei mesi passati lontano dal campo durante il 2016, a trovare fonte di ispirazione per il suo tennis proprio al di fuori dello stesso. In buona sostanza sono state le motivazioni esterne al Federer giocatore ad essere cambiate ed in particolare Roger, ha sentito il bisogno di voler lasciare un ricordo vincente ai suoi quattro figli che di fatto non l’avevano mai visto affermarsi al top nell’ultimo periodo.

Quello che però colpisce in maniera ancora più evidente è il modo in cui Federer è riuscito a motivare se stesso e tornare a questi livelli dopo uno stop di sei mesi. Tanto che la domanda nasce spontanea: come ha fatto a tornare ancora più concentrato e determinato di prima? Uno dei motivi è certamente il grande amore che ha verso questo sport, solo uno che ama in questo modo il tennis può aver deciso, alla sua età, di affrontare tutte le difficoltà della riabilitazione fisica per arrivare dove si trova ora, nuovamente.

Quando lo scorso anno si è ripresentato agli Australian Open c’era molta curiosità al riguardo, molti si aspettavano un giocatore con delle aspettative decisamente più basse rispetto al passato. Ma qualcosa era cambiato dentro di lui: in pratica era semplicemente felice di essere tornato a giocare ed era in grado di farlo con una libertà mentale che i suoi rivali non avevano visto prima.

Dunque certamente un grande amore nei confronti dello sport, il desiderio di regalare ai suoi figli dei ricordi da serbare gelosamente ed il sentirsi svuotato completamente della pressione del dover vincere a tutti costi, sono tre degli elementi che sembrano aver dato a Federer lo slancio per riportare la sua carriera ai livelli odierni, nonostante l’avanzare dell’età.

Ma i motivi del successo, oltre a questi, sono insiti anche nel suo carattere e nella volontà di cambiare mentalità ed approccio e mi spiego meglio.

La carriera di Federer è stata costellata dalla presenza di grandi allenatori e preparatori, anche se la persona che più di ogni altra è stata fondamentale nella sua formazione, quella che può essere definita ‘”la mente” della straordinaria longevità di Federer, è stata Pierre Paganini, stratega del fitness e responsabile della dieta e del programma di allenamento fisico dello svizzero. Questa persona, fin dall’inizio del suo rapporto con Roger, ha sempre lavorato sulla capacità di rendere interessante e vario il lavoro, così che lui fosse sempre entusiasta e desideroso di allenarsi.

Così succede anche oggi: Federer è sempre positivo ed allegro in ogni aspetto della preparazione, dentro e fuori dal campo. Il fatto di creare continue applicazioni pratiche in termini di allenamento, rendendo lo stesso sempre divertente, nuovo, interessante, vivace e creativo, fa si che lo stesso diventi un allenamento che si adatta perfettamente al modo in cui Roger gioca e percepisce il tennis. In buona sostanza Roger Federer, dopo tutti questi anni, si diverte ancora sia ad allenarsi che a giocare.

Non c’è dubbio che la vita del tennista professionista sia estremamente complicata in termini di routine, di ripetitività dei gesti tecnici, tanto da far si che spesso diventi difficile trovare persino la voglia di giocare a tennis. Ma, al contrario di molti, il fuoriclasse svizzero sembra molto semplicemente amare il tennis e questo gli è sufficiente a fungere da stimolo per affrontare tutto, compresi i duri allenamenti.

Tra le altre cose questo preparatore richiese espressamente autonomia sulla gestione della dieta di Roger, fornendo allo stesso una struttura ed una disciplina che lo hanno aiutato a diventare rapidamente un professionista all’avanguardia. Quando le sessioni di allenamento, con il passare degli anni, sono diventate massacranti, Federer era sostanzialmente già pronto ad affrontarle, forse ancor prima dei suoi rivali anche più giovani, essendo già abituato a questi metodi di lavoro che nel corso degli anni sono diventati ormai una prassi. Un vantaggio quindi per un atleta che, a 35 anni e dopo un infortunio, ha dovuto riprendere sostanzialmente da zero con una preparazione atletica molto ferrea.

