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Lo sport? Fondamentale per la crescita

Relatore della serata Marcello Mossali, che ha spiegato come lo sport migliori sensibilmente le condizioni di vita di chi lo pratica

Lunedì 29 gennaio si è svolto a Grassobbio, all’interno della Sala della Comunità dell’oratorio, il secondo ed ultimo appuntamento del percorso formativo incentrato sull’aspetto relazionale allenatore-giocatore. Nella settimana dedicata a San Giovanni Bosco è stata proprio una sua frase – “L’educazione è cosa del cuore” – a rappresentare il leitmotiv dell’incontro, al quale hanno partecipato non più solo allenatori e dirigenti delle società sportive, ma anche catechisti e catechiste, mamme e papà.

Relatore della serata, ancora una volta, Marcello Mossali, educatore dell’UPEE – Ufficio Pastorale Età Educativa – e del CSI di Bergamo, che ha spiegato come lo sport migliori sensibilmente le condizioni di vita di chi lo pratica. Svolgere una determinata attività fisica porta, infatti, fra le altre cose, al mantenimento di uno stile di vita sano ed equilibrato, ad una maggior conoscenza del proprio corpo, e alla possibilità di scaricare tensioni e stress accumulati nel corso della settimana.

In un mondo in cui la maggior parte delle relazioni vengono coltivate o addirittura create attraverso i social, praticare sport è importante poiché significa vivere all’interno di un’enorme palestra in cui ci si allena costantemente ad una relazione diretta, non veicolata da nessuno strumento.
Alla base di tutto ciò deve certamente esserci una società sportiva che sappia essere un luogo accogliente dove tutti sono coinvolti con un proprio ruolo, dove è sì importante gestire la squadra mantenendo ordine ed equilibrio, ma anche stimolare la partecipazione e la formazione di legami di gruppo ha un suo peso.
D’altronde, negli sport di gruppo, i ragazzi riescono a imparare determinate regole e comportamenti che possono poi essere applicati anche nella vita di tutti i giorni: il rispetto delle regole, dei compagni e degli avversari; il saper vincere allo stesso modo del saper perdere; l’importanza del lavoro di squadra, mettendo da parte i contrasti che si hanno per perseguire un fine comune…

Inoltre, lo sport è uno dei pochi momenti dove avviene un sincero incontro fra diverse generazioni: ragazzi, allenatori, aiuto-allenatori e dirigenti, tutti accomunati dalla passione per lo stesso sport, vissuto però da ognuno in maniera differente in base al contesto temporale entro cui si è svolta la propria attività sportiva.
Verso la fine dell’incontro è stata poi stilata una lista di competenze metodologiche-didattiche da mettere in atto per poter trasformare un conflitto in un’attività educativa che possa risultare positiva per la crescita dei ragazzi. Il primo obiettivo è quello di individuare l’oggetto del problema e di definire chiaramente il conflitto; bisogna però farlo senza generalizzare, senza lasciarsi condizionare da letture fatte in situazioni precedenti che però non appartengono a quel momento.

Inoltre, c’è bisogno di scegliere i tempi e gli spazi più idonei per comunicare il disagio creatosi, mantenendo però sempre il rispetto nella comunicazione e cercando di trasformare il conflitto in empatia, entrando nella testa dell’altro alla ricerca d’interessi comuni che potrebbero essere utili nel risolvere il conflitto.
L’ultima parte della serata è stata poi dedicata a un dialogo frontale in cui i partecipanti hanno fatto emergere delle esperienze personali poi commentate da Marcello Mossali.

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