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Il comandante dei carabinieri Storoni: “Occhi puntati sulle infiltrazioni mafiose”

Dallo scorso ottobre il colonnello Paolo Storoni dirige il comando di via Delle Valli: "La Bergamasca è una bella zona, ma c'è qualcosa che va controllato e sistemato"

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E’ nativo di Trento, ma toscano d’adozione. Nella sua intensa carriera, poi, ha girato l’Italia, soprattutto quella meridionale, in zone colpite dalla mafia. Quella che a Bergamo, il colonnello Paolo Storoni, 47 anni, dallo scorso ottobre comandante provinciale dei carabinieri, non vuole che prenda piede.

Colonnello, come è iniziata la sua avventura nell’Arma?

“Era il sogno che avevo fin da bambino, anche perché papà e nonno erano marescialli, comandanti di stazione. Dopo il diploma ho frequentato l’accademia a Modena, poi la scuola per ufficiali a Roma. Terminati gli studi, è iniziata la vita professionale di reparto”

Dove è stato?

“Prima al battaglione dei carabinieri di Napoli. Poi ho ricoperto incarichi territoriali a Vivo Valentia, Roccella Ionica,Girifalco, Lamezia Terme, Crotone. In seguito sono stato nel nucleo investigativo a Palermo. Nel 1996 sono entrato nel Ros “Raggruppamento operativo speciale) passando per Napoli, la Liguria, il Veneto, Milano. E ora eccomi a Bergamo. Si tratta del mio primo incarico da comandante provinciale e sono fiero di essere qui”

Le prime impressioni sulla suo nuova terra?

“La Bergamasca è incantevole e molto accogliente. Ci sono i problemi della media provincia del Nord italia. Se da una parte è una zona viva dal punto vista culturale, imprenditoriale e industriale, dall’altra ho trovato tossicodipendenza e spaccio, soprattutto in città e nella Bassa, extracomunitari senza occupazione, microcriminalità, e truffe agli anziani. Problemi che vanno a influire sulla percezione della sicurezza o dell’insicurezza da parte dei cittadini”

Al comando di via Delle Valli che situazione ha trovato? 

“Ottimale direi, sia a livello di uomini che organizzativo. Per questo ringrazio il mio predecessore Biagio Storniolo per l’egregio lavoro svolto. Voglio proseguire nel cammino da lui interrotto perché è una persona in gamba”

Lei ha una lunga esperienza in tema di investigazioni sulle infiltrazioni mafiose. Bergamo e la terra orobica ne sono immuni?

“E’ un mondo da scoprire, a cui sto ponendo la dovuta attenzione. E’ un territorio ricco quello bergamasco, quindi di grande interesse per le organizzazioni mafiose, in primis il riciclaggio di denaro sporco. Siamo in una fase di studio, ci stiamo lavorando con interesse”.

Capitolo terrorismo. Negli ultimi mesi in Italia sembra non essere più così preoccupante: è così?

“Può essere, ma non stiamo prendendo sottogamba la situazione. Siamo consapevoli che la minaccia c’è ancora e che si manifesterà in forme diverse da quelle viste finora e in modo più subdolo. Auspico collaborazione, perché con la gente si fa sistema ed è un’ottima cosa. Al minimo sospetto invito i cittadini a contattare le forze di polizia, senza temere di dire cose inesatte. A volte quella che sembra una banalità, può portarci a grandi risultati”

Omicidio di Gianna Del Gaudio a Seriate: a che punto sono le indagini?

“Stiamo continuando con impegno e in sinergia con la magistratura. Ci sono attività delicate in corso da parte del reparto scientifico, che richiedono tempo. Glielo stiamo concedendo perché vogliamo un risultato finale che sia inattaccabile e per evitare grossolani errori che poi potrebbero emergere nelle fasi successive”

Spesso i cittadini si lamentano di leggi troppo poco rigide, quando vedono chi commette un reato libero dopo pochi giorni. Voi che arrestate i responsabili, non vedete sminuito il vostro lavoro?

“Inevitabilmente ci può essere mortificazione da parte nostra di fronte a certe situazioni, però noi dobbiamo sottostare a disposizioni di legge a cui sottostanno anche i magistrati. Quindi se vengono applicati certi benefici, dobbiamo accettarli con serenità. Sicuramente di fronte a queste situazioni, non deve venir mai meno la volontà e la convinzione di combattere le devianze criminali. A prescindere dall’esito di fronte all’autorità giudiziaria”

Quali sono gli obiettivi che si è posto per questa esperienza bergamasca? 

“Stare il più possibile in mezzo alla gente e garantire concretezza. Più fatti e meno proclami. Un buon carabiniere deve applicare la legge con buonsenso, ragionevolezza e umiltà. E dovrebbe essere bandita l’applicazione intransigente. Ci deve essere più comprensione, ma allo stesso tempo anche grande determinazione. Due concetti filosofici importanti ma non banali, perché rigore nell’applicazione non vuol dire determinazione. E’ ciò che dico ogni giorno ai miei uomini”.

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