Sin dall’inizio della sua carriera uno dei talloni d’Achille di Federer è stato il suo rovescio, poco incisivo. Circa quattro anni fa cominciò a correggere il suo difetto con un passo molto semplice quanto banale: il cambio della racchetta per usarne una con un piatto corde più grande. Grazie a questo, nonché all’aiuto del suo allenatore dell’epoca Stefan Edberg (e poi anche del suo attuale Ljubicic), il suo rovescio cominciò ad essere utilizzato non più come un colpo di interdizione (e quindi difensivo) ma come una vera e propria arma d’attacco. Cosa c’entra tutto ciò con la longevità? Beh grazie a questo nuovo modo di giocare, Federer riesce oggi ad avvicinarsi alla rete in modo molto più veloce e sicuro, giocando la volée in maniera tale da chiudere gli scambi più rapidamente, accorciando così la durata delle partite.

Questa è stata certamente un’evoluzione nel gioco di Federer dettata chiaramente anche dalla necessità di affrontare giocatori molto più giovani di lui e che, anno dopo anno, avevano portato il tennis in una dimensione ancor più atletica e di resistenza fisica. Conseguenza logica, dunque, quella per Federer di cercare di accorciare gli scambi il più possibile, avvicinarsi alla rete e possibilmente chiudere velocemente ogni singolo quindici.

Come ho detto, sono stati tanti quindi gli elementi ed i segreti che hanno contribuito alla lunghezza della carriera agonistica di Federer. Ma, per chiudere, ve ne è uno che è forse il più importante per raggiungere un successo continuativo nei livelli più alti del professionismo. Si tratta di un aspetto spesso sottovalutato ma che in realtà, è di una semplicità sconcertante, ossia mantenersi in forma.

Federer nella sua carriera ha dimostrato di essere stato magistrale nella gestione del suo fisico e degli appuntamenti tennistici ai quali partecipare. Egli infatti con il passare del tempo, ben sapendo di non potersi più permettere quello che faceva quando era giovane, è stato capace negli ultimi anni di agire in maniera intelligente, giocando meno e solo i principali tornei.

Eccezion fatta per la pausa di circa sei mesi precedentemente citata (e dei problemi alla schiena del 2013 e 2015) Federer si è sempre mantenuto sostanzialmente sano. Forse è stato anche fortunato, certamente, ma non si costruisce una carriera che dura 20 anni ed a quei livelli solo per la fortuna. A mio avviso buona parte della sua longevità è legata sia al tipo di gioco che propone che al suo naturale talento. Per lui la mera forza fisica non è necessaria per giocare il colpo ed in tal modo il suo corpo, evidentemente, ne subisce meno traumi e riesce a durare maggiormente nel tempo. In pratica gioca un tennis meno stressante di altri per il suo corpo, soprattutto in alcuni colpi come il rovescio a una mano ed il diritto che, provate a notarlo quando gioca, viene eseguito con un’impugnatura ed una modalità che non lo obbligano a spingere in maniera estrema come capita ad altri.

Per chiudere e sintetizzare in poche righe quanto scritto per esaltare la sua longevità, Federer è stato capace nella sua carriera di adattarsi sia agli avversari che ai cambiamenti, mutando nel tempo programmazione, strategie, atteggiamenti e modalità di gioco.

Indubbiamente Federer non è un tennista normale, anche se fa sembrare normale ciò che fa.

E allora da tutto quanto ho scritto, e facendo le dovute proporzioni, un messaggio finale lo possiamo ricavare anche per i molti atleti che praticano questo sport a livelli inferiori: volete render più lunga possibile la vostra carriera? Curate bene la forma fisica e amate questo sport. Non diventerete mai come Federer, ma certamente vi divertirete moltissimo.

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